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Simone Facchinetti
Leggi i suoi articoliMeglio iniziare l’anno con un buon libro. Sono sempre più rari i libri che fanno scattare l’istinto di rallentare il ritmo della lettura con il solo scopo di prolungarne il piacere. Il libro di cui parlo ora rientra in questa categoria. La voce di Alvar González-Palacios è calma e pacata, nessuno si aspetterebbe di ascoltare parole così acuminate. Parlo di voce perché quando si legge una sua pagina sembra effettivamente di averlo davanti e di sentirlo parlare. Chi stima l’autore lo fa proprio perché riconosce in lui la capacità di non mentire e di non travestire troppo la realtà. È una dote innata che gli ha attirato nel corso degli anni odi e amori, per fortuna non in egual misura.
Il suo ultimo libro Forse è tutta questione di luce. Ritratti e incontri (496 pp., Salani, Milano 2022, € 22) si inserisce in un filone memorialistico in cui González-Palacios non ha rivali. D’altronde chi può vantare conoscenze e frequentazioni che nel corso di una lunga vita hanno incluso figure come Bernard Berenson (il primo degli 80 ritratti della raccolta), Roberto Longhi, Vitale Bloch, Anthony Blunt, Francis Haskell, Federico Zeri, Luciano Bellosi ed Everett Fahy, solo per fare qualche esempio tra gli storici dell’arte? Non mancano neppure profili di collezionisti e mercanti d’arte a completare un disegno che fa emergere in trasparenza la biografia dell’autore.
Chi ha già letto Persona e maschera (uscito nel 2014 per Archinto) si troverà immerso in storie che in parte conosceva già (molti di quei ritratti erano stati scritti per «Il Giornale dell'Arte» dove erano stati pubblicati in una serie dallo stesso titolo del libro), assieme ad altre nuove e inaspettate: come quella dedicata a Jean-Michel Basquiat che chiude il libro, non prima di un breve Autoritratto in cui González-Palacios riflette su un disegno di Goya raffigurante un vegliardo che si aiuta a camminare con due bastoni, dotato della scritta «Aún aprendo» (imparo ancora).
La gioia di continuare a imparare emerge con formidabile intensità nel libro, anche se come dice l’autore i ricordi più lontani appaiono paradossalmente quelli più vividi, forse è tutta questione di luce, appunto. Ogni tanto, tra i vari profili biografici, si insinuano paragrafi dedicati ad alcuni luoghi: «Gite a Genova», «Soggiorni a Capodimonte». Nel libro affiorano ricordi di ricordi che catapultano il lettore in un lontanissimo passato, raccontato da superbi testimoni del loro tempo, come la contessa Hortense Serristori.
All’autore ventenne certe storie raccontate dall’aristocratica novantenne sembravano risalire ai tempi dell’impero babilonese! Uno degli aspetti che più colpiscono ha a che fare con i giudizi senza sbavature espressi da González-Palacios. Giudizi che riguardano uno stile, un carattere, un fatto storico, un edificio, un arredo, una persona, un comportamento. Sono espressi con una sicurezza magistrale perché scontano i vantaggi di un’esperienza irripetibile. Chi nutre la passione per il mercato dell’arte troverà alcuni ritratti di antiquari che hanno fatto la storia, da Sandro Orsi a Geo Poletti, da Jacques Kugel a Daniel Wildenstein.
Alvar González-Palacios
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