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L’alpaca twitta

Micaela Deiana

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Ai Weiweida Massimo De Carlo

La galleria Massimo De Carlo rinnova la sua collaborazione con Ai Weiwei, dopo la «prova» a Hong Kong dello scorso marzo, con una mostra che sarà visitabile fino al 18 novembre negli spazi del Palazzo Belgioioso.

L’artista cinese (1957), ingegnoso equilibrista fra lirismo e denuncia politica, apre il percorso con «Garbage Container». Si tratta di una scultura monumentale che, dietro la raffinatezza delle forme, cela la denuncia per le condizioni di vita di chi non ha casa, citando un’episodio accaduto nella provincia di Guizhou nel 2012, quando un gruppo di bambini morì per i fumi tossici sprigionati da un cassonetto, da loro bruciato nell’intento di riscaldarsi.

Fa da contraltare «The Animal that Looks like a Lama but is actually an Alpaca», un wallpaper in cui dal fondo bianco emergono in oro i simboli di twitter, delle videocamere di sorveglianza, manette e l’alpaca, l’animale che per assonanza fonetica è diventato l’icona della lotta contro la censura governativa dei contenuti web.

Si prosegue con alcune fra le opere più celebri dell’artista, in cui approfondisce il rapporto conflittuale con la cultura cinese. In «Colored Vases», «Dropping a Han Dynasty room» e «Free Speech Puzzle» sono centrali i temi dell’autenticità e del valore del patrimonio culturale, della mancata ricezione nel delicato contesto politico della Cina post rivoluzione, simboleggiato nel gesto violento con cui l’artista distrugge il vaso antico, e delle tensioni innescate dalla censura.

La mostra si chiude con le opere più liriche della protesta personale di Ai Weiwei, come «Bicycle Basket», una bicicletta con il cestello colmo di fiori in porcellana che testimonia i 600 giorni in cui l’artista è stato privato del suo passaporto da parte delle autorità.

Micaela Deiana, 12 ottobre 2017 | © Riproduzione riservata

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L’alpaca twitta | Micaela Deiana

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