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Lars Tunbjork, «Vinter», 2007

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Lars Tunbjork, «Vinter», 2007

SI Fest 2026, la fotografia come forma quotidiana di resistenza

Dall’11 al 27 settembre Savignano sul Rubicone ospita la 35ma edizione della più longeva manifestazione fotografica italiana, quest’anno intitolata «Still Standing»

Grazia Mazzarri

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Che cosa significa, oggi, «restare in piedi»? Non necessariamente vincere o opporsi frontalmente, ma continuare a esserci quando le coordinate intorno cambiano, quando la storia produce nuove fratture e identità, territori e comunità vengono sottoposti a pressioni sempre più forti. È attorno a questa condizione che si costruisce la 35ma edizione del SI Fest di Savignano sul Rubicone, il più longevo festival di fotografia italiano, in programma dall’11 al 13 settembre, con le mostre aperte anche nei due fine settimana successivi (19-20, 26-27 settembre). «Still Standing», tema scelto dalla direttrice artistica Manila Camarini: è una dichiarazione di poetica. «Ancora in piedi» sono gli individui e le comunità che resistono alle trasformazioni del presente, ma anche la fotografia, chiamata a confrontarsi con un mondo in cui le immagini si moltiplicano e si consumano con una velocità inedita. Fotografare significa allora fermare qualcosa, assumersi la responsabilità di uno sguardo, decidere che cosa meriti di essere visto e sottrarlo, almeno temporaneamente, alla volatilità dell’attualità.

Il festival prosegue la ricognizione sul mondo contemporaneo avviata nella scorsa edizione, ma ne modifica la prospettiva. Alle grandi questioni geopolitiche, climatiche e sociali si sostituisce uno sguardo più ravvicinato sulle persone che ne subiscono le conseguenze. La fotografia passa così dal teatro degli eventi alle loro ricadute sulle biografie: il corpo, la famiglia, il lavoro, la memoria, il territorio. È nella dimensione quotidiana, spesso lontana dai riflettori, che il SI Fest individua una possibile forma di resistenza.


In «Vinter» di Lars Tunbjörk, i lunghi inverni scandinavi diventano una condizione esistenziale fatta di solitudine e perseveranza, mentre in «Long Walk Home» Robbie Lawrence osserva gli Highland Games tra Scozia e Stati Uniti per interrogare il rapporto tra tradizione e identità culturale. Il passato assume un valore più personale in «Occult» di Alba Zari, che attraverso fotografie e materiali d’archivio ricostruisce la storia della propria famiglia all’interno della setta Children of God. Qui l’archivio diventa uno strumento per mettere in discussione la narrazione ricevuta e trasformare la memoria in possibilità di emancipazione.

Il corpo e le aspettative sociali sono invece al centro di «Sorry I Gave Birth I Disappeared But Now I'm Back» di Andi Gáldi Vinkó, che affronta la maternità come esperienza di trasformazione e ridefinizione dell’identità. In «Black Stone Burns» Olga Sokal attraversa territori segnati dall’industria estrattiva, interrogando il rapporto tra comunità, ambiente e trasformazioni economiche. Robin de Puy, con «American», costruisce attraverso il ritratto una geografia umana degli Stati Uniti contemporanei, restituendo centralità a persone comuni e a esistenze che raramente diventano immagini simboliche.

Andi Galdi Vinko, «Sorry, I Gave Birth, I Disappeared, But Now I'm Back», 2022

Alba Zari, «Occult», 2019

La riflessione sulla durata delle immagini attraversa invece «Index» di Christopher Anderson, che raccoglie oltre trent’anni di lavoro tra guerra, politica, viaggi e vita familiare. Un archivio personale che mostra come una fotografia possa continuare a produrre significati anche quando l’evento che l’ha generata appartiene ormai al passato. Il tema della resistenza assume una dimensione apertamente politica nella collettiva con Alfredo Bosco, Pietro Masturzo e Jack Califano. L’Ucraina di Bosco, la Palestina di Masturzo e le comunità migranti negli Stati Uniti raccontate da Califano mettono in scena forme diverse di vulnerabilità, ma anche la capacità di preservare una quotidianità minacciata. Abitare, ricostruire, ricordare, rivendicare la propria presenza diventano gesti politici prima ancora che dichiarazioni.

Il programma comprende inoltre i progetti dei vincitori dei principali premi fotografici: «Beyond the lake» di Carlos Folgoso Sueiro, Premio Marco Pesaresi 2025; «Nowhere» di Fabio Domenicali, Premio Portfolio Italia 2025; e «Lucinete» di Camilla Pedretti, Premio Portfolio Werther Colonna. Completano il percorso «In Studio» di Mario Cresci, dedicato alla scena artistica contemporanea romagnola, e «Zvanì», dedicato al backstage fotografico del film su Giovanni Pascoli.

Accanto alle mostre, il festival mantiene una forte attenzione alla formazione, con i progetti realizzati nelle scuole del territorio. Novità di quest’anno è SI FEST KIDS, festival di fotografia e foto-illustrazione per bambini e ragazzi, ideato da Sabir Editore con la direzione artistica di Giorgio Arcari, che dal 25 al 27 settembre porta a Palazzo Vendemini mostre, laboratori e incontri.

Grazia Mazzarri, 04 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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