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Gianfranco Ferroni
Leggi i suoi articoliIn Campidoglio torna il pergolato che era stato progettato dall’architetto Gioacchino Ersoch nel 1878. Recuperando i glicini, alle piante storiche, potate e nutrite, ne sono state aggiunte sette, nuove, per rinforzare il «sesto d’impianto» della copertura floreale. Nel corso di una cerimonia voluta dal sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, è stato così reso fruibile ufficialmente il passaggio che costeggia la cordonata capitolina, riqualificato dopo gli interventi del servizio giardini. Il percorso venne ideato per accedere al Campidoglio nei mesi estivi, al riparo dalla calura e dai raggi del sole. Il pergolato fu realizzato nel 1881, con una struttura ad arcate dette «a cocchio» e una serie in ferro cavo. Il percorso si snoda accanto al terreno un tempo utilizzato come orto dai frati dell’Ara Coeli, poi finito in disuso e popolato da allori, cipressi e rose.
I lavori hanno riguardato la ricostruzione del pergolato con recupero e risaldatura delle strutture metalliche originali, il ripristino del piano di calpestio in sampietrino e dell’illuminazione segnapasso, restituendo continuità e piena fruibilità al percorso e interventi vegetazionali mirati: potature di alleggerimento del glicine, concimazione, sarchiatura ed eliminazione di essenze spontanee. Oltre al rinforzo del sesto d’impianto del glicine con la messa a dimora di sette nuove piante, è stata recuperata la fontana, con sfalcio, pulizia, nuove piantumazioni e una fascinata per contenere il dilavamento del terreno.
«Per questo 2779mo Natale di Roma restituiamo alla nostra città un luogo speciale, che nasce come percorso pubblico pensato per accedere al Campidoglio nei mesi estivi, al riparo dalla calura e dai raggi del sole. Riaprire questo passaggio, ha affermato l’assessore capitolino all’Ambiente, Sabrina Alfonsi, ci permette di restituire il profumo e la bellezza di questo percorso alle romane e ai romani, ai turisti come ai dipendenti del Campidoglio che da oggi potranno utilizzarlo, ma ci permette anche di agire per contenere l’effetto delle temperature estive, le ondate di calore, proprio qui nel cuore della città storica dove più frequentemente tendono a verificarsi isole di calore». E «questo corridoio verde rinasce, arricchito dal glicine che ricopre il pergolato. Questa pianta è l’emblema delle passeggiate romane in Primavera: da via Margutta a villa Borghese, dalle stradine intricate dietro piazza Navona alle villette anni Venti di San Giovanni, Città Giardino, Ponte Milvio, dall’Aventino al Campidoglio, il glicine accompagna una stagione breve eppure magica a Roma».
Ersoch, nella sua lunga vita, romano nato nel 1815 e scomparso nel 1902, è stato uno dei protagonisti del cambiamento della Capitale, dall’architettura civile a quella industriale e funzionale, dalla progettazione del monumento celebrativo all’arredo urbano e dei giardini, dai piani di razionalizzazione dei mercati e dei cimiteri alla programmazione ed esecuzione di innumerevoli interventi di manutenzione e riqualificazione dei beni edilizi pubblici. Ed è quello che viene ricordato come il «grande inventore» del nuovo mattatoio di Testaccio, un’operazione colossale, tecnicamente all’avanguardia rispetto ai tempi che, se da un lato ha rafforzato l’efficienza della mattazione a Roma e in tutto il centro Italia, dall’altro ha esposto Ersoch, la sua architettura e quindi la nuova capitale d’Italia, alla conoscenza del mondo ingegneristico e architettonico europeo. Un architetto che si è anche dedicato all’allestimento di complesse macchine pirotecniche di grande spettacolarità, genere in voga nei primi anni di Roma Capitale: queste sue attività possono essere approfondite grazie al bel volume del 2014 di Palombi Editori intitolato Gioacchino Ersoch Architetto Comunale. Progetti e disegni per Roma capitale d’Italia.
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Per il sindaco, Matteo Lepore, «è un progetto pubblico per la città e il paese, ma servirà anche ad allungare la vita del PalaDozza, per capienza alcune partite ed eventi qui ormai non si possono più fare e ha meno futuro di altri impianti se non lo usiamo e lo viviamo sette giorni su sette»



