Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Letizia Riccio
Leggi i suoi articoliUn ingegnere archeologo intrepido e dimenticato, grazie all’intesa con Carlo III di Borbone, diede il via ai primi scavi di Pompei, Ercolano e Stabia: «Alla scoperta di Pompei ed Ercolano: L’eredità di Roque Joaquín de Alcubierre» («Descubriendo Pompeya y Herculano. El Legado de Roque Joaquín de Alcubierre», 2025) è il documentario attualmente in visione in numerosi festival e luoghi della cultura e che presto potrebbe approdare anche sui canali televisivi Rai.
Girato fra il 2023 e il 2024 a Napoli e dintorni, per la regia di Silvia Pradas e la produzione della spagnola Crew Films di Javier Lloveria, la pellicola raccoglie numerose testimonianze, fra le quali quella di Francesco Sirano, direttore del Mann-Museo Archeologico Nazionale di Napoli (chiamato dai napoletani «o’ museo», il museo per eccellenza, commenta Sirano). Intervenuto nel corso della presentazione alla Eehar-Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma, il direttore ha parlato di «nascita della museografia moderna» a proposito del lavoro di Roque Joaquín de Alcubierre (Saragozza, 1702-Napoli, 1780), finanziato e incoraggiato dal «re archeologo» Carlo III.
Ma chi era Alcubierre? Il documentario racconta un ingegnere militare al servizio del re, il quale, fra gli altri compiti, ebbe quello di far avanzare i lavori per la Reggia di Portici; nei terreni, parzialmente coperti di lava vesuviana, Alcubierre iniziò a rinvenire reperti di epoca romana, alimentando così il desiderio di re Carlo di costituire una raccolta unica, cosa che diede vita al primo nucleo di ritrovamenti poi confluito nel museo archeologico napoletano. Alcubierre procedeva ai suoi scavi con sistemi ingegneristici e catalogava scrupolosamente i materiali, facendo attenzione a che nulla fosse portato via dal territorio; un’unione d’intenti con il sovrano borbonico, che portò quest’ultimo a emettere «norme severe ispirate alle leggi già in vigore nel Granducato di Toscana; fu un primo passo verso il concetto di tutela», spiega, a margine della presentazione della pellicola, Federica Colaiacomo, neodirettrice del Parco Archeologico di Ercolano. Il «metodo borbonico» di procedere con gli scavi attirò le critiche (e forse le invidie) dell’astro nascente Johann Joachim Winckelmann, storico dell’arte e archeologo tedesco, ora ben più noto del coraggioso ingegnere spagnolo; quest’ultimo contrasse una malattia agli occhi a causa degli scavi in profondità: «All’epoca era impossibile scavare a cielo aperto, se non nei terreni acquistati dalla casa reale», racconta Alessandro Russo, ricercatore al Parco Archeologico di Pompei. Il direttore Sirano ricorda la presenza, nella Reggia di Portici di un macchinario settecentesco per svolgere i papiri della Villa di Ercolano, menzionato anche all’interno del documentario; mentre la professoressa Irene Bragantini, dell’Università degli Studi di Napoli, sottolinea la difficoltà di dare una visione univoca dell’impresa degli scavi borbonici, che, già ai tempi, erano oggetto di controversie all’interno e fuori dalla grande corte di Carlo III.
«Descubriendo Pompeya y Herculano. El Legado de Roque Joaquín de Alcubierre» è stato presentato in prima visione al Saraqusta Film Festival di Saragozza, città d’orgine di Alcubierre, in seguito, al Firenze Archeofilm, al Monde Festa del cinema sui cammini di Foggia, al Festival de Cine di Fuentes e, a settembre, sarà ospitato al Gordion Archeofilm Festival in Turchia; al momento, sono in corso trattative per trasmettere il documentario sui canali Rai.
La troupe di «Alla scoperta di Pompei ed Ercolano. L’eredità di Roque Joaquín de Alcubierre» al lavoro
Letizia Riccio
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
I ladri si sarebbero introdotti in casa della storica dell’arte Donella nel fine settimana di ferragosto, rubando preziosi e anche le opere della sua collezione privata
A Francavilla al Mare, sabato 25 luglio, apre la 77ma edizione della manifestazione che ha traghettato un importante capitolo dell’arte contemporanea dal dopoguerra ai giorni nostri
Nuove campagne di scavo, una grande mostra sull’imperatore Adriano, accordi di collaborazione, ma anche manutenzione, accessibilità e strumenti digitali: queste (e altre) sono le iniziative del neodirettore di Villæ
Dopo la messa in scena nel Canopo del monumento di Tivoli, lo spettacolo tratto dal romanzo epistolare di Marguerite Yourcenar andrà in onda sabato 25 luglio in prima serata televisiva



