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Etruschi scrittori

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Redazione GdA

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Nonostante siano stati compiuti molti progressi nello studio della lingua etrusca, restano ancora da sciogliere i significati di molte parole, quelle che non hanno relazione con le lingue più antiche a noi note (e derivanti dall’indoeuropeo). Scarsità di testi lunghi e ripetitività di quelli brevi, soprattutto in ambito funerario, giuridico e commerciale, non sono di aiuto nella comprensione della lingua che resta comunque un tema affascinante e aperto al dibattito, come del resto è stato per anni il problema delle origini del popolo etrusco (cfr. anche articolo a p. 26). 

 

Proprio per questo motivo il Louvre, il Museo Henri Prades di Lattes (Montpellier) e il Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona (Maec) hanno dato vita alla mostra «Gli Etruschi maestri di scrittura. Società e cultura nell’Italia antica», in corso al Maec fino al 31 luglio (catalogo Silvana Editoriale), in cui si dà conto delle recenti ricerche sul tema.

 

Non mancano dunque i documenti più significativi dell’epigrafia etrusca, la Mummia di Zagabria, le famose Lamine di Pyrgi, la Tabula di Capua e il cippo di Perugia, a cui si accompagnano i ritrovamenti vicino a Montpellier (sito di Lattara) e la Tabula cortonensis, per presentare supporti e tecniche di scrittura, modalità di insegnamento e trasmissione dell’alfabeto nonché classificazione delle iscrizioni a seconda del settore di appartenenza.

 

Redazione GdA, 10 maggio 2016 | © Riproduzione riservata

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