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Door, «Il Giardino delle Meraviglie»

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Door, «Il Giardino delle Meraviglie»

Nella (buona) editoria we trust

Tra la Milano Art Week e la Design Week i magazine più significanti oltre a essere oggetti da annusare e sfogliare, diventano esperienze da abitare

Redazione Vernissage

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Ogni anno, nell'arco di due settimane fulminanti che a Milano concentrano l'arte e il design di tutto il mondo, accade qualcosa di straordinario: i magazine più significanti oltre a essere oggetti da annusare e sfogliare, diventano esperienze da abitare. Aprile 2026 non fa eccezione. Anzi, supera se stesso visto che tra il 13 e il 19 aprile — la settimana che ruota attorno alla trentesima edizione di miart — e poi dal 20 al 26 con il Fuorisalone e la 64esima edizione del Salone del Mobile, Milano si è trasformata nel più grande palcoscenico editoriale del mondo. I direttori sono diventati curatori, le redazioni hanno aperto cantieri in cortili rinascimentali e piscine Liberty, e le firme più celebri del giornalismo di lifestyle hanno rivendicato con forza un ruolo che va ben oltre la pagina stampata: quello di produttori di cultura.

Ecco alcuni protagonisti di questa stagione straordinaria.

Marie Claire Maison e COVA: Sette Diorami per un'Alleanza tra Carta e Cioccolato

Se c'è un evento che ben racconta l'evoluzione dei magazine da strumenti di comunicazione a piattaforme culturali vive, è quello che Marie Claire Maison ha costruito attorno alla storica Pasticceria COVA, lo scrigno ottocentesco di Via Montenapoleone che da quasi due secoli profuma di croissant e storia milanese. Per la Milano Design Week 2026, la redazione italiana del magazine Hearst guidato da Silvia Robertazzi — una delle firme più autorevoli nel racconto del design e dell'abitare di lusso — ha scelto di portare la propria visione estetica direttamente in uno dei luoghi di memoria della città, inventando un format inedito: i diorami.

Sette miniature d'autore affidate alla mano dell’illustratore Andrea Tarella, sette universi in scala ridotta che raccontano altrettanti giardini: flowers all over, due giardini all’Italiana, Giardino di Persefone, Prato Fiorito per le Api, Giardino Mediterraneo, Giardino all’Inglese, Giardino Asiatico.

Tarella è artista di consolidata esperienza, ha collaborato sia con prestigiosi brand del lusso, tra cui Bvlgari, Louis Vuitton e Prada, sia con il settore editoriale, dove ha illustrato le fiabe per bambini scritte da Donatella Di Pietrantonio, vincitrice del premio Strega (Lucciole, Squaletti e un po’ di Pastina – Salani 2025), oltre alla riedizione del romanzo "La Collina dei Conigli" di Richard Adams (Salani 2025). Tarella porta nella sua pratica una capacità rara di costruire ambienti attraverso il disegno: i suoi interni illustrati hanno quella qualità onirica e precisa insieme che li rende immediatamente riconoscibili, capaci di evocare un'idea di giardino senza mai cadere nella banalità della rappresentazione fotografica.

La scelta di COVA come location non è un dettaglio di contorno, ma il cuore concettuale dell'operazione. La pasticceria di Via Montenapoleone è uno di quei luoghi milanesi che racchiudono l'identità stessa della città: fondata nel 1817, sopravvissuta alla modernità con la sua eleganza immutabile, COVA è da sempre un punto di convergenza tra l'alta borghesia milanese, il mondo della moda e quello del lusso internazionale.  L’esperienza si estende anche al dehor di Cova, trasformato in un giardino reale progettato dal magazine e curato da Elisa Ci Penagini, che, tra gli altri oggetti, ha selezionato il tavolo Plissé di Midj, disegnato da Paola Navone; le sedute Stack disegnate da Martini & Dall’Agnon sempre per Midj in dialogo con le composizioni vegetali di Capo Verde e i tessuti Benu di Fischbacher 1819. Chiudono il cerchio di questa esperienza le ceramiche di Paolo Santangelo, una componente materica e artigianale con decoro floreale.

