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Gli anni Sessanta ma senza il Pop

Lidia Panzeri

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«Imagine. Nuove immagini nell’arte italiana 1960-69», nella Collezione Peggy Guggenheim, è la rivisitazione che Luca Massimo Barbero propone del decennio di svolta dell’arte italiana, rivedendone i giudizi convenzionali che volevano incasellarla come sezione della Pop art.

L’immagine, protagonista di questi anni, va qui incontro alla sua cancellazione: siano i «Filtri» di Francesco Lo Savio, gli «Schermi» di Fabio Mauri o le dissolvenze di Franco Angeli. Il protagonista assoluto è Mario Schifano, con i suoi paesaggi invernali del Central Park di New York. Un altro filone è il riferimento alla storia dell’arte: ne sono un esempio «Particolare della nascita di Venere» di Giosetta Fioroni del 1965 e «Nella nostalgia dell’infinito (Obelisco)» di Tano Festa, dell’anno precedente.

Inevitabile, nel panorama iconografico dell’epoca, la contaminazione con la fotografia, il cinema e la televisione. Il riferimento è ancora Schifano, insieme ai manifesti strappati di Mimmo Rotella, in contrapposizione con l’arte concettuale di Giulio Paolini. Il passo successivo è l’immagine che diventa oggetto: esemplare il «Mappamondo» di Michelangelo Pistoletto del 1966-68. La medesima tendenza caratterizza il bestiario ironico e drammatico di Pino Pascali, mentre il finale è leggero, come la «Rosa bianca» di Kounellis del 1967. Un’intera sala è dedicata a Domenico Gnoli, che dilata gli oggetti quotidiani sottraendoli al flusso del tempo, suo «Letto Bianco» del 1968.

Dal 12 novembre al 14 marzo 2017 è invece previsto un «Omaggio a Tancredi» curato da Luca Massimo Barbero con 50 opere realizzate negli anni veneziani dell’artista, quelli della sua originale declinazione dell’Informale.

Lidia Panzeri, 09 maggio 2016 | © Riproduzione riservata

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