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Iberi redivivi grazie ai videogiochi 3D

Città e case dell'insediamento di Ullastret in 3D

Roberta Bosco

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I 16 ettari, dei quali poco più del 5% scavato, dell’insediamento iberico di Ullastret nell’Alto Ampurdán (Costa Brava) tornano alla vita nella ricostruzione virtuale, recentemente inaugurata nel Museo Arqueológico adiacente agli scavi.

Il progetto, che da corpo agli studi e alle scoperte compiuti negli ultimi vent’anni, ha richiesto 102mila euro e due anni di lavoro di un’équipe multidisciplinare formata da archeologi, storici dell’arte, paleobotanici, informatici e specialisti di modellazione tridimensionale ed effetti speciali.

Il risultato è un video immersivo di sei minuti, che si proietta in un magic box, una sala in cui gli spettatori (6 al massimo) sono circondati da 13 mq di schermi, che danno la sensazione di percorrere le strade del villaggio e gli interni delle case nel 250 a.C., il periodo di cui si hanno più informazioni. «Negli ultimi anni abbiamo compiuto scoperte importantissime come il recupero nel 2012 dei cinque cráneos enclavados (teschi inchiodati) meglio conservati d’Europa, frutto di un rituale per esibire la testa dei nemici», spiega Gabriel de Prado, direttore del Museo Arqueológico de Ullastret.

Invece di avvalersi della tecnologia per simulazioni architettoniche, più abituale in questi casi, il progetto di Ullastret ha utilizzato un’applicazione per videogiochi (Unreal Engine 4), che assicura un realismo straordinario. «È una tecnologia molto più versatile, che si adatta a diversi dispositivi: a Ullastret l’esperienza è collettiva, ma nel Museo Arqueológico di Barcellona grazie agli occhiali per la realtà virtuale si può realizzare lo stesso percorso individualmente», ci dice Albert Sierra, responsabile di Innovazione dell’Agenzia Catalana del Patrimonio che ha sviluppato il progetto con il finanziamento de La Caixa.

Per ricostruire l’insediamento, è stato necessario definire la struttura geomorfologica dell’epoca. La città e le case sono state riedificate in 3D a partire dai resti preesistenti, ma soprattutto grazie alle indagini geofisiche e geologiche, una specie di radiografia del sottosuolo, imprescindibili per disegnare la trama urbana.

«Le nuove tecnologie permettono di attirare pubblici diversi e di potenziare la percezione dell’arte antica, ma bisogna usare in ogni occasione le più adeguate», spiega Sierra, che sta già lavorando a un nuovo progetto per il sito romano di Empúries, che si inaugurerà a fine novembre. «Apriremo il criptoportico di una casa e per aumentare la comprensione e il coinvolgimento del pubblico realizzeremo un allestimento audiovisivo con differenti proiezioni che riveleranno i segreti delle abitazioni romane», conclude Sierra.

Roberta Bosco, 03 ottobre 2016 | © Riproduzione riservata

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