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ABA Caldura, Paola Cenati Fabio Moretti

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ABA Caldura, Paola Cenati Fabio Moretti

Paola Cenati vince la prima edizione del Premio Avapo-Venezia

Una giuria internazionale ha scelto la scultura di Paola Cenati per la prima edizione del Premio Avapo, una scultura capace di coniugare gli opposti

Cristina Beltrami

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L’Accademia di Belle Arti di Venezia, testimone tanto della grande storia dell’arte quanto della formazione di nuovi talenti, ha ospitato la cerimonia di premiazione della prima edizione del Premio Avapo-Venezia, assegnato a Paola Cenati (2000) insieme ad altri nove finalisti. Artista originaria di Bergamo, dove ha intrapreso i suoi primi studi, nel 2019 Cenati è entrata all’Accademia veneziana, prediligendo fin da subito un indirizzo plastico, poi perfezionato a Vienna con Hans Schabus, per rientrare successivamente in laguna accanto a Giorgio Andreotta Calò.

Il Premio Avapo-Venezia nasce dalla collaborazione con Christie’s Italia e Banca Intesa Sanpaolo che, nella sua monumentale sede di Campo Manin, ospita da anni l’asta Avapo, sostenendo concretamente volontari impegnati accanto a persone affette da patologie oncologiche e supportando le loro famiglie nei momenti più difficili. Dal 2019 Avapo ha consolidato la propria collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Venezia, coinvolgendo alcuni studenti che – previa selezione di una giuria - hanno generosamente offerto le loro opere all’incanto a scopo benefico.

Nel 2025 questa collaborazione ha assunto la forma di un vero e proprio Premio, con il coinvolgimento di una giuria internazionale composta da tredici nomi tra i principali protagonisti del panorama artistico veneziano – tra cui Elisabetta Barisoni, Mario Codognato, Nicoletta Fiorucci, Manuela Luca Dazio, Patrizia Re Rebaudengo, Karole Vail - e che hanno assegnato questo primo Premio Avapo ad Innesto di Paola Cenati: una scultura capace di coniugare gli opposti con rara sensibilità estetica, in una visione originale che trasforma l’esperienza artistica in un dialogo vivo tra oggetto di recupero e intervento artistico, tra memoria e contemporaneità. È la stessa artista a descrivere Innesto come “due elementi naturali provenienti da ambienti fisici distanti – un frammento di legno e una fusione metallica – messi in relazione dialettica, fino a configurarsi come una forma di vita autonoma e, fatalmente, ibrida. Nel metallo è inscritta la provenienza della matrice, ovvero un osso di seppia, la cui forma organica diventa il punto di partenza di un processo che conserva e trasforma le tracce del tempo”.

Subito dopo il diploma, Cenati è entrata nel programma di residenze d’artista della Fondazione Bevilacqua La Masa, un’esperienza che racconta come molto positiva: “La possibilità di avere uno studio a mia disposizione, in un ambiente di scambi così intensi con gli latri borsisti, mi ha permesso di evolvere nella mia ricerca, sia nell’aspetto processuale sia in quello più concettuale. Sto sperimentando i campi della stampa e dell’installazione”. Lo scorso maggio Cenati è stata tra le artiste selezionate da Caroline Corbetta per la collettiva Kunsthaus Paradiso a Palazzo Molin Querini dove le sue opere mettevano in evidenza la “pelle della materia”.

Il neonato Premio Avapo prende avvio dunque con entusiasmo e ambizione, con la volontà non solo di sostenere un’associazione quanto mai meritoria, ma anche di offrire un’importante occasione espositiva agli studenti più promettenti dell’Accademia di Venezia, città che si sta configurando sempre più come un palcoscenico internazionale.

 

Cerimonia di premiazione del Premio Avapo-Venezia con Paola Cenati e i nove finalisti, Accademia di Belle Arti, Venezia, 2026

Paola Cenati, Topografia (Pelle di fusione II), 2025, fusione a cera persa in ottone nichelato, legno stabilizzato, collezione privata

Cristina Beltrami, 03 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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Paola Cenati vince la prima edizione del Premio Avapo-Venezia | Cristina Beltrami

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