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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliCi sono le palline di cuoio recuperate nelle buche pontaie delle facciate, utilizzate da qualcuno come canestro. E poi le tracce dei polpastrelli depositate sull’argilla da chi ha realizzato le sagome della copertura del Palazzo. Sono solo alcune delle tracce lasciate dal tempo, curiose scoperte avvenute durante il restauro di Palazzo Farnese che ora, dopo sei anni di lavori, si sveste dei ponteggi per mostrare a tutti la sua straordinaria luce.
Gli ornamenti, i giochi di colore del travertino, dei mattoni ocra e di quelli rossi sulle facciate hanno riacquisito l’antica leggibilità rendendo visibili i materiali di qualità eccezionale e in ottimo stato di conservazione, a 437 anni dalla costruzione. Ma a emozionare di più chi è salito sui ponteggi durante i lavori è stata la bellezza del monumentale cornicione michelangiolesco con le circa 300 protomi leonine, tutte diverse, i cui dettagli si sono potuti ammirare solo a distanza ravvicinata.
Alla presenza dell’ambasciatrice Anne-Marie Descôtes, della direttrice dell’École française de Rome Brigitte Marin e della soprintendente Speciale di Roma Daniela Porro, il Palazzo sede dal 1874 dell’Ambasciata di Francia in Italia e, dal 1875, dell’École française de Rome, ha annunciato la fine del complesso cantiere iniziato nel 2021 e conclusosi pochi giorni fa.
Il progetto ha permesso di ripristinare la bellezza originale dei materiali utilizzati da quattro illustri architetti: il Sangallo, Michelangelo, il Vignola e Della Porta. «Un poker di assi dell’architettura italiana», come ha ribadito la soprintendente Porro, e che, a cavallo tra Rinascimento e Barocco, ha firmato le facciate di Palazzo Farnese.
«Questo restauro, ha ribadito Porro, si presentava particolarmente delicato e la sua riuscita si deve alla felice collaborazione, alla sinergia di enti diversi, italiani e francesi, e alla preziosa presenza di un comitato scientifico di esperti internazionali. La Soprintendenza Speciale di Roma, con gli architetti Antonella Neri prima e successivamente Oliva Muratore, ha seguito tutte le fasi di questo lavoro che restituisce alla città un capolavoro universale dell’architettura. I dati appresi durante il cantiere apriranno sicuramente futuri studi e approfondimenti sull’architettura del Palazzo e non solo».
Come ha ricordato l’ambasciatrice, «sono stati stanziati dal Ministero francese dell’Europa e degli Affari Esteri e dal Ministero francese dell’Istruzione Superiore e della Ricerca 8,5 milioni di euro comprensivi di tutte le spese per il restauro di Palazzo Farnese, mentre l’impegno costante a prendersene cura esalta i valori condivisi tra Francia e Italia».
Il restauro ha rappresentato non solo un’occasione per aprire il palazzo a romani e turisti, ma anche per rivolgere nuova attenzione al patrimonio.
«Siamo lieti di celebrare la conclusione di questo lungo cantiere e grati per l’occasione che ci è stata offerta di riscoprire e studiare nuovamente questo monumento emblematico, approfondendone la conoscenza, ha detto Brigitte Marin. L’École, fedele alla sua tradizione di studio dell’edificio che la ospita da oltre centocinquant’anni, si impegnerà con entusiasmo in questa nuova operazione di ricerca, che permetterà di aggiornare e ampliare le nostre conoscenze sulle modalità di costruzione e conservazione di questo eccezionale patrimonio architettonico e di portare un nuovo sguardo sul patrimonio Farnese. Si apre adesso per noi una nuova stagione: lo studio dei nuovi dati emersi da questo restauro, occasione per completare l’opera dei tre preziosi volumi su Palazzo Farnese pubblicati all’inizio degli anni Ottanta dall’École, ai quali se ne aggiungerà un quarto sulla teologia dell’edilizia».
Varie campagne di ripristino hanno interessato Palazzo Farnese a partire dal XVII secolo. Quella iniziata nel 2021 è stata eseguita in continuità con l’intervento realizzato in occasione del Giubileo dell’anno 2000. Le scelte sono state prese nel rispetto dei principi italiani per il restauro dei monumenti storici, secondo i quali il materiale viene considerato come un’informazione di prim’ordine e da preservare.
Quattro le fasi di intervento. Se la prima ha assistito alla facciata su via dei Farnesi, del tetto, e al rifacimento degli infissi, la seconda fase ha riguardato la facciata su via del Mascherone. Sono seguiti la manutenzione della facciata principale su piazza Farnese e il restauro del tetto, con una revisione degli infissi e, per ultimo, del muro del giardino e del tetto sul lato del Tevere, con relativa manutenzione e rifacimento degli infissi. In particolare, nella fase finale dei lavori, il rilievo e il restauro in rigorosa conservazione del muro di cinta ha conferito una rinnovata leggibilità a questo elemento strutturante del Palazzo che reca tracce di antiche porte carraie, finestre e porte oggi murate, rinforzi moderni in cima al muro.
Anche lo stemma del Gran Cardinale Alessandro ha ritrovato la sua leggibilità sulla facciata, mentre un lavoro importante è stato svolto sulle opere di falegnameria, sostituite e revisionate riprendendo il disegno originale di una finestra dipinta all’angolo della facciata su piazza Farnese.
Palazzo Farnese a Roma. © Ambasciata di Francia in Italia. Foto Mauro Coen
Samantha De Martin
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