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Uno scorcio dello stand di Pilar Corrias

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Uno scorcio dello stand di Pilar Corrias

Il segreto di Frieze

Piacevole e rilassante, la fiera di Londra non teme la concorrenza di Parigi

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Giorgio Guglielmino

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Si fa un gran parlare della concorrenza tra Frieze LondonParis+ par Art Basel separate solo di pochi giorni l’una dall’altra. Pubblico, collezionisti e galleristi sono divisi e le due fazioni amichevolmente si fronteggiano. Frieze però, e questa ventesima edizione lo ha confermato, ha una piacevolezza e un’atmosfera di rilassatezza che la rende unica. Soprattutto l’edizione di quest’anno ha levato il piede dall’acceleratore e ha reso tutti ben disposti. I prezzi si sono fermati, le vendite a effetto non ci sono state e galleristi e collezionisti hanno ripreso a parlare, scambiandosi idee e opinioni lontano dalle pressioni del mercato e dalla spasmodica necessità di ottenere vendite nel minor tempo possibile.

Alcuni spazi hanno presentato stand dedicati a un solo artista e cifre decisamente contenute rispetto a quanto si vede abitualmente a fiere di questo livello. Pilar Corrias, fresca della apertura del suo secondo prestigioso spazio a Mayfair, offriva tele di Sophie von Hellermann a partire da 10mila sterline. Timothy Taylor, suo l’allestimento più bello della fiera, aveva opere su carta di Eddie Martinez quotate tra 12mila e 40mila dollari. Tutte e due le gallerie sono state premiate da vendite consistenti.

Ovviamente vi erano anche eccezioni, in primis Gagosian che presentava una dozzina di nuovi dipinti di Damien Hirst in vendita dai 450mila a 900mila dollari. Tutti venduti nelle prime due ore, esattamente come accadde lo scorso anno con Jadé Fadojutimi. Ma è difficile credere che i lavori non fossero prevenduti prima dell’apertura (scopo della presentazione nello stand è quello di prendere commissioni per futuri dipinti simili).

Dall’Asia vi sono state due novità: una negativa e l’altra positiva. I collezionisti cinesi purtroppo sono quasi del tutto spariti, forse anche a causa di fattori legati alle crisi internazionali, ma certamente anche perché le autorità cinesi hanno recentemente imposto regole più strette (e soprattutto costose) per l’acquisto di valuta straniera da parte dei suoi cittadini. È infatti stata introdotta una tassa fissa del 15% sull’acquisto di dollari ed euro. Di positivo e interessante è invece stato l’aumento di interesse per la Corea.

Gli artisti coreani erano presenti non solo negli stand delle gallerie coreane come Kukje, ma in gallerie europee come Mazzoleni (che in parallelo alla fiera ha aperto nel proprio spazio londinese di New Bond Street una mostra di Agostino Bonalumi e di Lee Seung Jio) e Sprueth Magers nella sezione Frieze Masters.
Anche il Caffè Illy è stato contagiato dalla moda coreana ed ha presentato la sua nuova tazzina realizzata dall’artista coreano forse più conosciuti, Lee Ufan.

Una nota che fa piacere aggiungere è relativa al grande interesse dell’Ambasciatore italiano a Londra, Inigo Lambertini, per la promozione dell’arte italiana. Nei giorni della fiera ha infatti organizzato una serie di eventi per attirare l’attenzione su artisti e gallerie italiane sfociati in un affollato e molto apprezzato ricevimento presso la prestigiosa sede diplomatica di Grosvenor Square.

Parigi ruberà pubblico a Londra? Non credo. Non è tra l’altro da sottovalutare che a Frieze vanno anche i ricchi arabi che hanno scelto Londra come residenza e che non amano viaggiare. Stessa considerazione vale per le grandi famiglie indiane. Paris+ par Art Basel il prossimo anno sarà ospitata in uno spazio di molto maggior prestigio e potrà aumentare il numero di espositori ma la piacevolezza dei 15 minuti di passeggiata nel parco per spostarsi da Frieze London a Frieze Masters è davvero impagabile.

Uno scorcio dello stand di Pilar Corrias

Giorgio Guglielmino, 15 ottobre 2023 | © Riproduzione riservata

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