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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliIl futuro dei beni culturali, arricchito dallo scambio di esperienze e competenze tra musei nel campo della gestione, tutela e valorizzazione del patrimonio, corre attraverso il Mediterraneo coinvolgendo il continente africano.
Sei musei italiani sono stati coprotagonisti della IV edizione della Scuola Internazionale del Patrimonio Culturale, il programma di formazione e scambio internazionale promosso dal Ministero della Cultura e dalla Scuola Nazionale del Patrimonio e delle Attività culturali nel quadro del Piano Mattei per l’Africa.
L’iniziativa strategica dà seguito alle linee guida del ministro della Cultura Alessandro Giuli, finalizzata a promuovere i musei italiani come ponti di dialogo e cooperazione tra Mediterraneo e Africa, rafforzando una rete culturale internazionale fondata sulla tutela condivisa del patrimonio e sulla crescita reciproca delle professionalità.
L’evento conclusivo di questa IV edizione, promossa da MiC, Direzione Generale Affari Europei e Internazionali del Dipartimento per gli affari generali e dalla Scuola Nazionale del Patrimonio e delle Attività culturali, si è svolto oggi nella Sala Spadolini del Ministero.
«Il futuro del mondo, ha detto Gerardo Villanacci, presidente della Scuola Nazionale del Patrimonio e delle Attività culturali, non si può scrivere senza l’Africa. Con questa IV edizione, i musei italiani hanno rafforzato il proprio ruolo nel dialogo tra Mediterraneo e Africa e hanno contribuito attivamente alla costruzione di reti professionali e progettuali destinate a consolidarsi nel tempo».
Direttori, funzionari, curatori, conservatori, bibliotecari e archivisti di Algeria, Angola, Congo-Brazzaville, Costa d’Avorio, Egitto, Ghana, Kenya, Marocco, Mozambico, Senegal, Tanzania e Tunisia hanno condiviso esperienze e approcci professionali presso i sei musei italiani coinvolti: il Museo delle Civiltà (MuCiv), i Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii, il Museo Archeologico Nazionale di Taranto (MArTA), il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Mann), il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria (MArRC) e il Museo Archeologico Nazionale dell’Agro Falisco e Forte Sangallo di Civita Castellana (Direzione Regionale Musei Nazionali Lazio).
Approcci che, come ha ribadito Clemente Contestabile, consigliere diplomatico del ministro della Cultura, «non vogliono imporre una visione, ma partire dall’ascolto e dalle esigenze delle singole Nazioni».
Dopo un’iniziale fase formativa, svoltasi online tra febbraio e marzo 2026, il percorso è proseguito a Roma con la formazione in presenza presso la Scuola Nazionale del Patrimonio e delle Attività culturali, coinvolgendo anche il Macro e il MaXXI.
È seguito un mese di lavoro sul campo che ha visto professionisti italiani e africani confrontarsi sullo studio delle collezioni, la ricerca curatoriale, lo sviluppo di contenuti interpretativi e la co-progettazione di attività di valorizzazione e mediazione culturale.
Al MarTA il progetto si inserisce nel programma culturale collegato ai Mediterranean Games 2026 e contribuisce allo sviluppo di una sezione espositiva dedicata al tema dello sport dall’antichità al presente.
«Assieme ai colleghi di Tunisia, Egitto, Marocco, Tanzania, ha detto la direttrice Stella Falzone, abbiamo ragionato sul senso dello sport come valore transnazionale e transculturale, a partire da testimonianze archeologiche dei rispettivi Paesi. Abbiamo coprogettato una mostra che realizzeremo a luglio 2026, dedicata all’atletismo a Taranto. Intanto proprio sulla Tomba dell’atleta stiamo svolgendo una serie di analisi i cui risultati saranno resi noti e valorizzati all’interno del percorso».
Se al Mann i Paesi aderenti al progetto hanno lavorato con i curatori del museo per sviluppare nuove chiavi interpretative delle collezioni, ricostruendo la «biografia» degli oggetti e il loro contesto storico e culturale, al MuCiv di Roma la residenza è stata incentrata sullo studio delle collezioni africane del Museo.
Se per Anna Veronica Gianasso, dirigente struttura di Missione del Piano Mattei per l’Africa-Presidenza del Consiglio dei Ministri, è importante «costruire una comunità di pratiche tra Italia e Africa che abbia nel patrimonio culturale e nella sua valorizzazione uno dei propri assi importanti», per Filippo La Rosa, vicedirettore generale/direttore centrale per la promozione dell’italofonia, della cultura e dei territori, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, bisogna «guardare alla cultura non solo come strumento di elevazione dell’animo, ma anche come momento di sviluppo socioeconomico».
Il progetto ha coinvolto anche il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria dove si è lavorato sul tema dell’alterità privilegiando quattro oggetti: un vaso configurato a testa di africano, un frammento di un vaso greco con Eracle che sconfigge le Amazzoni, un ciondolo dorato e un cinturone con la raffigurazione di Scilla.
A margine dell’incontro romano il direttore Fabrizio Sudano ha anticipato che, nell’ambito di un progetto internazionale ad Atene, quattro importanti capolavori del MArRC a giugno lasceranno temporaneamente lo Stretto per raggiungere Atene. Le due teste di Porticello, la «Testa di Basilea», capolavoro bronzeo del V secolo a.C. e la «Testa del Filosofo», il Kouros di Rhegion (500-490 a.C.) e l’acrolito di Apollo Aleo saranno esposti nella capitale greca nell’ambito di un importante progetto espositivo che sarà trasferito, in seguito, a Reggio Calabria, unica città italiana ad accoglierlo.
I partecipanti al programma della Scuola Internazionale del Patrimonio Culturale durante la residenza presso i Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii, Roma
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