Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Guglielmo Gigliotti
Leggi i suoi articoliGagosian presenta dal 10 marzo fino al 7 maggio un ciclo di grandi dipinti realizzati nell’ultimo biennio da Pat Steir. Nata nel New Jerseey nel 1940, è a New York, dove vive fin dalla gioventù, che l’artista ha sviluppato, a partire dalla metà degli anni ’80, uno stile fondato sulla colatura verticale di fitti rivoli di colore, in soluzioni spesso monumentali, in cui echeggia tanto la tradizione moderna del dripping di Pollock, quanto la tradizione antica della pittura cinese buddista a schizzi di inchiostro.
Per l’artista statunitense, questo appuntamento romano è un ritorno: nel 2003 espose un nutrito numero di sue tele in stile, da lei definito «waterfall», alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, nella mostra «D’acqua e d’aria». Di Roma le rimasero impresso, tra l’altro, gli spettacoli multicolore dei tramonti, tanto da rievocarne la magia nel dipinto centrale presentato da Gagosian, «Roman rainbow», terminato nei primissimi mesi dell’anno in corso. Su fondo rosso, tre cascate di colore arancione, giallo e blu, compiono il proprio fluido omaggio ai cieli di Roma.
Su altre cromie, ma anche in rigorosi ma non meno ariosi fili bianchi su nero, si sviluppano gli altri grandi oli su tela tela «One afternoon» (2021-22), «Raindrop» (2020), «Night» (2021-22), «Winter evening» (2021-22) e «Winter daylight» (2021-22). Tra i motori ispiratori delle cascate di colore, in Pat Steir, ci sono l’interesse per la poetica della casualità espressa in musica da John Cage, ma anche l’amicizia con Agnes Martin, che fece svoltare la più giovane pittrice verso forme di astrazione definitiva.
Ma Pat Steir menziona pure lo studio della pittura cinese del yipin («a spruzzo di inchiostro»), praticata da artisti buddisti zen tra l’VIII e il IX secolo. Per questi monaci artisti, gli schizzi d’inchiostro, sottoposti a una casualità controllata, riuscivano a restituire la vera naturalezza delle cose. Per loro si trattava di suscitare il massimo dell’effetto, con il minimo dello sforzo artistico. Un equilibrio che guida la pittura di Pat Steir, nel suo essere crocevia tra Occidente e Oriente.
Un particolare di «Roman Rainbow» (2021-22) di Pat Steir. Foto Elisabeth Bernstein. Cortesia dell'artista e Gagosian
Altri articoli dell'autore
La programmazione espositiva nelle due sedi del Museo nazionale delle arti del XXI secolo propone sia affondi su grandi artisti (da Kentridge ad Ai Weiwei e Fabio Mauri) sia su grandi temi, spaziando dall’arte italiana dal secondo Novecento ad oggi all’architettura
Il decimo Fantatalk, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, con Nicolas Ballario, Jacopo Veneziani e Francesco Stocchi, prende spunto dalla sezione curata da quest’ultimo, «Senza titolo», per confrontarsi su significati e dinamiche dell’arte contemporanea, e per fare un primo bilancio della mostra concepita da Luca Beatrice
Il curatore romano, oggi impegnato in Arabia Saudita, racconta le sue esperienze in giro per il mondo: «Stanno entrando nuovi attori e stanno scomparendo vecchie logiche»
Dopo l’Accademia di San Luca, la mostra si trasferirà a Villa Aurea, ad Agrigento, città natale del padre Luigi Pirandello



