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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliAdamo & Eva, Adolf & Eva, sono due facce di una stessa medaglia: la bontà e il male, la purezza e la corruzione. L’acronimo (che sta anche per Art & Entertainment) dà il titolo a «A&E, Adolf/Adam & Eva/Eve», un progetto di lunga durata che l’artista americano Paul McCarthy (Utah, 1945) ha realizzato con l’attrice tedesca Lilith Stangenberg. Attraverso un nucleo di disegni di grandi dimensioni e di videoperformance, mette in scena una visione cruda e inquietante delle strutture di potere e delle dinamiche di dominazione nella società occidentale. Le opere sono visibili dal 6 marzo al 16 maggio a Madrid, nel Bowman Hal, il nuovo spazio commerciale del centro d’arte e cultura contemporanea SOLO CSV, fondato dalla coppia di imprenditori e collezionisti Ana Gervás e David Cantolla.
Paul McCarthy, come è nato questo progetto?
Ho conosciuto Lilith Stangenberg, un’attrice del Volksbühne (Teatro del Popolo), a Berlino. Lilith era per terra, in un bagno piastrellato e io le dissi che mi sembrava il personaggio di «Il portiere di notte», il film di Liliana Cavani del 1974. Lei mi rispose che era uno dei suoi film preferiti ed è da questa passione condivisa che nasce il progetto. Quasi scherzando le proposi: dovremmo rifarlo noi. Non ci pensavo davvero, ma poi il progetto iniziò a prendere forma. «Il portiere di notte», con Charlotte Rampling e Dirk Bogarde, è un dramma psicosessuale sulla dominazione, che esplora il complesso rapporto tra prigioniero e carceriere. Naturalmente abbiamo cambiato la storia: Lilith qui interpreta una giovane attrice tedesca che arriva a Los Angeles per incontrare un produttore. Oltre alle dinamiche di potere e oppressione tipiche del mondo del cinema, il fatto che io fossi così tanto più vecchio di lei aggiungeva un livello di complessità e ci ha permesso di giocare con il ruolo del padre, l’incesto, il masochismo.
Proprio in quel periodo è scoppiato lo scandalo Epstein…
Esatto. Stavamo facendo il film, che alla fine si struttura come una serie televisiva di 8 o 10 episodi, non ricordo, e di colpo era tutto vero. Lo scandalo Epstein è stato casuale e allo stesso tempo perfetto… Perché non è solo lui, ma tutto un sistema di dominazione, che usa le persone come oggetti e normalizza la violenza. Sapevamo che questi uomini esistono, ma vederli cosi, pensare quanti sono, chi sono... Così come Epstein rappresenta un tipo di maschio americano, «A&E, Adolf/Adam & Eva/Eve» parla di un uomo e di una donna, di una storia privata che si trasforma in una storia pubblica, universale e archetipica. La relazione tra uomo e donna e il potere dell’uomo sulla donna.
Nella mostra sono esposti i disegni che ha realizzato durante le performance che si vedono nei video. In entrambi i casi le opere appaiono complesse, piene di dettagli, riferimenti e diverse chiavi di lettura…
Come il film di Cavani, «A&E, Adolf/Adam & Eva/Eve» affronta il fascismo non come un episodio storico concluso, ma come una struttura attiva che riappare attraverso le immagini, la cultura popolare e l’intrattenimento, gli hamburger, Disneyland, l’America profonda, la televisione, la pubblicità. È l’ambiente in cui viviamo. La politica non è più separata da questo e diventa spettacolo e lo spettacolo diventa politica; un flusso continuo di immagini che non vengono osservate dall’esterno, ma piuttosto ci permeano e ci plasmano. È una condizione che contagia tutto, anche me. L’opera nasce da quella contaminazione.
Una veduta dell’allestimento. Foto courtesy Bowman Hall
Una caratteristica peculiare del suo lavoro è l’ironia, la satira inquietante, l’iconografia grottesca, la capacità di stravolgere personaggi del nostro immaginario collettivo, da Babbo Natale a Marilyn Monroe…
In effetti Adamo ed Eva, Adolf (Hitler) ed Eva (Braun) non appaiono come figure storiche o allegorie morali, ma come immagini grottesche e intercambiabili. Non m’interessa l’accuratezza storica. Non sono monumenti, sono buffoni. In questa logica, il fascismo non viene presentato come il massimo orrore del passato, ma come qualcosa di banale, ridicolo, persino stupido: una meschinità che gli permette di sopravvivere e riapparire in nuove forme. Così oggi ritorna nell’intrattenimento. I disegni più piccoli sono come storyboard, invece in quelli grandi, che hanno origine nelle performance, Adolfo/Adamo appare come un buffone, un misogino americano stronzo e ubriaco, ma capace di diventare crudele. Eva/Eve è ritratta come una figura instabile che si destreggia tra ruoli familiari, sessuali e simbolici, amante, figlia, sottomessa, ma anche vendicatrice. Come coppia, la loro relazione esula dalla norma, creando un disagio persistente.
Come si mette in pratica una creatività condivisa tra un uomo e una donna, tra la performance e il disegno?
Lilith interviene nel disegno con il suo corpo, gridando, sputando, attaccandolo… Ci si siede o ci cammina sopra, a volte scrive delle parole, ma non lo fa spesso. L’azione si svolge su una grande piattaforma, tipo di tre metri per quattro o cinque, elevata di circa un metro sopra il suolo. I disegni in mostra sono stati realizzati nell’arco di 4-5 anni.
A&E è iniziato come progetto nel 2020. È ancora in corso?
Non abbiamo mai lavorato con una sceneggiatura né con una pianificazione. Semplicemente creavo delle istruzioni e aspettavo di vedere quello che avrebbero provocato. Per esempio: tornano a casa ubriachi, fanno un pic-nic, si tormentano, si sposano, si suicidano. Un po’ come le istruzioni che si danno all’Intelligenza Artificiale, la sto utilizzando soprattutto per creare immagini, ma sono consapevole che si tratta di uno strumento che non avrò più tempo di esplorare fino in fondo. Alla mia età hai tante priorità. E poi, ovviamente, c’è anche il problema di quanta energia serve. Mi preoccupa il fatto che ormai tutti ce l’abbiamo nel telefono e che l’IA abbia influenzato il modo in cui scegliamo e anche come siamo, ma penso che non ci sia modo di fermarla.
Lavora ancora con la scultura e l’installazione?
No, sto finendo alcuni lavori, ma non faccio più installazioni e sculture come prima, non lavoro con il bronzo o il legno da quasi cinque anni. Ho fatto alcune cose in silicone, ma preferisco lavorare con oggetti trovati o che provengono dalle performance. In questo momento quello che mi interessa è editare ed è un lavoro che richiede molto tempo.
Se si guarda indietro, quali sono stati gli artisti importanti per la sua evoluzione?
Ero molto vicino ad Allan Kaprow, eravamo molto amici negli anni ‘60. E poi Bruce Naumann, Vito Acconci e gli artisti di Los Angeles, in Europa si conosce soprattutto Chris Burden, ma ce n’erano molti di più, Barbara Smith per esempio. Joseph Beuys in America è arrivato molto più tardi. Per me è stata importantissima l’Arte Povera, ricordo che con un’amica volevamo comprare un libro ma avevamo pochi soldi, così l’abbiamo comprato a metà e l’abbiamo diviso letteralmente spezzandolo. Io conservo ancora la mia metà, chissà se lei ha tenuto la sua….
Paul McCarthy da SOLO CSV a Madrid. Foto courtesy SOLO
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