In questa operazione si riassume perfettamente la filosofia di Marie Claire Maison nell'era post-digitale: il magazine non è più solo una raccolta di immagini belle tra due copertine, ma è una piattaforma culturale che interpreta il design e il lifestyle come asset di valore. Un brand che dialoga con un'audience affluente, consapevole e culturalmente evoluta, e che ha trovato nel format Petit Tour — portato prima a Cortina d'Ampezzo con l'omonimo evento invernale, poi declinato in esperienze sempre più radicate nel territorio — il suo strumento di eccellenza per trasformare il racconto in esperienza. I diorami a COVA sono, in questo senso, la versione più matura e poetica di quella strategia: l'incontro tra la qualità dell'illustrazione, la densità culturale di una location milanese d'eccezione e il rigore estetico di una delle riviste di arredamento più apprezzate in Europa.

Marie Claire Maison, Andrea Tarella

T Magazine a Villa Necchi: Lo Storico Rituale che Trasforma Milano nel Salotto del Mondo

C'è un party che per molti anni ha rappresentato il momento più desiderato della Design Week milanese, la serata in cui tutta la città sembrava volersi trovare nello stesso cortile: quello che T: The New York Times Style Magazine organizzava a Villa Necchi Campiglio, la splendida villa razionalista degli anni Trenta firmata da Piero Portaluppi, oggi bene del FAI in via Mozart, a due passi da Palestro.

La tradizione era nata per celebrare il design issue primaverile della rivista, e aveva visto Deborah Needleman, quando era editor in chief, radunare attorno alle piscine e nei giardini di Villa Necchi alcuni tra gli architetti e i designer più noti al mondo, mescolandoli con i protagonisti della moda e del lusso milanese in serate che rimanevano nella memoria dei partecipanti per anni. La villa, con la sua piscina coperta, il campo da tennis, i giardini perfetti e gli interni magnificamente preservati, era la location ideale: domestica e monumentale insieme, milanese nel profondo ma con un'apertura internazionale iscritta nel DNA stesso della famiglia Necchi. Arabeschi di Latte, lo studio di food-design italiano, aveva arricchito quelle serate con installazioni ispirate al mondo Memphis, trasformando il cibo in parte integrante di un'esperienza sensoriale totale.

Nel corso degli anni, questo evento si è affermato come un rilevante punto di riferimento culturale durante la Design Week, rappresentando l'occasione in cui l'editoria statunitense incontra il lifestyle italiano nell'ambiente più idoneo. L'edizione attuale, curata dalla designer Marie-Anne Oudejans, segna anche l’ultima sotto la direzione del magazine da parte di Hanya Yanagihara, autrice del bestseller "Una Vita Come Tante" (Sellerio, 2015), che ha recentemente annunciato le sue imminenti dimissioni dalla guida della testata, previste per giugno prossimo. Questo appuntamento annuale ha contribuito significativamente a consolidare l'immagine di Milano come capitale mondiale del design, sia agli occhi dei professionisti del settore che di chi ne racconta la storia. Villa Necchi continua a distinguersi, anno dopo anno, quale palcoscenico tra i più prestigiosi e rappresentativi della città.

T Magazine by Marie-Anne Oudejans

Elle Decor e il Sensory Landscape di Palazzo Bovara: Quando la Rivista Diventa Giardino

Piero Lissoni è uno degli architetti italiani più conosciuti al mondo, direttore creativo di marchi come Boffi e Living Divani, fondatore dello studio Lissoni & Partners. Elle Decor Italia ha costruito con lui un sodalizio che è diventato uno degli appuntamenti fissi della Design Week milanese: l'installazione a Palazzo Bovara, lo storico palazzo di Corso Venezia che ogni anno la rivista Hearst trasforma in un'avventura sensoriale aperta al pubblico.

