«Le sette opere di Misericordia» (1606-07), di Michelangelo Merisi detto Caravaggio. Napoli, chiesa del Pio Monte della Misericordia. Foto © Luciano Romano

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«Le sette opere di Misericordia» (1606-07), di Michelangelo Merisi detto Caravaggio. Napoli, chiesa del Pio Monte della Misericordia. Foto © Luciano Romano

Il Pio Monte della Misericordia senza gerarchie

Nel nuovo catalogo scientifico in due volumi le decorazioni della chiesa napoletana e della sua sagrestia sono inquadrate nel loro contesto storico

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Redazione GDA

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La pubblicazione del catalogo scientifico dedicato alla vicenda storica e collezionistica del Pio Monte della Misericordia colma una delle lacune meno giustificabili della storiografia meridionale. Dopo il coraggioso e ancora fertile affondo monografico di Raffaello Causa nel 1970, era avvertita da tempo la necessità di uno strumento aggiornato che allargasse lo sguardo all’intero patrimonio culturale dell’istituzione napoletana: non soltanto sculture e dipinti antichi, quindi, ma anche argenti, paramenti, arredi, arti applicate e oggetti d’arte contemporanea.

La struttura del lavoro rispecchia a pieno l’esigenza di comprendere tutta intera la storia del monumento. Nel primo tomo, saggi angolati e ricche schede di catalogo analizzano la decorazione della chiesa e della sagrestia senza pregiudiziali distinzioni gerarchiche. Persino l’inevitabile protagonismo delle «Sette opere della misericordia» di Caravaggio sembra non turbare più di tanto l’equilibrio generale, e l’attenzione profonda tributata agli altri dipinti della chiesa sta a ribadire che pure «il più importante quadro religioso del Seicento» (Argan) può essere compreso solo in rapporto al suo contesto d’origine.
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Infatti, il programma iconografico sugli atti caritatevoli sviluppato nelle tele degli altari minori rappresenta lo svolgimento didascalico dell’intricatissima invenzione del Merisi, intessuta anch’essa di archetipi riconoscibili sui quali si è provato di recente a fare nuova luce. Il secondo tomo propone l’inquadramento storico e la schedatura delle raccolte del Pio Monte, in cui spicca il consistente nucleo di dipinti di Francesco De Mura, che l’ente ereditò dopo la morte del pittore nel 1782.

Paola D’Alconzo, Luigi Pietro Rocco di Torrepadula e Loredana Gazzara hanno svolto un lavoro davvero prezioso nel rendere tanto coerente il contributo di autori di esperienze e generazioni differenti. Il frutto di tale sforzo è evidente non soltanto nella validità dei contenuti, ma anche nella felice confezione editoriale del volume, in cui il dialogo tra i saggi, le schede e le folte appendici documentarie è testimoniato dagli accurati rimandi interni che renderanno il lettore ancora più grato.

Pio Monte della Misericordia. Il patrimonio storico e artistico,
a cura di Paola D’Alconzo e Luigi Pietro Rocco di Torrepadula, con la collaborazione di Loredana Gazzara, Napoli, arte’m, 2020, due tomi, pp. 811, euro 120.
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«La rinascita della Vita» (2019), di Jan Fabre. Napoli, chiesa del Pio Monte della Misericordia. Foto © Luciano Romano

«Gloria dei Principi», 1764-65, di Francesco De Mura. Napoli, Pinacoteca del Pio Monte della Misericordia. © Marco Casciello

Redazione GDA, 12 ottobre 2022 | © Riproduzione riservata

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Il Pio Monte della Misericordia senza gerarchie | Redazione GDA

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