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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliBarcellona (Spagna). «Poeta, drammaturgo, prestigiatore e artista plastico, Joan Brossa fu un creatore trasversale che sperimentò con molteplici linguaggi ed elementi, compreso il territorio urbano, che utilizzò come una pagina in bianco per i suoi poemi visivi». Lo afferma Judith Barnés, conservatrice della Fundación Joan Brossa e autrice con Gloria Bordons e Daniel Giralt-Miracle del libro Itinerarios brossianos (138 pp., 48 ill., Ayuntamiento de Barcellona e Fundació Brossa, Barcellona 2019, € 9,00) che raggruppa in 7 itinerari i 30 poemi visivi creati da Brossa per lo spazio urbano.
Sei si snodano attraverso Barcellona e il settimo presenta opere di altre località catalane e quelle che si trovano a Palma di Majorca, Andorra, Francoforte (Germania) e L’Avana (Cuba). Il primo intervento di Brossa per lo spazio pubblico fu nel 1984 quando creò il «Poema visivo transitabile in tre tempi» per il Velodromo di Horta. L’opera, che inizia con un’«A» di grandi dimensioni, è una costruzione sintattica nella natura che finisce con la distruzione materializzata in un’altra «A», questa volta fatta a pezzi.
Una gigantesca cavalletta metallica sul tetto del Collegio dei Geometri; misteriose orme di passi lasciate da piedi invisibili in una parete della calle Valencia; due A maiuscole intrecciate come trapezisti all’ingresso del negozio di magia più antico di Barcellona (Ingenio, calle Rauric 6); il libro aperto su Paseo de Gracia e una maschera, simbolo del teatro e della trasgressione, incrostata nel pavimento della Rambla, sono alcuni dei poemi oggetto che formano parte degli itinerari barcellonesi.
Molte opere hanno un forte contenuto politico come lo stivale militare collocato a Corbera d’Ebre, in ricordo del massacro dei repubblicani nella battaglia più sanguinosa della Guerra Civile. Il libro segnala anche le opere create da altri artisti in omaggio a Brossa, così come i luoghi in cui visse, studiò o lavorò e ricorda anche i progetti che per motivi diversi non si sono materializzati.
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