L'edizione 2026 si chiama Sensory Landscape, ed è un invito a riscoprire il valore dei cinque sensi come strumento di relazione autentica con lo spazio. Lissoni ha lavorato in stretta collaborazione con Antonio Perazzi per il landscape design, con il contributo di netsuke studio per la coordination dell'exhibition design, per creare un'installazione che trasforma gli ambienti di Palazzo Bovara in un'esperienza immersiva dove natura e architettura dialogano in modo armonioso. Il progetto muove da una premessa quasi filosofica: in un'epoca di fruizione sempre più accelerata e digitale, riportare l'attenzione alla qualità del sensibile, alla lentezza del percepire, alla possibilità di uno spazio che si offra al corpo prima ancora che all'occhio.

Non è la prima volta che Elle Decor occupa Palazzo Bovara per la Design Week, e questa continuità è parte integrante del valore del progetto: la rivista ha costruito attorno a questo palazzo un vero e proprio appuntamento fisso dell'agenda milanese, riconoscibile e atteso. Quest'anno, con Sensory Landscape, l'attesa era giustificata: tra installazioni vegetali, scenografie olfattive e ambienti costruiti per stimolare un'esperienza multisensoriale, il palazzo ha offerto uno dei momenti di maggiore intensità poetica dell'intera settimana. Elle Decor ha ampliato la propria presenza in città anche con eventi a Palazzo Castiglioni, confermando la sua vocazione a prendere possesso di uno dei corridoi architettonici più eleganti di Milano per restituirlo alla città nella forma di un percorso di cultura del progetto.

Vogue Italia e Mariacarla Boscono: Il Mercato Vintage che Fa Bene alla Moda e al Mondo

Tra tutti gli eventi che i magazine hanno organizzato durante le due settimane milanesi, quello di Vogue Italia è forse il più gioioso, il più democratico, il più capace di parlare a pubblici diversi senza perdere un grammo di personalità. Il 25 aprile, nella nuova location di Officine LùBar, è tornato il Vogue Vintage Market, giunto alla sua seconda edizione milanese dopo il successo delle edizioni internazionali a Londra, New York e Berlino.

Madrina dell'evento è stata Mariacarla Boscono, una delle top model italiane più iconiche e cosmopolite della sua generazione, presenza fissa nelle campagne dei più grandi marchi del lusso e figura capace di attraversare con disinvoltura i mondi della moda, dell'arte e della cultura. Per questa edizione, Boscono ha deciso di donare una selezione di capi vintage dal proprio guardaroba personale, e lo ha fatto con parole che rivelano un legame autentico, non meramente celebrativo, con il progetto: «Il mio amore per il vintage nasce fin da giovanissima, grazie a mia mamma Gigliola, ed è diventato nel tempo parte dei miei viaggi e dei miei ricordi. Amo cercare pezzi unici nei mercatini, oggetti e abiti con storie da portare nella mia vita».

In quella dichiarazione c'è tutta la filosofia del Vogue Vintage Market: non uno spazio di nostalgia o di mero shopping, ma un luogo dove la moda si racconta attraverso gli oggetti che sopravvivono al loro tempo, che cambiano mani e portano con sé la memoria di chi li ha scelti, indossati, amati. La selezione è curata dagli editor di Vogue Italia, il che significa che il mercato conserva lo sguardo della rivista anche quando si tratta di seconda mano: ogni capo è scelto con la stessa cura con cui si seleziona un look per un editoriale, con la differenza che qui il criterio non è la novità ma la qualità che dura.

La grande novità dell'edizione 2026 è stata l'asta virtuale su eBay Live, la piattaforma di shopping interattivo in diretta: per la prima volta chi non ha potuto essere fisicamente a Milano ha avuto modo di partecipare all'evento e acquistare i pezzi in vendita da qualsiasi parte del mondo. Un'apertura intelligente che trasforma un happening locale in un appuntamento globale. E il ricavato dell'intera iniziativa è stato devoluto a Fondazione Pangea ETS, organizzazione impegnata nel sostegno all'emancipazione femminile: un modo per ricordare che la moda, quando decide di farlo, può essere uno strumento di cambiamento oltre che di bellezza.

