Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Paula Trommel
Leggi i suoi articoliSono trascorsi più di quattro anni dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e dall’introduzione delle prime sanzioni coordinate da Stati Uniti, Regno Unito, Unione Europea e Svizzera. Misure che, nate come strumenti straordinari, sono divenute parte integrante e strutturata di un nuovo quadro normativo internazionale. Oggi, le sanzioni e le normative contro il riciclaggio di denaro (AML) sono diventate obblighi ordinari di compliance per il mercato dell’arte, influenzando le transazioni, l’inserimento dei clienti e la circolazione delle opere.
Il diritto sanzionatorio comprende divieti imposti nei confronti di specifiche persone fisiche, persone giuridiche, interi settori o specifiche giurisdizioni. Per il mercato dell’arte ciò significa garantire che nessuna operazione coinvolga soggetti sanzionati o rientranti nell’ambito di applicazione di un divieto. Le norme antiriciclaggio, inoltre, richiedono di identificare i clienti, verificare la titolarità effettiva, comprendere lo scopo dell’operazione e monitorare eventuali attività sospette. Se le sanzioni impongono divieti assoluti, le regole AML prevedono obblighi continuativi di valutazione, documentazione e segnalazione. Insieme, questi regimi definiscono il perimetro di conformità entro cui gli operatori del settore devono muoversi.
Un quadro sanzionatorio consolidato
Le prime sanzioni sono state introdotte nel febbraio 2022, con l’intento di colpire le istituzioni finanziarie russe, le entità statali e numerosi individui. Nel corso di questi quattro anni il panorama delle sanzioni si è significamente ampliato. L’Unione Europea ha adottato diversi pacchetti di sanzioni, implementando nuove proibizioni, norme antielusione e sanzioni penali in caso di violazione. Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno continuato a inserire nella lista nera oligarchi, familiari e reti collegate, concentrandosi con particolare attenzione alle strutture utilizzate per occultare i beni. La Svizzera ha allineato le proprie misure a quelle europee, imponendo il congelamento di beni e restrizioni al commercio.
L’attività di controllo e l’applicazione delle sanzioni sono diventate più incisive: le autorità di diversi Paesi hanno intensificato le richieste di informazioni, riesaminato transazioni pregresse e valutato il ruolo degli intermediari nelle vendite internazionali. Il mercato dell’arte ha risposto a queste sfide con un rafforzamento dei controlli interni e l’adozione di procedure di due diligence sempre più rigorose, per restare al passo con l’evoluzione normativa.
Gli operatori del settore sono ora tenuti a condurre verifiche non solo al momento dell’impegno a comprare o vendere un’opera, ma anche subito prima del pagamento, in modo da garantirsi che nessuna delle parti coinvolte sia soggetta a restrizioni. Inoltre, la conformità si estende a livello globale: galleristi, consulenti e commercianti che viaggiano per fiere e operano a livello internazionale devono assicurarsi che le transazioni rispettino non solo le normative del loro Paese di origine, ma anche quelle del Paese in cui avviene la transazione e, talvolta, quelle applicabili al Paese di residenza del cliente.
Un panorama sanzionatorio più ampio
Le sanzioni non sono più solo una risposta alla guerra in Ucraina. Misure simili, adottate in risposta a conflitti in altre regioni, come il Medio Oriente, hanno ampliato l’ambito di applicazione delle restrizioni, includendo nuovi settori e attività.. Di conseguenza, un numero crescente di imprese sono soggette a queste misure, anche quando le proprie attività non sono direttamente collegate alle giurisdizioni coinvolte. Per il mercato dell’arte ciò significa che le sanzioni non solo non diminuiranno, ma continueranno a espandersi e a radicarsi profondamente nel panorama normativo globale. Le sanzioni stanno diventando così una componente permanente e inevitabile del commercio internazionale.
L’applicazione delle sanzioni è ormai un aspetto consolidato. Dopo l’introduzione delle sanzioni a seguito dell’annessione della Crimea nel 2014, le autorità avevano individuato diversi casi di elusione. Da quel momento, l'attenzione si è spostata anche sugli «abilitatori», ovvero coloro che facilitano, direttamente o indirettamente, il transito dei beni verso Paesi sanzionati. Questa categoria ora include non solo avvocati e contabili, ma anche consulenti e galleristi. Pertanto, la due diligence si estende oltre il cliente diretto, a includere i beneficiari effettivi, gli intermediari e le strutture di pagamento.
