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Nicola Montalbini, Il Pavimento, 2025 (dettaglio)

Foto Lorenzo Pasini

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Nicola Montalbini, Il Pavimento, 2025 (dettaglio)

Foto Lorenzo Pasini

Ravenna, cronache di un Pavimento scomparso

La volontà della comunità di conservare in modo permanente il grande mosaico pavimentale - inizialmente pensato per un'esposizione temporanea - si sta scontrando con il parere negativo della soprintendenza

Eleonora Savorelli

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Il Pavimento è il grande mosaico pavimentale pubblico per Porta Adriana di Ravenna, immaginato da Nicola Montalbini, a cura di Daniele Torcellini e da Eleonora Savorelli (che scrive) per la IX Biennale di Mosaico Contemporaneo. L’opera, realizzata da Montalbini in collaborazione con il Gruppo Mosaicisti di Ravenna, marte e l’Accademia Statale di Belle Arti di Ravenna, è stata inaugurata il 17 ottobre 2025, generando un eccezionale riscontro da parte della comunità, che ha raccolto (e consegnato al Comune di Ravenna) circa 1000 firme per impedire la rimozione dell’opera al termine della manifestazione artistica per cui era stato realizzato (18 gennaio 2026). Anche l’Onorevole Ouidad Bakkali, deputata alla Camera, durante un’interrogazione parlamentare al Ministro della Cultura Alessandro Giuli, ha esposto le ragioni per cui Il Pavimento dovesse rimanere visibile. «Ciò che rende questa vicenda particolarmente significativa è il fatto che una comunità si sia riconosciuta in un’opera d’arte, sentendola come parte del proprio spazio pubblico e della propria identità. Quando l’arte pubblica riesce a generare relazioni, rigenerare luoghi e costruire senso di appartenenza, è necessario che le istituzioni sappiano ascoltare e dialogare», ha dichiarato Bakkali in Parlamento. Ma nessuno sforzo, al momento, ha raggiunto l'obiettivo sperato.

Il Pavimento è un’opera corale immaginifica e colma di riferimenti storici. Un'intricata distesa di tessere che si fanno passaggio fisico e viaggio ideale attraverso il tempo e le memorie della città. Un mosaico vivente abitato da mostri e «mostresse», creature che provengono da ricordi, letture, fantasmi del passato, citazioni dirette ad antichi mosaici e fantasticherie sul futuro. Il lavoro, nello specifico, si configura come un insieme di frammenti cuciti insieme grazie alla poetica dell’artista che celebra l’importanza dell’eredità storica musiva nell’incontro con la contemporaneità. L’ultimo ciclo pavimentale a mosaico noto in città risale al 1213, anno della realizzazione di quello della Basilica di San Giovanni Evangelista, che raffigura varie scene storiche e presenze fantastiche.

Nel testo «Anti-simulacro» di Daniele Torcellini si legge: «Il Pavimento è in realtà un tappeto, di pochi centimetri di spessore e di oltre cinquanta metri quadrati di superficie. Nato dalle ossessioni dell’artista nei confronti dell’assetto idrografico e orografico di Ravenna - città che ha perso il suo contatto con l’acqua e con i canali che l’attraversavano e che, di contro, per il fenomeno della subsidenza, ha visto i suoi pavimenti storici inesorabilmente e progressivamente sprofondare fino a essere oggi collocati al di sotto del livello del mare -, Il Pavimento, rimescolando le carte della storia - di Ravenna e del mosaico stesso - e le memorie biografiche dell’artista, riporta in superficie e reinventa un immaginario simbolico, che l’artista ha e non ha il dovere di dischiudere, fatto di animali reali e fantastici, tanto denso di riferimenti quanto inedito e in definitiva alieno».

Un'immagine aerea de la Porta Adriana di Ravenna con «Il Pavimento» di Nicola Montalbini. Foto Luca Ravagli

L'inaugurazione a Porta Adriana di Ravenna de «Il Pavimento» di Nicola Montalbini. Foto Lorenzo Pasini

Il mosaico non presenta, diversamente da molti mosaici pavimentali del IV-VI secolo, un emblema, non è presente una scena centrale che cattura l’attenzione: la vita vera accade ai margini, laddove il tempo scorre un po’ più lentamente. Le quattro figure agli angoli vegliano sul Pavimento: Orso, Leone, Tigre e Struzzo sono riletture di mosaici che raffigurano scene di caccia conservati in varie parti del mondo: al Worcester Art Museum in Massachusetts, al Musée de Djemila in Algeria, a Villa Zliten in Libia e al Musée du Bardo, Tunisia. Vittime innocenti e ambasciatrici di ogni ingiustizia inferta contro gli animali, ne Il Pavimento i loro corpi sono curati dalle ferite inflitte. 

