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Giusi Diana
Leggi i suoi articoliUna grande mostra di Filippo di Sambuy dedicata a Federico II di Svevia
Palazzo Reale (anche detto Palazzo dei Normanni) e la Cattedrale erano anticamente uniti dalla cosiddetta via Coperta, una galleria che permetteva ai sovrani normanni di giungere direttamente in Cattedrale senza uscire dal Palazzo. A restituire il fascino di quell’antico percorso che univa i due poteri, temporale e spirituale, è «Stupor Mundi, l’Origine», una personale di Filippo di Sambuy allestita in Palazzo Reale e nella Cappella dell’Incoronazione del Museo Riso fino al 15 giugno.
Curata da Giovanna dalla Chiesa e da lei ideata con Aldo Taranto, nata da una collaborazione tra Museo Riso e Fondazione Federico II con il sostegno della Fondazione Terzo Pilastro-Italia e Mediterraneo, la mostra rappresenta l’attraversamento fisico e spirituale della città antica, fino a risalire all’origine del suo mito incarnata in colui che fu definito «stupore del mondo»: Federico II di Svevia (1194-1250).
A due passi dalla Cattedrale si trova la Cappella dell’Incoronazione, spazio off di Riso, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea della Sicilia diretto da Valeria Patrizia Li Vigni, la cui sede principale è nel settecentesco Palazzo Belmonte Riso. Tra il cortile Maqueda di Palazzo Reale, dove ebbe sede la corte dell’imperatore, e gli spazi medievali della cappella dell’Incoronazione, a pochi metri dalla sua tomba nella Cattedrale, Sambuy dà forma a un percorso iniziatico attraverso due installazioni pavimentali in graniglia di marmo, una scultura e un nucleo di dipinti.
L’aula absidale della Cappella, che sorge sul sito di una moschea aglabita dell’IX secolo, accoglie un ritratto immaginario dell’imperatore, mentre tutto intorno i simboli del potere temporale e spirituale si intrecciano rincorrendo i miti d’Oriente e d’Occidente tra croci dei cavalieri di san Giacomo, mandala, scritte in arabo e aquile imperiali. L’aquila ritorna anche nell’installazione pavimentale della loggia esterna, mentre la cripta della Cappella è trasformata in una sala del trono. Qui una scultura lignea con l’inconfondibile sagoma di Castel del Monte, definito dall’artista «tempio laico e costruzione esoterica ispirata a un trattato matematico di Fibonacci», ci riporta al carisma e al mistero di Federico, il cui messaggio d’integrazione tra i popoli giunge come un monito.
Il cammino artistico di Sambuy attraversa fin dal 1999 le architetture ideali, partendo da Sabaudia, attraverso Stupinigi, fino a Castel del Monte. Sono i luoghi di una geografia iniziatica che con questa mostra tocca il lembo più estremo della penisola, Palermo e la Sicilia, un viaggio alla ricerca dell’«Origine» di un modello ideale di convivenza incarnato dalla figura dell’imperatore svevo, la cui tomba reale in porfido rosso ancora oggi è meta di incessanti pellegrinaggi.
Giusi Diana
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