Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliDa quando è stato nominato direttore del Museo Reina Sofía nel 2008, nessuno ha mai dubitato che Manuel Borja-Villel avrebbe lasciato la sua impronta nel principale museo d’arte contemporanea in Spagna. L’ultimo atto di questo lungo processo di rinnovamento è il nuovo allestimento della collezione permanente: non solo un restyling, ma una vera e propria rivoluzione museografica che intacca il «canone» dell’arte spagnola e dà voce ad artisti (soprattutto donne) e movimenti dimenticati o volutamente emarginati dalla storia.
Il riallestimento, che si concluderà il prossimo novembre, si presenta per fasi e si divide in sei grandi sezioni, suddivise in 16 sale (su 12mila metri quadrati complessivi) in cui sono ordinate oltre 2mila opere. Nel corso della sua storia, il Reina Sofía ha presentato diverse modifiche parziali, a volte circoscritte a determinate sale o limitate a nuove letture per autori o periodi. Dopo la presentazione del 2010, l’attuale proposta prevede una rilettura complessiva, che interessa l’intera collezione con speciale attenzione all’arte più recente, dagli anni Ottanta ad oggi.
L’operazione è iniziata a maggio e al momento si possono visitare la prime tre sezioni, dedicate allo scontro tra l’arte ufficiale e gli artisti d’avanguardia, l’arte latinoamericana, gli artisti esiliati a causa della Guerra Civile e gli anni dell’autarchia franchista. «Abbiamo spostato tutto meno Guernica di Picasso», ha affermato Borja-Villel, anticipando che più del 60% delle opere in mostra non erano mai state esposte.
«Il significato e l’attualità dell’esilio repubblicano si riferiscono a un momento storico e a un’esperienza fondamentali non solo per la Spagna e il XX secolo, ma anche per il mondo contemporaneo, segnato da una crisi migratoria globale», ha spiegato il direttore aggiungendo che «è indispensabile saldare il debito con il passato, perché sappiamo bene che un Paese che non conosce la propria storia è condannato a ripeterne gli errori». E continua: «Questa collezione ha a che fare con un passato che non conosciamo e non riconosciamo. Con questo nuovo approccio ci proponiamo di recuperare un pensiero che va oltre il tempo specifico e la nazione».
L’architettura entra nel progetto espositivo, in modo trasversale, in una presentazione che non segue un ordine cronologico, ma tematico. Particolare attenzione sarà dedicata all’arte del nostro tempo, dagli anni Ottanta ad oggi, che non è stata ancora mostrata, dando spazio a tutte le tecniche e discipline: installazioni, pittura, scultura, fotografia, cinema, opere sonore, libri o documenti, cinema, architettura e nuove proposte multimediali, legate alle nuove tecnologie, seguendo narrazioni diverse che si intersecano senza obbedire a un approccio lineare.
Manuel Borja-Villel
Una veduta dell'allestimento di una sezione del Reina Sofia intitolata «L'avanguardia "frivola" nel dopoguerra» con al centro «Maniquí» di Angel Ferrant
Una veduta dell'allestimento di una sezione del Reina Sofia intitolata «Spiritualità e astrazione. Il primo congresso di arte astratta di Santander»»
Una veduta dell'allestimento di una sezione del Reina Sofia intitolata «Josep Renau in Messico»
Una veduta dell'allestimento di una sezione del Reina Sofia intitolata «Apolidi e selvaggi» con opere di Eugenio Fernández Granell e, sopra, Máscara de Vejigante
Altri articoli dell'autore
Il progetto di ampliamento del Museo Nazionale d’Arte della Catalogna costerà 112 milioni di euro e raddoppierà la superficie attuale. Ma sta già sollevando polemiche prima ancora dell’avvio del cantiere, nel 2028
La fiera spagnola per eccellenza chiude i battenti con 95mila visitatori e un impatto economico di 195 milioni di euro
Abbiamo intervistato l’artista statunitense a Madrid, in occasione della presentazione della mostra prodotta dalla galleria Bowman Hal in collaborazione con Hauser & Wirth. Disegni di grandi dimensioni e videoperformance mettono in scena una visione cruda e inquietante delle strutture di potere e delle dinamiche di dominazione nella società occidentale
L’eco della guerra non risuona tra gli oltre 200 stand della principale fiera spagnola dove trionfano le opere vendibili e curiosamente la ceramica