La sirena Elettra, che ricorda il tritone del mosaico della Cattedrale di Pesaro, è personificazione di Ravenna: come la sirenetta rinuncia alla sua voce per una vita terrestre, così la città prosciuga le sue acque perdendo il suo elemento vitale. Di fronte a lei, il Pavone, ispirato dal frammento della Basilica della Ca' Bianca, nei pressi di Classe, a cui è stata ricucita la testa, come un Frankenstein aviario. Al centro del mosaico si staglia il Campanile della Basilica di San Giovanni Evangelista. Mario, nonno di Montalbini, amava i gatti ed era un famoso gelataio. Nel dopoguerra collaborò alla ricostruzione del campanile della Basilica e gettò nel cemento vivo una scatola con dentro un foglio dove scrisse il suo nome. L’iconografia è ispirata al mosaico reggiano di Milio Campanario del X sec.

La Tyche, dea della fortuna dalla corona turrita, fu rinvenuta nel 1970 a Classe. Protettrice della città, ne Il Pavimento emerge dalle acque come un mostro marino lovecraftiano, omaggio a Philip Guston. L’Unicorno è invece una citazione dai mosaici medievali di San Giovanni Evangelista. Colto nell'atto di brucare cisti rossi, la sua pelle è composta dai frammenti del pavimento della Basilica di Sant'Apollinare in Classe. Palagio è invece un enorme verme dalla testa coronata che vive nel ventre degli edifici antichi, fatto di nodi e intrecci come i mosaici greco-romani; sulla sua testa svetta una fenice, omaggio al mosaico dell'aula cromaziana nel complesso della Basilica di Aquileia.

Port’Aurea, celebre porta romana della città eretta nel 43 d.C. e disegnata anche da Andrea Palladio, è riconoscibile dai due alti torrioni e dai globi in marmo nero d’Aquitania. Fu smontata alla fine del XVI secolo per costruire proprio Porta Adriana. Si trova sulla soglia del Pavimento e varcandola si attiva l’immaginario di Montalbini, che combina tracce di memoria del patrimonio musivo con esseri chimerici, riferimenti storici e creature ibride. 

Nicola Montalbini, «Il Pavimento», 2025 (dettaglio). Foto Luca Ravagli

Nicola Montalbini, «Il Pavimento», 2025 (dettaglio). Foto Lorenzo Pasini

Arrivato alla fine del suo periodo espositivo, la comunità (con il Consiglio Comunale all'unanimità) si è mossa per fare in modo che il Pavimento potesse permanere presso la Porta storica, incontrando però il parere sfavorevole della Soprintendenza che ha motivato la scelta in funzione della tutela dell’integrità storico-artistica del sito. Rifiutata, inoltre, anche la richiesta di una breve proroga in situ in vista dell’alta stagione turistica. Al netto del parere legittimo dell'organo decisionale, la vicenda apre quantomeno a un dibattito scientifico sulle potenzialità e i limiti della relazione fra spazio pubblico, arte, comunità, istituzioni e tutela. Discorso in cui riecheggiano subito le parole di Nicola Montalbini, che sostiene come «Il Pavimento abbia aperto letteralmente un portale. Non si tratta solo di arte pubblica, ma di qualcosa che assomiglia a un rito collettivo di riconoscimento. Da subito si è innescato un reciproco relazionarsi e riconoscersi della comunità con le creature che abitano quello strano tappeto musivo pieno di creature fluttuanti».

Del resto, la bellezza del Pavimento risiede certamente nelle capacità artistico-organizzative dell’artista e delle persone che hanno contribuito alla sua realizzazione, ma anche e soprattutto in ciò che ha a sua volta sorprendentemente generato. Per quattro mesi cittadini e cittadine, turisti e turiste, bambini e bambine si incontravano sul Pavimento, seguivano gli andamenti delle sue tessere, consultavano il pieghevole stampato da Tiratura nel quale sono contenuti i testi critici e una grande miniatura del Pavimento, si scambiavano opinioni, tracciavano disegni, leggevano le espressioni di quelle figure magiche, mitiche, mistiche.

Il Pavimento è un esempio di opera pubblica riuscita. Ha creato uno spazio di incontro e dialogo, di ritrovo e scambio. Come dire addio o arrivederci a tutto questo? Sono passate poche settimane dalla rimozione dell’opera e la comunità continua a farsi sentire, a tenere alta la propria voce. «Sembra così vuota ora Porta Adriana, come se mancasse qualcosa», dicono diversi cittadini e cittadine. L’amministrazione pubblica fa fronte comune sull’impegno e la volontà di ricollocare al più presto l’opera in un nuovo spazio che possa essere adeguato e riflettere gli intenti iniziali del progetto. Il Pavimento è ora dormiente, scomparso, smontato in deposito. Ci si augura che presto possa risvegliarsi e ricomparire, da qualche parte, nel centro di Ravenna.

Eleonora Savorelli, 12 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Ravenna, cronache di un Pavimento scomparso | Eleonora Savorelli

Ravenna, cronache di un Pavimento scomparso | Eleonora Savorelli