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Il dono come atto di responsabilità pubblica

Il volume curato da Enea Cesana e Giovanni Battista Andornino riflette sul ruolo della filantropia nelle società contemporanee, analizzando le trasformazioni delle pratiche filantropiche e il loro rapporto con politica, economia e responsabilità civica

Carlino Corezzi

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Curato da Enea Cesana e Giovanni Battista Andornino, il volume Il potere gentile della filantropia (Edizioni Vita e Pensiero) raccoglie una serie di saggi che interrogano il ruolo della filantropia nelle società contemporanee, superando la visione tradizionale che la riduce a mera beneficenza privata. Con contributi di Michele Coppola, Giovanni Quaglia, Enea Cesana, Federico Mento, Giovanni B. Andornino, Carola Carazzone, Werner Bachstein, don Paolo Revello e Mariella Enoc, il libro introduce infatti una questione più ampia, chiedendosi quale forma di potere eserciti oggi la filantropia e quale spazio possa occupare nel rapporto tra istituzioni pubbliche, società civile ed economia.
La riflessione si muove lungo più direzioni. Da un lato vengono analizzate le trasformazioni delle pratiche filantropiche, sempre più orientate verso modelli che intrecciano dono, investimento e innovazione sociale. Dall’altro emerge il significato politico e culturale della filantropia come possibile laboratorio di responsabilità civica capace di mettere in relazione istituzioni, imprese e società civile. In questo quadro il gesto individuale del dono può trasformarsi in un processo collettivo che genera nuove forme di collaborazione. Una delle evoluzioni più evidenti riguarda l’emergere di modelli come la venture philanthropy, che introduce nel campo sociale logiche tipiche dell’investimento: attenzione all’impatto, misurazione dei risultati e accompagnamento dei progetti nel tempo. La filantropia appare così non soltanto come mobilitazione di risorse economiche, ma come attivazione di energie civiche e costruzione di fiducia sociale. Questa prospettiva implica anche una ridefinizione del rapporto tra filantropia e potere: non più un intervento esercitato dall’alto, ma una pratica fondata sulla collaborazione tra attori diversi, orientata alla costruzione di relazioni e responsabilità condivise. Il volume allarga inoltre lo sguardo al contesto internazionale, mettendo a confronto modelli culturali differenti e mostrando come il significato del dono cambi a seconda delle tradizioni politiche e istituzionali. Una sezione significativa è dedicata al rapporto tra filantropia e cultura, con una riflessione sul ruolo delle arti come ambito privilegiato dell’intervento filantropico, capace di produrre trasformazioni sociali profonde e di rafforzare il legame tra comunità e istituzioni culturali. Nel complesso, Il potere gentile della filantropia restituisce l’immagine di un campo in evoluzione, di uno spazio di responsabilità condivisa in cui economia, cultura e società civile possono incontrarsi per immaginare nuove forme di intervento nella vita pubblica.

Carlino Corezzi, 16 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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