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Alberto Burri (Città di Castello 1915 - Nizza 1995), «Sabbia», 1952. Tecnica mista tela, olio, sabbia su tela (tessuto, juta, tela, olio e vinavil), firmato e datato al retro «Burri 52», reca al retro etichetta della Galleria Marescalchi con autore, titolo, tecnica, misure, anno

Courtesy of Gregory's Casa d’Aste

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Alberto Burri (Città di Castello 1915 - Nizza 1995), «Sabbia», 1952. Tecnica mista tela, olio, sabbia su tela (tessuto, juta, tela, olio e vinavil), firmato e datato al retro «Burri 52», reca al retro etichetta della Galleria Marescalchi con autore, titolo, tecnica, misure, anno

Courtesy of Gregory's Casa d’Aste

Un’asta per un capolavoro di Burri

«Sabbia», del 1952 del maestro umbro, è protagonista della vendita «Only One» di Gregory’s Casa d’Aste, tra materia, storia e collezionismo internazionale

Monica Trigona

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Il 27 gennaio Gregory’s Casa d’Aste, nella sede di Palazzo Brazzetti a Bologna, presenta un progetto essenziale e ambizioso: un’asta interamente dedicata a un’unica opera storica di Alberto Burri (Città di Castello 1915 - Nizza 1995), «Sabbia» del 1952. Il formato curatoriale, intitolato Only One, concentra l’attenzione su un singolo lotto di qualità museale invitando collezionisti e studiosi a un esercizio di sguardo e di riconoscimento. L’opera appartiene agli anni fondativi della ricerca materica burriana, quel breve e decisivo arco temporale in cui l’artista di Città di Castello abbandona definitivamente la rappresentazione per affidare alla materia il ruolo di linguaggio autonomo. Nell'opera sabbia, olio, pigmento, juta e vinavil non sono mezzi bensì struttura, superficie, tempo sedimentato. Realizzata nel 1952, «Sabbia» si colloca in diretto dialogo con le Muffe, i Catrami e i primi Sacchi, oggi considerati tra le espressioni più radicali dell’arte europea del dopoguerra. È in questi lavori che Burri ridefinisce il concetto stesso di pittura, trasformandola in un campo di tensioni fisiche e concettuali, dove la materia non rappresenta ma è.

Dopo un breve viaggio a Parigi alla fine degli anni Quaranta, infatti, l’artista inizia a dipingere alla maniera astratta e inizia a utilizzare materiali «extra-pittorici». Dal 1950 in avanti inizia però una svolta radicale nella sua ricerca creativa in cui il supporto va a coincidere con la struttura stessa dell’opera. La tela non è più un fondo neutro ma un corpo attivo, ferito, caricato di densità e resistenze e la pittura cessa di essere applicazione per diventare processo. In questo passaggio Burri compie una delle rotture più decisive del Novecento: elimina ogni gerarchia tra forma e materia, tra gesto e risultato. La sua fama lo porta in varie città americane ed europee, da Chigaco, New York, Oakland, Seattle, São Paulo, Parigi, Milano e tante altre. Sulla scia delle sperimentazioni materiche avviate negli anni Cinquanta Burri elabora le Combustioni, i Legni e i Ferri per poi elaborare nei Sessanta le Plastiche trasparenti. 

 

Alberto Burri (Città di Castello 1915 - Nizza 1995), «Sabbia», 1952. Tecnica mista tela, olio, sabbia su tela (tessuto, juta, tela, olio e vinavil), firmato e datato al retro «Burri 52», reca al retro etichetta della Galleria Marescalchi con autore, titolo, tecnica, misure, anno. Courtesy of Gregory's Casa d’Aste

Dal punto di vista formale, la composizione del 1952 è trattenuta ma potente: l’equilibrio tra campiture cromatiche e densità materica è calibrato con rigore, la superficie è plastica e mai decorativa. Il formato orizzontale, ampio per un lavoro di questo periodo (55x83 cm), conferisce a «Sabbia» una presenza quasi ambientale, da parete museale. Se a tutto ciò si assomma che le opere materiche di Burri dei primi anni Cinquanta sono raramente disponibili sul mercato si comprende come l’asta assuma un rilievo particolare anche dal punto di vista collezionistico.

La provenienza aumenta ancor più, se ce ne fosse bisogno, la sua attrattiva. L’opera proviene infatti dalla collezione di Mr. e Mrs. Walter Bareiss di Greenwich, Connecticut, che comprende alcuni dei movimenti e delle personalità più importanti dell'arte ottocentesca così come la grande arte informale europea. Al «pedigree» internazionale di altissimo livello (seguito dall'appartenenza a selezionate collezioni private italiane, fino all’attuale importante collezione bolognese) si assomma la solida bibliografia di riferimento: l'opera appare infatti nel Contributo al Catalogo Sistematico della Fondazione Palazzo Albizzini ed è pubblicata in testi fondamentali della critica del Novecento, da Cesare Brandi a Maurizio Calvesi, fino a Russoli. 

Dettaglio della firma di Alberto Burri sull’opera. Courtesy of Gregory's Casa d’Aste

Monica Trigona, 20 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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Un’asta per un capolavoro di Burri | Monica Trigona

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