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Concetto Pozzati davanti al dipinto «Tempo sospeso». Foto Vittorio Valentini

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Concetto Pozzati davanti al dipinto «Tempo sospeso». Foto Vittorio Valentini

Concetto Pozzati in formato XXL

Visita della mostra in compagnia della curatrice Maura Pozzati che ha curato un percorso dedicato alle opere di grande formato del padre, il primo organizzato in un museo dalla sua scomparsa

Valeria Tassinari

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La XXL era la sua taglia ma il «fuori scala» che ne caratterizzava la corporatura era anche un elemento costante del suo modo di esprimersi (nella voce, nella personalità, nell’impegno, nell’ampiezza degli interessi culturali, nella presenza carismatica in accademia e sulla scena artistica per oltre sessant’anni), oltre a essere uno dei formati privilegiati della sua pittura, in particolare dei grandi dittici, alcuni di oltre sei metri, con i quali ritualmente portava a compimento ogni ciclo tematico. Così «Concetto Pozzati XXL», prima mostra museale allestita dopo la scomparsa dell’artista nel 2017, non è semplicemente l’ampio omaggio che finalmente gli viene riconosciuto nella sua Bologna (era nato a Vo, Pd, nel 1935), ma un’analisi intima e immersiva nel suo lavoro, un affondo nell’ampiezza della sua storia, in senso fisico e metaforico. Attivo e creativo sino alla fine, negli ultimi anni di vita Pozzati stesso aveva sognato e definito un progetto espositivo museale su questo tema senza poterlo realizzare, e così questa mostra completa la sua stessa idea, identificandola come chiave di una rilettura delle varie fasi della ricerca dell’artista, dalla fine degli anni Cinquanta all’ultima produzione.

Allestita fino all’11 febbraio 2024 in Palazzo Fava-Genus Bononiae, dove è promossa da Genus Bononiae e Cassa di Risparmio in Bologna nell’ambito di un progetto di valorizzazione degli artisti legati alla città felsinea, la mostra è costruita per nuclei tematici attraverso una cinquantina tra opere pittoriche e tridimensionali, cui si affianca una vasta sezione dedicata ai disegni e alle carte, ambito espressivo che Pozzati ha sempre indagato, sia come autore sia come collezionista e scrittore di acute pagine di interpretazione. A curare organicamente il progetto, dalla definizione del taglio critico al catalogo, dalla selezione delle opere fino alla particolare restituzione narrativa e scenografica dell’allestimento, è Maura Pozzati, figlia dell’artista, docente, critica d’arte e direttrice dell’archivio che ne raccoglie e tutela l’opera. Una scelta precisa quella di concentrarsi su un percorso di lettura nitido ma non cronologico, per restituire un’immagine a tutto tondo della poetica e della tecnica, dell’originalità del pensiero e dell’intera visione dell’artista prolifico e dell’uomo, costantemente impegnato nella riflessione sullo statuto dell’immagine.

Concetto Pozzati ha sempre avuto relazioni intense con i teorici, e certamente non sarebbe stato difficile condividere con qualche collega la curatela di questo progetto. Perché ha scelto di esserne l’unica curatrice?
Solo una persona che conosceva e frequentava quotidianamente Concetto Pozzati, qualcuno che conoscesse i suoi scritti, che avesse lavorato accanto a lui e lo avesse ascoltato da almeno trent’anni, poteva curare una mostra come questa, dunque mi è sembrato di doverlo e poterlo fare io. Non ho mai curato sue mostre o scritto testi critici su mio padre quando era in vita, così potrei dire che questo appuntamento era rimasto in sospeso. Come direttrice del suo archivio, che ho fondato con mio fratello Jacopo nel 2020, sono oggettivamente la persona che ha avuto più modo di accedere a tutta la sua opera e alla documentazione relativa. Inoltre, il fatto che questa occasione si presenti nella nostra città, un luogo con il quale abbiamo un legame particolare, mi consente di rendere apertamente riconoscibile l’affettività. Nel catalogo edito da Maretti, oltre a una selezione di testi scritti da mio padre in relazione ai lavori esposti, ho voluto inserire un’antologia critica, una lettura corale riferita ai diversi periodi stilistici rappresentati dalle opere in mostra, per restituire la qualità e l’ampiezza dei suoi rapporti con un parterre critico di assoluto rilievo, dove figurano i più importanti nomi di teorici e storici dell’arte dal secondo dopoguerra in poi.

Come ha scelto le opere?
Quando ci hanno chiesto un omaggio a nostro padre abbiamo voluto che tutte le opere esposte provenissero dall’archivio Pozzati. Il periodo della pandemia ci ha aveva dato il tempo di analizzare e ordinare a fondo il materiale, dai lavori pittorici ai disegni, ai carteggi, ai testi e alle fotografie, e ci siamo resi conto di avere un grande patrimonio, anche inedito o comunque poco noto, al quale attingere. La mostra attraversa per nuclei tematici tutta la sua carriera, dal clima informale per passare dalla sua interpretazione della cultura Pop, al Concettuale, a cicli degli anni Ottanta mai esposti come «Occupato» e «Sotto chiave» fino a «Vulvare», grandi vulve aperte rappresentate come oggetti seducenti e ipnotici, l’ultimo dirompente soggetto sul quale stava ancora lavorando, l’unico che non ha potuto completare con un grande dittico. Tra le opere ci sono pezzi inediti che, proprio per la notevole dimensione, finora era stato difficile muovere, e composizioni monumentali dei suoi repertori iconici, come «Dopo il tutto” (1980), formato da ben 301 carte.

Questa scelta di favorire l’immersione nella grandezza sarà un modo per storicizzare ulteriormente l’artista, antologizzandone i temi più amati, e sarà probabilmente anche un modo per riaccendere l’attenzione del collezionismo. Pensa che questa sede museale così centrale in città offrirà l’occasione per diffondere maggiormente la conoscenza dell’artista, avvicinandolo anche al grande pubblico?
Lo spero, questo è uno degli obiettivi dell’Archivio. Per questo ho pensato di introdurre le sale con miei testi descrittivi e proporremo un calendario di incontri critici, visite guidate, attività divulgative e didattiche per i bambini e le famiglie. Questi lavori sono figurativi, e si prestano a una narrazione che avvicina, anche se permane sempre nella sua poetica quella dualità tra emotività e ironia, che lo spingeva al raffreddamento concettuale dell’immagine. Racconterò Pozzati con diverse declinazioni, anche con una sala tutta dedicata alle donne, dal suo quadro più vecchio all’ultimo «Vulvare», che ho voluto mettere in dialogo con la Sala di Didone dei Carracci.


Concetto Pozzati davanti al dipinto «Tempo sospeso». Foto Vittorio Valentini

Valeria Tassinari, 25 ottobre 2023 | © Riproduzione riservata

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Concetto Pozzati in formato XXL | Valeria Tassinari

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