Divieti sui beni di lusso: una regola comune con una specificità britannica
I divieti sui beni di lusso sono stati introdotti poco dopo l’adozione delle prime sanzioni e rappresentano una delle restrizioni più rilevanti per il mercato dell’arte. Tali divieti proibiscono la vendita o la fornitura di beni di lusso, incluse le opere d’arte, di valore superiore a circa 300 euro, (o equivalente in altre valute) verso la Russia e la Bielorussia. Nell’Ue, negli Stati Uniti e in Svizzera il divieto si applica sia quando I beni sono destinati a questi Paesi sia quando il cliente risiede in una di queste giurisdizioni. Gli operatori devono quindi verificare non solo la destinazione finale dei beni, ma anche la residenza abituale o la sede del compratore, per evitare trasferimenti indiretti verso Russia e Bielorussia.
Il Regno Unito ha adottato una formulazione ancora più ampia. Oltre al divieto generale, la legislazione brittannica limita anche il commercio con qualsiasi persona «connessa con la Russia». Questo concetto, purtroppo, non è definito con precisione nella normativa, e gli operatori del mercato dell’arte hanno scelto di adottare un’interpretazione prudente. In pratica, questo comporta un’analisi approfondita della residenza, degli obblighi fiscali e di altri legami sostanziali del cliente con la Russia, ponendo così le gallerie e i commercianti di fronte a sfide complesse nel gestire la compliance.
Transazioni bloccate dal 2022
Un tema ricorrente riguarda le opere acquistate da clienti russi prima dell’invasione, ma non spedite prima dell’entrata in vigore delle sanzioni e dei divieti sui beni di lusso. A quattro anni di distanza, molte di queste opere rimangono in deposito. Le autorizzazioni per il rialscio sono rare, poiché le eccezioni riguardano generalmente esigenze umanitarie o diplomatiche. Questo crea un onere operativo e finanziario significativo per gallerie, commercianti e fornitori di logistica, costretti a custodire e assicurare opere che non possono essere consegnate.
Evoluzione della normativa antiriciclaggio
Parallelamente alle sanzioni, la normativa antiriciclaggio (AML) ha continuato ad evolversi. Negli Stati Uniti, i commercianti di antiquariato sono già soggetti agli obblighi di AML, e si prevede che il regime si estenda presto anche al mercato dell’arte e dei collezionabili. L’Unione Europea sta implementando un nuovo Regolamento AML e la Direttiva AMLD6, che introdurranno regole armonizzate, verifiche centralizzate della titolarità effettiva e requisiti di due diligence più rigorosi. Nel Regno Unito, il mercato dell'arte continua a essere regolato dal regime AML introdotto nel 2020, con una crescente attività di vigilanza e un approccio sempre più incisivo alle ispezioni. Questo segnala una tendenza più ampia: il mercato dell’arte sta diventando sempre più parte integrante della regolamentazione finanziaria globale.
Prospettive future
Guardando al futuro, diverse tendenze potrebbero segnare la prossima fase della regolamentazione del mercato dell’arte. L’espansione degli obblighi AML negli Stati Uniti appare sempre più probabile, e si prevede un aumento del controllo sugli intermediari di Paesi terzi e sui freeport. I regolatori pongono inoltre sempre maggiore enfasi sulla verifica della proprietà effettiva, specialmente nelle transazioni complesse o transfrontaliere. L’attenzione sugli avvocati e i consulenti continuerà, e il quadro sanzionatorio resterà in vigore nel lungo periodo.
Conclusioni
A quattro anni dall’introduzione delle prime sanzioni, il mercato dell’arte opera in un contesto normativo più strutturato e complesso che mai. Sanzioni, divieti sui beni di lusso e norme antiriciclaggio costituiscono ormai parte integrante degli obblighi ordinari di conformità per gallerie, operatori e consulenti. La direzione è chiara: la conformità non è più un requisito esterno, ma un elemento essenziale della pratica professionale nel mercato dell’arte.
Paula Trommel
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
La quinta direttiva antiriciclaggio dell’Unione Europea sarebbe chiara se non dovesse fare i conti con le diverse interpretazioni dei Paesi membri
