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Una veduta dei giardini di Villa Lante, in provincia di Viterbo

Courtesy Ville monumentali della Tuscia

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Una veduta dei giardini di Villa Lante, in provincia di Viterbo

Courtesy Ville monumentali della Tuscia

La rinascita di Villa Lante a Bagnaia: nuova luce per giardini e fontane dopo il restauro

Inaugurato, in provincia di Viterbo, il giardino manierista dopo un articolato intervento di tutela, recupero e valorizzazione finanziato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Samantha De Martin

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L’acqua è tornata ad animare il giardino, le fontane dei Giganti e dei Delfini, e le architetture in peperino di Villa Lante. A Bagnaia, frazione di Viterbo, uno dei più famosi giardini italiani a sorpresa manieristici del XVI secolo ritrova la sua identità dopo un articolato intervento di tutela, recupero e valorizzazione finanziato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

La Villa, la cui costruzione era iniziata nel 1511, per essere portata a compimento intorno al 1566 su commissione del cardinale Gianfrancesco Gambara, aveva assunto il nome attuale solo nel XVII secolo, quando a cento anni dalla posa della prima pietra, era passata nelle mani di Ippolito Lante Montefeltro della Rovere, duca di Bomarzo. Il recente intervento di valorizzazione, del valore complessivo di 7 milioni di euro, di cui 5 milioni destinati ai lavori, era stato avviato nel 2023 con gli studi preliminari.

«Con il progetto Pnrr Cultura, ha detto la sottosegretaria di Stato Lucia Borgonzoni, il Ministero ha investito 7 milioni di euro per restituire Villa Lante al suo antico splendore, rispettando tempi e obiettivi. L’intervento rientra nell’investimento “Parchi e giardini storici” del Ministero della Cultura, caratterizzato da 300 milioni complessivi, 132 cantieri di restauro finanziati, 22 progetti di catalogazione e 74 iniziative di formazione per giardinieri d’arte».

Il progetto che, come ha ribadito Elisabetta Scungio, direttrice regionale Musei nazionali Lazio, «ha affrontato Villa Lante come un sistema vivo, nel quale le architetture, l’acqua, il patrimonio vegetale e la biodiversità costituiscono parti inseparabili di un unico equilibrio», è stato condotto attraverso un approccio multidisciplinare. Ciascuna attività di restauro è stata infatti posta in relazione con la vita del giardino, con le sue fragilità, con la presenza di specie animali e vegetali, a partire dalla fauna acquatica di alcune fontane, caratterizzata ad esempio dal gambero di fiume e dal tritone crestato.

In realtà la conclusione del cantiere segna l’inizio di una nuova fase, dal momento che, come ha ribadito Alessandro Mascherucci, direttore delle Ville Monumentali della Tuscia, «un giardino storico è un organismo vivente che richiede cura quotidiana, ricerca, manutenzione e competenze specialistiche. Come Istituto restituiamo soprattutto la possibilità di tornare a leggere il progetto che lo ha generato: un luogo nel quale l’acqua, la pietra, gli alberi e la luce continuano, dopo oltre quattro secoli, a raccontare la stessa idea di bellezza e di armonia».

Se gli interventi sul verde hanno assistito al monitoraggio e alla cura agronomica di 1.350 alberi, accanto alla messa a dimora dei primi esemplari di Platanus orientalis ottenuti attraverso la micropropagazione dei platani cinquecenteschi, i restauri conservativi hanno interessato tutte le fontane del giardino e buona parte dei bacini d’acqua del parco, insieme alle scalinate, alle balaustre e ai piedistalli in peperino. Le lavorazioni sono state accompagnate dal recupero dei sistemi di alimentazione idrica, indispensabili per restituire funzionalità ai giochi d’acqua che attraversano l’intero complesso: dalle cascatelle agli zampilli, dalla Catena d’acqua alla Tavola del Cardinale, fino alle fontane dei Lumini, dei Delfini, dei Giganti, del Pegaso e del Diluvio.

Il restauro ha rappresentato anche un momento di scoperta. Nel Giardino Quadrato la sostituzione dei bossi ha riportato alla luce le dodici fontanine dell’impianto originario voluto dal cardinale Gambara e i quarantotto piedistalli lapidei destinati ad accogliere la rinnovata collezione di agrumi. Il recupero delle geometrie storiche ha invece restituito le dimensioni originarie alla scalinata della Catena. Attraverso il restauro anche il piccolo giardino segreto ha ritrovato i suoi colori, con la fontana polilobata e il roseto che entra stabilmente nel percorso di visita.

Il nuovo impianto di illuminazione a basso impatto del giardino formale renderà possibili le visite anche nelle ore serali restituendo le antiche atmosfere. Migliorata anche l’accessibilità attraverso la sistemazione dei percorsi principali, la creazione di un circuito percorribile con piccoli mezzi elettrici, l’introduzione di sedute e la predisposizione di una nuova pannellistica di orientamento, concepita per favorire una fruizione più ampia e consapevole dei diversi ambiti della Villa.

«L’accessibilità, ha sottolineato Massimo Osanna, capo dipartimento per le attività culturali, rappresenta un tema centrale per il Ministero della Cultura. Non si tratta solamente di un mero abbattimento delle barriere architettoniche, quanto piuttosto di una visione integrata che abbraccia l’accessibilità cognitiva e sensoriale a 360 gradi, inteso come impegno concreto per restituire i luoghi della cultura alla collettività. Riaprire aree precedentemente precluse, come alcune parti della Villa rimaste per lungo tempo impraticabili, assume il significato fondamentale di restituire un patrimonio storico alla cittadinanza locale e al mondo intero».

Una veduta dei giardini di Villa Lante, in provincia di Viterbo. Courtesy Ville monumentali della Tuscia

Una veduta dei giardini di Villa Lante, in provincia di Viterbo. Courtesy Ville monumentali della Tuscia

Samantha De Martin, 17 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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