AD Italia e Marchesi: salotto del Salone

C'è un'eleganza particolare nel gesto di Architectural Digest Italia per questa Design Week 2026: invece di costruire una grande installazione o occupare un palazzo storico, la testata ha scelto di trasformare Marchesi 1824 — la storica pasticceria di Via Monte Napoleone, oggi sotto l'egida di Prada, tempio dell'alta pasticceria milanese con i suoi marzapane e i suoi panettoni leggendari — in un hub della design community globale. Un talk firmato dal nuovo direttore editoriale Asad Syrkett, conversazione aperta ai protagonisti del design internazionale riuniti in città per la settimana.

È la prima grande uscita pubblica di Syrkett nel suo ruolo di Head of Editorial Content di AD Italia, incarico che ricopre dall'autunno 2025. Americano, già editor in chief di Elle Decor, profondo conoscitore della scena del design globale, Syrkett è arrivato a Milano con una missione dichiarata: mantenere l'elevata sensibilità di AD Italia portando nuova energia nelle sue pagine. Il Salone del Mobile rappresentava il suo battesimo del fuoco, e la scelta di Marchesi come palcoscenico racconta già molto della sua visione: non il grande evento spettacolare, ma la conversazione di qualità in un luogo di bellezza discreta. Un approccio che sa di AD nel senso più autentico — quella rivista che da decenni racconta le case e le visioni del mondo con la precisione di chi sa che il dettaglio conta più del gesto grandioso.

Corriere della Sera, Living e Abitare: Solferino 28 apre le porte per i 150 anni del Corriere

Esiste un evento che, tra tutti quelli organizzati da testate giornalistiche durante la Design Week, ha la particolarità di non appartenere a un solo magazine ma a un intero ecosistema editoriale: Solferino 28. Giunto alla sua quarta edizione, questo appuntamento organizzato da Corriere della Sera, Living e Abitare apre ogni anno la sede storica del quotidiano milanese — il complesso di via Solferino 28, cuore del Brera Design District — a professionisti e visitatori della settimana del design, trasformando la casa del giornale nella casa dei milanesi.

L'edizione 2026 aveva un motivo in più per essere speciale: il Corriere della Sera compie 150 anni, e il cortile di via Solferino ha ospitato per l'occasione un'installazione all'altezza di questo traguardo. Si chiama Città delle Idee ed è firmata, per il terzo anno consecutivo, dallo studio MCA — Mario Cucinella Architects. Il progetto immagina una città che progressivamente si dematerializza, aprendo spazi alla creatività, allo scambio e a nuove visioni urbane. La struttura è costruita con quasi settecento moduli assemblati a secco con tecnologie di stampa 3D: i volumi si assottigliano gradualmente per definire al centro uno spazio di incontro, un'agorà che è al tempo stesso metafora di apertura e luogo fisico di dialogo. Al termine della Design Week, i moduli vengono smontati e riutilizzati: la sostenibilità non è un valore dichiarato ma un principio costruttivo.

Per Living — il mensile di design e abitare diretto da Francesca Taroni, da anni punto di riferimento per chi segue la scena del progetto con rigore e sensibilità — Solferino 28 rappresenta il momento in cui il magazine si fa luogo. Non una redazione che racconta gli eventi dall'esterno, ma un protagonista attivo che porta i propri lettori e interlocutori dentro la propria casa, letteralmente. L'ingresso è sempre stato libero, previa prenotazione, con orari generosi fino alle 21.30, e questo ha contribuito a fare di Solferino 28 uno degli appuntamenti più autenticamente milanesi di tutta la settimana: non una mostra per addetti ai lavori ma un cortile aperto alla città.

Interni e il Grande Evento della Statale: Quando la Rivista È il Fuorisalone

Non si può raccontare il ruolo dei magazine alla Design Week milanese senza parlare di Interni, la storica rivista diretta da Gilda Bojardi che da quasi due decenni organizza il più visitato tra gli eventi del Fuorisalone: la grande mostra all'Università degli Studi di Milano.

