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Particolare degli stucchi della Sala del Vecchio Testamento in Palazzo Baviera a Senigallia

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Particolare degli stucchi della Sala del Vecchio Testamento in Palazzo Baviera a Senigallia

Brandani conosceva la vera ricetta dello stucco bianco

Salvato il quattrocentesco Palazzo Baviera dove il plasticatore urbinate, allievo di Giovanni da Udine, ha eseguito le splendide decorazioni

Abbandonato da anni e a rischio demolizione nel 2014, il quattrocentesco Palazzo Baviera è stato invece salvato grazie anche alle rare opere in stucco, che decorano i soffitti di sei sale, realizzate a bassorilievo policromo da un grande e dimenticato artista del 1500, Federico Brandani. I lavori di restauro delle preziose e sconosciute volte con scene mitologiche dell’Iliade e delle fatiche di Ercole stanno per concludersi. Si lavora all’ultima delle sei sale, dedicata a Ilio, nonché la più rovinata.

A salvare il palazzo sono stati il Comune, che ne è proprietario dal 1947 per volontà dell’ultima erede Barbara Baviera («Purché questo gioiello possa essere sempre visitato»), la Soprintendenza con un finanziamento di oltre 200mila euro e vari sponsor attraverso il meccanismo dell’ArtBonus. Con tutti gli antichi arredi anch’essi restaurati e già in parte ricollocati, Palazzo Baviera diventerà presto casa museo, biblioteca, archivio storico e sede di mostre.

I visitatori potranno finalmente ammirare la straordinaria sequenza di stucchi dell’importante ma finora ignorato plasticatore urbinate citato da Vasari e apprezzato da chi fece costruire il palazzo, Giovanni Giacomo Baviera, zio e luogotenente di Giovanni della Rovere. È la vittoria di un manipolo di studiosi e amanti dell’arte di Urbino, Fermo e Senigallia, che hanno studiato e documentato nei loro scritti questi capolavori dimenticati. Lo stesso Vasari cita Brandani (1522-75) tra i riscopritori della tecnica dello stucco nel 1500, fenomeno che partì da Roma, con la scoperta della Domus Aurea e raggiunse il centro-nord: una rinascita.
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Imitare, elaborare, aggiungere più tocchi d’oro e colore agli stucchi, come fece Brandani, significava riportare alla luce, sulle orme di Raffaello, un’identità culturale in continuità con un glorioso passato. Vasari sostiene che il primato della vera ricetta dello stucco bianco usato dai Romani, lo stesso che vediamo sul soffitto di Palazzo Baviera, spetta a Giovanni da Udine, maestro e ispiratore di Brandani. Leggeva le descrizioni dello stucco antico contenute nel De Architectura di Vitruvio, ricco di descrizioni di figure mitologiche avvolte in fregi d’oro e lievi colori.

Fu sua l’idea di un impasto a base di calce, acqua e polvere di marmo bianco che costituì il punto di arrivo dopo una serie di tentativi di mescolare calce, pozzolana e polvere di travertino; il colore però tendeva sempre a imbrunire. Nel Cinquecento la scoperta di Giovanni da Udine diede un nuovo impulso alle decorazioni a stucco, che raggiunsero finalmente l’agognato biancore, e Palazzo Brandani è una testimonianza salvata dal degrado di quel segreto.

Particolare degli stucchi della Sala delle fatiche di Ercole in Palazzo Baviera a Senigallia

Tina Lepri, 23 agosto 2022 | © Riproduzione riservata

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