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«ARRAY (MIAMI)» di Jack Pierson, esposto nella mostra «The Miami Years» del Bass Museum

Courtesy of the artist and Lisson Gallery

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«ARRAY (MIAMI)» di Jack Pierson, esposto nella mostra «The Miami Years» del Bass Museum

Courtesy of the artist and Lisson Gallery

Il Bass Museum racconta Jack Pierson e i suoi anni a Miami

Un percorso che ricostruisce il rapporto profondo tra l’artista e la vitalità di South Beach dagli anni Ottanta a oggi

Camilla Sordi

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Il Bass Museum of Art prepara una lunga stagione dedicata a Jack Pierson con «The Miami Years», mostra in programma dal 24 settembre 2025 al 16 agosto 2026. L’istituzione affida alle sue sale un racconto che segue le traiettorie di un artista cresciuto nel New England degli anni Sessanta e diventato una figura cardine dell’immaginario visivo americano. Pierson attraversa decenni e città con un lavoro che unisce fotografie, sculture, disegni, dipinti, film, libri e installazioni. Ogni mezzo accoglie un’indagine sull’esistenza. Desiderio, memoria, perdita e tempo sono i cardini dei suoi racconti, nutriti da un’estetica che tocca il punk e l’advertising e che raccoglie oggetti consumati, mobili trovati, insegne abbandonate.

La sua crescita artistica coincide con quella di una generazione che comprende Nan Goldin, David Armstrong e Mark Morrisroe. Insieme hanno spinto la fotografia verso nuovi territori, unendo intimità, quotidiano queer e cultura bohémienne a New York, Boston, Los Angeles, Provincetown e Miami Beach. Pierson attraversa anche gli anni della crisi dell’AIDS insieme a figure come Felix Gonzalez-Torres, Tabboo!, Robert Gober e Kiki Smith. Il senso di fragilità e impermanenza di quel periodo rimane inscritto nelle sue opere, dove l’attesa e la fuga assumono la forma di stati mentali costanti.

La mostra del Bass indaga il legame tra Pierson e Miami, nato durante un primo soggiorno dell’inverno 1984. La città lo accolse con spazi economici, negozi dell’usato e una vitalità che contrastava la pressione di New York. Quel periodo di sei mesi divenne terreno fertile. Le visite successive consolidarono una relazione duratura con un luogo che, in quegli anni, cambiava rapidamente. La collisione tra arte, moda e celebrità rendeva Miami un laboratorio inatteso. Lauren Hutton, Rod Stewart, Bruce Weber, Nam June Paik, Julian Schnabel e il gallerista Robert Miller popolavano gli stessi locali frequentati dall’artista. La rinascita dell’Art Déco e la nascita di Art Basel Miami contribuirono a definire un’atmosfera sospesa tra splendore e inquietudine. Un’energia che continua a permeare le sue opere e che ha influenzato i suoi autoritratti mentali e psicologici.

«The Miami Years» trova un punto focale in «ARRAY (MIAMI)», monumentale lavoro di tre metri per quattro, commissione del Bass Museum. Poster, cartoline, poesie e materiali effimeri entrano in un dialogo serrato con fotografie e opere su carta. Ogni frammento suggerisce un viaggio. La nostalgia filtra nei dettagli, il desiderio attraversa gli accostamenti, la transitorietà emerge nelle sovrapposizioni che compongono una mappa emotiva della città.

La mostra segue il filo che unisce l’immaginario di Pierson alla vitalità di Miami. L’artista ne ha assorbito lo spirito e lo ha trasformato in un linguaggio che attraversa moda, arte contemporanea e cultura visiva. Il Bass accompagna il percorso con una stagione ricca di appuntamenti, fedele alla propria volontà di offrire alla città nuove prospettive e incontri con una scena internazionale sempre in movimento.

The Bass Museum, Jack-Pierson. Photo By Zaire Aranguren

The Bass Museum, Jack-Pierson. Photo By Zaire Aranguren

Camilla Sordi, 04 dicembre 2025 | © Riproduzione riservata

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