L'edizione 2026 si chiama MATERIAE, e il titolo è già un programma. La parola latina si apre a molteplici interpretazioni — materiali, discipline, argomenti — riflettendo la complessità e l'ibridazione del progetto contemporaneo. Co-prodotta con Audi, la mostra occupa quest'anno cinque luoghi iconici della città: oltre alla Statale, cuore dell'evento, anche l'Orto Botanico di Brera, il Portrait Milano con l'installazione di Zaha Hadid Architects per Audi, Eataly Milano Smeraldo e gli spazi di Urban Up | Unipol a De Castillia 23. Oltre quaranta installazioni firmate da architetti, designer e aziende provenienti da dieci Paesi: da Piero Lissoni con Sanlorenzo al team di BIG (Bjarke Ingels Group), da Snøhetta a nomi emergenti della ricerca materica internazionale.

MATERIAE non è semplicemente un evento di design: è la dimostrazione che una rivista specializzata, se ha accumulato nel tempo autorevolezza, relazioni e visione curatoriale, può diventare un produttore di cultura capace di rivaleggiare con le istituzioni museali più consolidate. I cortili del complesso rinascimentale della Statale — visitabili gratuitamente fino a mezzanotte nei giorni del Fuorisalone — si trasformano ogni anno in un laboratorio a cielo aperto, e la folla di visitatori che li riempie è la misura più diretta del ruolo che Interni ha saputo costruirsi nel panorama culturale milanese.

Wallpaper* e il Chiosco dei Fiori: L'Eleganza della Semplicità

Non tutti i magazine scelgono il grande gesto architettonico. Wallpaper*, la bibbia del design e del lifestyle londinese, ha optato per un format che ha il pregio della coerenza stilistica con la propria identità: la presa in gestione di un chiosco di fiori milanese per tutta la durata del Fuorisalone, in via Manzoni.

È un'idea che funziona per molte ragioni. Prima di tutto, è autentica: i chioschi di fiori sono parte del tessuto quotidiano di Milano, presidii di bellezza ordinaria che i milanesi conoscono e amano. Trasformare uno di questi spazi in un punto di contatto con il mondo Wallpaper* — dove trovare pezzi esclusivi di NM3, ritirare le nuove Wallpaper* Travel Guides e incontrare i redattori della rivista — significa non appesantire la città con un'ennesima installazione imponente, ma integrarsi nel suo ritmo. È l'approccio di chi è abbastanza sicuro della propria identità da non aver bisogno di urlare. In un Fuorisalone che ha visto la proliferazione degli eventi raggiungere numeri record — 1.850 appuntamenti, un dieci per cento in più rispetto all'anno precedente — la misura è diventata una scelta di stile.

door e Il Giardino delle Meraviglie: Brera come Palcoscenico del Design Outdoor

door, il mensile di interior e design di Repubblica diretto da Emanuele Farneti, ha scelto la Design Week 2026 per confermare la propria vocazione a trasformare la rivista in esperienza abitabile. L’appuntamento — il secondo dedicato al mondo dell’outdoor — si chiama Il Giardino delle Meraviglie ed è andato in scena tra le sale settecentesche e il giardino di Palazzo Crivelli, nel cuore di Brera: uno di quei luoghi nascosti che Milano custodisce gelosamente e che la settimana del design sa restituire alla città in modo inatteso.

Il progetto si struttura come un paesaggio in continua evoluzione, in cui il meglio del design outdoor italiano e internazionale dialoga con interventi site specific d’autore. Cuore del percorso espositivo è la mostra Genealogie architettoniche, realizzata da Michele De Lucchi e dal suo studio AMDL CIRCLE e ospitata al piano terra del palazzo: sculture in legno, prototipi, bozzetti e dettagli costruttivi che mettono in relazione la ricerca artistica di De Lucchi con le architetture professionali del suo studio, costruendo una mappa del pensiero progettuale che mantiene viva la dimensione umana e intuitiva dell’architettura. Nel giardino, al centro di tutto, si staglia L’anello mancante, opera realizzata da UniFor e presentata per la prima volta a Milano: una struttura attraversabile in cui la luce filtra tra le scandole, generando uno spazio mutevole dove il camminare attiva il pensiero e l’immaginazione del visitatore.

