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Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attese, 1964

Christie’s

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Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attese, 1964

Christie’s

Magritte, Fontana, Kusama: i prossimi «top lot» in asta da Christie’s

Paesaggi interiori, scorci sull'altrove, superfici infinite: la collezione Vanthournout arriva in asta da come una mappa emotiva del Novecento

Camilla Sordi

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Tra le pieghe del Novecento europeo, là dove l’arte ha imparato a farsi linguaggio dell’inconscio, della materia e dello spazio, prende forma una collezione che non è solo un insieme di capolavori, ma il ritratto intimo di due sguardi. Quello di Roger e Josette Vanthournout, coppia belga unita da una vita di curiosità, viaggi e dialoghi silenziosi con le opere. La loro raccolta, costruita nell’arco di oltre sessant’anni, arriva ora sul mercato, pronta a raccontare nuove storie sotto il martello di Christie’s.

Christie’s presenta così Modern Visionaries – The Roger and Josette Vanthournout Collection, uno degli ensemble più raffinati e coerenti apparsi sul mercato europeo negli ultimi anni. L’asta rappresenta uno dei momenti culminanti della March Marquee Week londinese e sarà articolata in tre vendite dedicate: la Evening Sale del 5 marzo, la Day Sale del 6 marzo e la Online Sale, in programma dal 25 febbraio al 12 marzo 2026

Il corpus complessivo, che attraversa quasi 150 anni di storia dell’arte - dal Simbolismo e dal Surrealismo fino al Post-War europeo e americano - vanta una stima globale intorno ai 40 milioni di sterline. Prima di approdare a Londra, una selezione dei lotti sarà esposta a Bruxelles, Hong Kong, New York e Parigi, confermando il respiro internazionale della collezione.

René Magritte, La plaine de l’air, 1940

Max Ernst, Seestück, 1921

Tra i vertici assoluti della vendita spicca Max Ernst con «Seestück» (1921), opera chiave del suo periodo dadaista. In questo dipinto, un oggetto quotidiano come un samovar si trasforma in un paesaggio mentale, sospeso tra ironia e inquietudine, anticipando le visioni del Surrealismo. Un lavoro emblematico della “topografia della mente” elaborata da Ernst nel primo dopoguerra (stima 1,5-2,5 milioni di sterline).

Il cuore surrealista della collezione trova una doppia, magistrale espressione in René Magritte. «La plaine de l’air» (1940) presenta il celebre motivo dell’albero-foglia, solitario e vigile, immerso in un’atmosfera carica di tensione storica, dipinta alle soglie della Seconda guerra mondiale (stima 3,5-5,5 milioni di sterline). Più tardo, ma altrettanto enigmatico, «Le lieu-dit» (1955) rielabora il tema della montagna-aquila in una visione alchemica e simbolica, dove il paesaggio diventa segnale e enigma (stima 2-3 milioni di sterline).

Il dramma della storia entra con forza in «Nu debout et femmes assises» (1939) di Pablo Picasso, realizzato a Royan all’indomani dello scoppio della guerra. Attraverso una palette grigiastra, prossima a quella di Guernica, Picasso ritrae Dora Maar in una doppia presenza, evocando una frattura psicologica che riflette l’angoscia del tempo (stima 3-5 milioni di sterline).

La scultura, elemento centrale nell’universo domestico dei Vanthournout, è rappresentata da capolavori iconici. Henry Moore compare con «Goslar Warrior» (1973-74), una delle più intense riflessioni dell’artista sul tema del guerriero: una figura vulnerabile, distesa, che richiama la tragedia degli eroi classici e chiude idealmente una trilogia iniziata negli anni Cinquanta (stima 3,5-5,5 milioni di sterline).

Pablo Picasso, Nu debout et femmes assises, 1939

Yayoi Kusama, Infinity Nets, 1960

Accanto a Moore, Lynn Chadwick propone «Stranger III» (1959), scultura dalle superfici saldate e vibranti, nata come monumento commemorativo e capace di fondere tensione dinamica e presenza totemica (stima 500-800 mila sterline). Barry Flanagan, con «The Bowler» (1990), affida invece alla celebre lepre antropomorfa un gesto ironico e sportivo, legato alla passione dell’artista per il cricket (stima 500-800 mila sterline), mentre Antony Gormley con «Medium» (1994) esplora il corpo come misura dello spazio attraverso uno dei suoi primi lead bodycase (stima 400-600 mila sterline).

Il capitolo del Post-War si apre con Yayoi Kusama e una rara tela iniziale della serie «Infinity Nets» (1960), realizzata poco dopo il suo arrivo a New York: una superficie ipnotica dove il ritmo ossessivo del gesto si fa meditazione visiva (stima 2-3 milioni di sterline). Dialoga idealmente con Lucio Fontana e il suo «Concetto spaziale, Attese» (1964), un taglio netto e definitivo che rompe la pelle della tela per proiettare l’arte in una nuova dimensione cosmica, nel pieno della Space Age (stima 2-3 milioni di sterline).

Chiude questo percorso Agnes Martin con «Untitled #17» (1996), dipinto a Taos e intriso di una luminosità silenziosa e contemplativa, testimonianza della maturità dell’artista e del suo linguaggio ridotto all’essenza (stima 2-3 milioni di sterline). Tra gli altri lotti degni di nota figurano Jean Dubuffet con «J’opterai pour l’Erreur» (1963), espressione dell’universo Hourloupe (stima 1,5-2 milioni di sterline), e Tracey Emin con «A certain degree of anger» (2016), intensa meditazione emotiva su amore e memoria (stima 600-800 mila sterline).

Camilla Sordi, 15 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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