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Redazione
Leggi i suoi articoliMiart, but different. Questo il claim – che si fa promessa, che diventa attesa – della trentesima edizione della fiera d’arte moderna e contemporanea di Milano. Del resto, per la sua sesta volta alla guida dell’evento, il direttore artistico Nicola Ricciardi non si nasconde e sceglie New Directions come titolo della manifestazione in programma dal 17 al 19 aprile 2026. Un omaggio al celebre album del 1963 del musicista americano John Coltrane (1926–1967), in occasione del centenario della sua nascita, che distribuisce una nota jazz lungo miart e invita all’improvvisazione, come la natura del genere insegna. In tal senso la new direction intrapresa è anche la risposta a un’occasione, quella di muovere la location nella South Wing of Allianz MiCo, sotto la vela di Bellini, davanti a CityLife, alla piazza e al parco del nuovo quartiere. Poche centinaia di metri dalla sede storica, che la contingenza – Allianz MiCo sarà il media center delle Olimpiadi – ha sottratto alla fiera d’arte dandole però l’opportunità di un’importante evoluzione.
Non solo miart guadagna nuovi punti d’incontro e scambio – la piazza, appunto, sul riferimento della celebre Messeplatz di Basilea e di Art Basel – ma, a fronte di una diminuzione di metratura, potrà giovare di un contesto nuovo, fresco e vario, che le darà la possibilità di reinventarsi. Meno gallerie, dunque, 160 contro le 179 dell’anno scorso, che andranno a disporsi in un inedito layout su tre piani. Una scelta che si traduce in una maggiore attenzione a ogni singolo progetto e, più in generale, a una diversa impostazione della fiera, a partire dalla distribuzione degli espositori. Un cambiamento che coinvolge organizzatori e galleristi, ma soprattutto i visitatori, chiamati a confrontarsi con un contesto inedito, rinnovato nell’estetica e nei contenuti.
M77, Ming Smith
A scandire il ritmo di questa edizione saranno tre sezioni, pensate come pilastri capaci di tenere insieme continuità e rinnovamento. Cuore storico della fiera resta Established, che raccoglie 111 gallerie e si conferma come la piattaforma privilegiata per gli operatori consolidati del sistema dell’arte internazionale. Qui l’offerta espositiva attraversa epoche e linguaggi, dai capolavori dell’arte moderna alle produzioni più recenti, includendo anche selezionati esempi di design da collezione, in una visione ampia e stratificata del contemporaneo. Tra le presenze più attese figurano alcune delle realtà che hanno contribuito a definire l’identità di miart negli anni, come Massimo De Carlo, Lia Rumma, Francesca Minini, Galleria Continua, Raffaella Cortese e Tucci Russo, accanto a gallerie internazionali di primo piano quali Esther Schipper, Thaddaeus Ropac e Sprüth Magers, chiamate a restituire una fotografia autorevole del presente dell’arte.
All’interno di Established si inserisce Established Anthology, una meta-sezione che coinvolge 20 gallerie in progetti espositivi uniti dall’intenzione di interrogare la complessità del tempo. Ciclicità e metamorfosi, memoria e oblio, attesa e immaginazione del futuro diventano i nodi concettuali di lavori che giocano con salti temporali, stratificazioni e inversioni cronologiche, arrivando a ipotizzare scenari possibili, reali o distopici. L’obiettivo è attivare un dialogo generativo tra linguaggi modernisti e pratiche contemporanee, rafforzando quell’equilibrio tra epoche che da sempre costituisce uno dei tratti distintivi di miart.
Lo sguardo sulle pratiche più sperimentali e sulle prospettive future è affidato, ancora una volta, a Emergent, la sezione curata da Attilia Fattori Franchini, dedicata alle gallerie che investono nella ricerca e nel sostegno alle nuove generazioni di artisti. In un’edizione ampliata, Emergent accoglie 29 gallerie provenienti da tutto il mondo, molte delle quali per la prima volta a Milano, confermando il ruolo della fiera come piattaforma di riferimento per il contemporaneo più attuale. Tra queste figurano Amanita (New York, Roma), COMMUNE (Vienna), Crome Yellow M & C (Johannesburg), Ehrlich Steinberg (Los Angeles), Alice Folker Gallery (Copenhagen), Gaa (New York, Colonia), MERKUR (Istanbul), Satine (Venezia), South Parade (Londra) e TBA (Varsavia).
Corvi Mora, David Lieske
Accanto alle sezioni espositive, miart 2026 introduce un progetto speciale inedito dedicato alle immagini in movimento. Movements, nato dalla collaborazione con lo St. Moritz Art Film Festival, prende forma dall’incontro tra il tema della quinta edizione del festival, If Music, e la direzione curatoriale di miart. Curato da Stefano Rabolli Pansera, il progetto presenta film realizzati appositamente da artisti rappresentati dalle gallerie partecipanti alla fiera, instaurando un dialogo diretto tra espositori e ricerca cinematografica sperimentale. Per la prima volta a miart, il linguaggio del video e dell’artist film viene esplorato attraverso una chiave musicale, in cui ritmo, risonanza e vibrazione diventano dispositivi poetici e concettuali. La musica non è semplice accompagnamento, ma forza generativa capace di intrecciare suono e immagine in un ambiente polifonico di immersione e sospensione.
Sul fronte delle collaborazioni, è confermata la partnership con Intesa Sanpaolo, main partner della fiera. Valori condivisi come l’eccellenza, la vocazione internazionale e l’impegno per lo sviluppo culturale del territorio rafforzano il ruolo di miart come motore economico e civico per Milano. Come da tradizione, il gruppo bancario contribuirà con contenuti originali di alto profilo artistico: negli spazi lounge della fiera sarà presentato un progetto curato da Nicola Ricciardi dedicato ai capolavori della Collezione Luigi e Peppino Agrati, oggi parte del patrimonio artistico di Intesa Sanpaolo. Sempre nell’area lounge, Intesa Sanpaolo Private Banking presenterà le proprie soluzioni di wealth management, con un’attenzione particolare ai servizi di art advisory, a conferma di una visione dell’arte come valore culturale ma anche come risorsa strategica.
In questo intreccio di sezioni, progetti speciali e partnership, miart 2026 costruisce una partitura complessa e aperta, in cui la promessa del “but different” si traduce in una fiera che cambia ritmo e spazio, scegliendo di reinventarsi senza rinunciare alla propria identità.
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