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Sergio Buttiglieri
Leggi i suoi articoliAbbiamo appena assistito al grande successo che ha avuto al Teatro Regio di Parma l’ultima regia del novantaseienne Pier Luigi Pizzi che non si ferma mai, che ha di nuovo affrontato il «Nabucodonosor», questa mitica opera di Giuseppe Verdi che tutti noi conosciamo per il famoso brano «Va Pensiero». Un coro che Verdi usa in maniera sempre stupefacente in quest’opera, e quello del Teatro Regio di Parma, sempre perfettamente diretto da Martino Faggiani, non è altro che il contraltare, la «voce» di noi spettatori. Con Verdi infatti il pubblico s’innesta profondamente, quasi fosse una sorta di delegazione in palcoscenico, nelle masse corali, entra nel coro e ne diviene parte integrante facendo scattare un irresistibile transfert emozionale.
La grandezza di Verdi, il direttore Francesco Lanzillotta, che ha diretto l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, ce l’ha dimostrata ampiamente: sta nell’insuperata capacità di colpire l’attenzione degli spettatori attraverso un gioco di tensioni e distensioni, di precipitazioni ed indugi, esplosioni e contrasti. Un cocktail servito con una base di musica «plebea», a tratti ingenua, dal sapore bandistico, agli antipodi di quella wagneriana, ma forse proprio per questo molto più collettiva madeleine musicale di quella del compositore tedesco. È bastato osservare il trasporto maieutico di Lanzillotta nell’ouverture (con i suoi ritmi marziali, stilemi che si riflettono nell’andamento professionale dell’opera), per capire la grandezza di questo «melodrammone». Lui, ricco di gestualità esplicative del sentimento musicale verdiano, ha irretito assieme all’Orchestra anche noi, restituendoci la grandezza di queste pagine verdiane. Le melodie clou del Nabucco sono tutte contenute, «zippate» all’interno dell’ouverture, una sorta di sublime trailer dell’opera tutta declinata sull’esilio che andremo ad ascoltare.
Opera che al Teatro Regio di Parma ci ha gradevolmente imbrigliato anche attraverso la solida resa vocale, ben appoggiata e perfettamente proiettata, del monumentale baritono mongolo Ariunbaatar Ganbaatar nel ruolo dell’ambizioso re dei babilonesi che si credeva Dio, interpretazione con cui ha riconfermato la straordinaria capacità nel «possedere» tutte le note, e nel calarsi nei panni dei più suggestivi personaggi verdiani come in passato nel Ballo in maschera, e nel Rigoletto, e pucciniani come Escamillo nella Carmen e il barone Scarpia nella Tosca.
Abigaille, con il suo irrefrenabile rimorso, era perfettamente impersonata dalla soprano Lidia Fridman, assai apprezzata dal pubblico nella cabaletta marziale «Ben io t’invenni» e per la complessivamente impervia parte di donna maledetta in qualche modo antenata di Lady Macbeth, come d’altronde Nabucco è, se vogliamo, l’abbozzo di Macbeth stesso. Di sicuro effetto il suo intimistico canto proiettato verso la platea, quasi fossimo in una sorta di primo piano cinematografico, della diabolica schiava babilonese. Ci ha altrettanto convinto il tenore Andrés Moreno Garcìa nel ruolo di Ismaele; Zaccaria, il vecchio sacerdote di Gerusalemme, era affidato a Michele Pertusi che ha conquistato il pubblico che lo ha sommerso di infiniti applausi a scena aperta, specialmente nel II atto alla fine di «Vieni, o Levita», preceduto da una solenne melodia affidata ai violoncelli. Per quanto riguarda Fenena, il mezzosoprano Laura Verrecchia ha avuto un giusto apprezzamento nella breve ma bellissima aria che Verdi le riserva.
Ma soprattutto hanno incantato la regia, le scene e i costumi di Pier Luigi Pizzi, rigorosissime e con grandi effetti scenografici e luministici in collaborazione con Massimo Pizzi Gasparon Contarini. Scene di una bellezza assoluta nel loro essere rigorosamente essenziali e perfette per raccontare l’opera che ha reso famosissimo Verdi.
Questo è il terzo Nabucco che Pizzi ha messo in scena. La prima volta al Maggio Musicale Fiorentino con Riccardo Muti e Luca Ronconi nel 1978. L’altra è stata per il Circuito delle Marche. Due percorsi, puntualizza il regista, completamente differenti. Il primo è stato un monumentale e solenne progetto di teatro nel teatro, con frequenti ricorsi alla pittura storica dell’Ottocento fra Hayez e Morelli, in un’ambientazione dell’epoca di Verdi piena di fermenti patriottici che convinse anche il Maestro Muti. All’opposto negli storici teatri marchigiani, in uno spazio della memoria, metafisico e culturale, il regista ha cercato di raccontare con chiarezza l’intrigata vicenda di Abigaille e Nabucco. Una lettura meno spettacolare, ma che aveva fatto presa sul pubblico. Ed è a partire da questa esperienza che Pizzi si rimette in gioco ma in modo ancora più stringato. Affidandosi a un suo metodo di lavoro più volte sperimentato negli ultimi anni. Ricordiamo le sue meravigliose regie, caratterizzate da enormi ledwall, di quando diresse il Festival Pucciniano nel 2024 a Torre del Lago. Visivamente Pizzi non ha bisogno di stupire. Procede per sottrazione cercando di eliminare tutto ciò che appare superfluo facendo posto all’essenziale. Pizzi sostiene che occorre semplicemente cercare di produrre emozione. Al «messaggio», alla «attualizzazione» ci ha già pensato Verdi. E dobbiamo dire che anche questa volta il regista ci è perfettamente riuscito incantandoci tutti senza barocchismi particolari, ma giocando le sue carte con la precisa minimale ambientazione. Tutti noi ricordiamo il suo altrettanto meraviglioso «I Lombardi alla prima Crociata» che Pizzi portò in scena proprio al Festival Verdiano nel 2023.
Festival che di anno in anno diventa sempre più ricco di eventi di grande qualità e che non a caso fa quasi sempre il tutto esaurito come con la strepitosa Aida con la regia e le scene di Zeffirelli da lui ideate nel 2001 proprio per il teatro Verdi di Busseto, che abbiamo rivisto con piacere in questi giorni proprio al Teatro Verdi di Busseto con repliche il 16 e il 25 ottobre sempre nell’ambito di questo Festival ben diretto dal soprintendente Luciano Messi e dal direttore artistico Alessio Vlad.
Il Nabucco invece sarà ancora in replica il 18 e il 24 ottobre al Teatro Regio di Parma.
Sergio Buttiglieri
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