Al piano nobile del palazzo, La Biblioteca dell’Outdoor — percorso concepito da Studio Francesca Santambrogio come un archivio vivente del design per esterni — racconta l’evoluzione del progetto dagli anni Venti a oggi attraverso una selezione di pezzi in produzione, arricchita da interventi performativi curati in collaborazione con gli allievi della Scuola del Piccolo Teatro di Milano. Il giardino ha ospitato anche concerti serali jazz e swing del gruppo Georgia & The Candymen, trasformando ogni sera lo spazio in qualcosa di più che una mostra. L’ingresso era libero: una scelta che racconta la filosofia di door, rivista che sa costruire esperienze di qualità senza rinunciare all’apertura verso un pubblico più ampio. «Abbiamo scelto di portare il nostro progetto in un luogo che incarna la magia di Milano», ha detto Farneti, e il risultato dimostra che quella magia, quando la si sa abitare con intelligenza, si moltiplica.

E poi c'è Vernissage, ci siamo noi! Benvenuto, Nuovo Arrivato … Vecchia Fiamma

Questo è puro self-promotion dell’iniziativa fatta alle Gallerie d’Italia la sera del 14 Aprile con possibilità di lasciarsi attraversare emozionalmente dalla nuova installazione del caveau delle Gallerie dedicato al ‘900 italiano.

Il primo numero — in edicola dal 15 aprile, scelto non a caso per coincidere con la vigilia di MiArt è dedicato al desiderio. Non al desiderio come categoria di marketing, ma come spazio di tensione, come attesa carica di possibilità, come quella zona fertile tra il voler avere e l'avere già che è probabilmente dove vive buona parte dell'esperienza artistica e collezionistica. Curato da Jacopo Bedussi e diretto da Luca Zuccala — che guida Il Giornale dell'Arte nella sua evoluzione verso un racconto sempre più aperto alle declinazioni del contemporaneo — Vernissage arriva con 128 pagine a 20 euro, un prezzo pensato per chi vuole qualità senza l'intimidazione delle riviste di lusso inaccessibili.

Il numero si apre con un saggio della giornalista premio Pulitzer Robin Givhan — presentato volutamente senza immagini, perché certi testi devono essere letti, non scorsi. La copertina, firmata da Walter Pfeiffer, raffigura una scultura classica avvolta da una pellicola trasparente che aderisce al marmo come una seconda pelle: un'immagine che dice molto sul progetto editoriale complessivo, sul desiderio di trovare nuovi sguardi su oggetti già visti. All'interno, contributi di Mariuccia Casadio, Emanuele Farneti, Francesca Lagioia accompagnati da portfolio fotografici e saggi che attraversano moda, media e cultura visiva con la profondità che ci si aspetta da chi viene dal mondo della critica d'arte. Il nome Vernissage non è nuovo per i lettori de Il Giornale dell'Arte: era già una presenza nella rivista madre, e il direttore Zuccala ha voluto riportarlo in vita in questa nuova forma semestrale perché racchiude in una parola sola tutto quello che il progetto vuole essere. Un vernissage è un'apertura, un inizio, uno spazio di sguardo condiviso prima che il giudizio si consolidi. È l'attimo in cui un'opera d'arte incontra il mondo per la prima volta, e il mondo può ancora sorprendersi. È la promessa che anche l'editoria, se la si tratta con cura, può ancora sorprendere.

L'impressione che rimane, guardando l'insieme di questi eventi, è che il 2026 abbia segnato una svolta nella consapevolezza dei magazine: non basta più esistere come prodotti editoriali, bisogna diventare luoghi. Fisici o metaforici, permanenti o effimeri, i magazine che sopravvivono sono quelli che hanno imparato a dare significato alla città, a costruire esperienze che le loro pagine da sole non potrebbero mai contenere. Milano, in questo senso, è la loro città più generosa: offre palazzi e piscine, pasticcerie e università, cortili aperti al cielo, chioschi di fiori e mercati vintage. E loro, con intelligenza crescente, stanno imparando a meritarsela.

Un particolare della copertina del primo numero di «Vernissage», il nuovo oggetto editoriale autonomo de «Il Giornale dell’Arte». Foto © Ludovica Arcero Saywho

Redazione Vernissage, 27 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Nella (buona) editoria we trust | Redazione Vernissage

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