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L’abito non fa il monaco, ma fa il santo

L’abito non fa il monaco, ma fa il santo

Redazione GdA

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Sul numero 251 di «Il Giornale dell’Arte» (febbraio ’06, p. 34) era stata pubblicata una mia lettera riguardante la pala d’altare con la «Madonna in trono fra due angeli» dipinta da Marco Palmezzano intorno al 1510 e oggi di proprietà della Cassa di Risparmio di Cesena. L’opera era allora esposta alla mostra che la città di Forlì dedicava al pittore romagnolo. 

Nella scheda del catalogo il santo a destra, caratterizzato da tonaca nera, cintura di cuoio, ramo di giglio e libro che cela parzialmente un astro raggiante, veniva identificato con Filippo Benizi. Facevo notare allora che l’identificazione era certamente errata dal momento che Filippo Benizi era un frate servita e l’abito servita aveva sempre escluso l’uso di qualsiasi cintura. La presenza simultanea di tonaca nera e cintura di cuoio era un’esclusiva dell’abito agostiniano. L’aggiunta di giglio, libro e astro raggiante non lascia spazio a dubbi: si tratta di Nicola da Tolentino.

A distanza di dieci anni l’errore è stato ripetuto. Il dipinto è attualmente esposto nella mostra «Piero della Francesca. Indagine su un mito». Nella scheda 56 del catalogo, peraltro eccellente (Silvana Editoriale), Fabio Massaccesi ripropone, aggiungendo un punto interrogativo, l’incomprensibile identificazione con Filippo Benizi. Se, come dice un vecchio proverbio, è vero che l’abito non fa il monaco, per gli storici dell’arte dovrebbe essere altrettanto vero che l’abito, se esaminato con attenzione e competenza, fa il santo.

Gian Paolo Lusetti

 

Redazione GdA, 11 maggio 2016 | © Riproduzione riservata

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