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Dal laboratorio L’Attesa, parte del programma educativo dello Studio Feliz per Radis.

Credits Christian Grappiolo.

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Dal laboratorio L’Attesa, parte del programma educativo dello Studio Feliz per Radis.

Credits Christian Grappiolo.

I percorsi educativi di Radis 2026 | L’opera prima dell’opera

A Bene Vagienna, la terza edizione di Radis ha portato la ricerca di Iván Argote dentro le scuole e nella vita della comunità. Centosessantaquattro bambini hanno esplorato la storia dell’arte pubblica, riscoperto la Rotonda e immaginato possibili trasformazioni dello spazio, mentre in autunno «Invasioni poetiche» coinvolgerà anche gli studenti più grandi in un percorso tra gioco, poesia, politica e partecipazione

Christian Grappiolo Elena Valsania

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Un’opera d’arte nello spazio pubblico trova la propria piena legittimità quando entra a far parte della vita quotidiana di chi abita il territorio.
Nel progetto Radis, promosso dalla Fondazione Arte CRT insieme a Fondazione CRC e curato da Marta Papini, questa legittimità si attua anche attraverso il coinvolgimento dei bambini e dei ragazzi delle comunità locali. E nella sua terza edizione, approdata quest’anno a Bene Vagienna con Iván Argote, questo aspetto trova, nella stra-ordinaria poetica dell’artista colombiano, un terreno fertilissimo. Già prima dell’arrivo dell’opera permanente, prevista per il periodo autunnale, sono stati coinvolti nel percorso «L’attesa» centosessantaquattro alunni di dieci classi della scuola primaria dell’istituto comprensivo locale mentre il successivo ciclo di incontri autunnali «Invasioni poetiche» coinvolgerà anche i compagni più grandi della scuola secondaria di primo grado.

Comprendere: l’aula e il mondo fuori
Il percorso è iniziato nella tarda primavera con un primo appuntamento che ha ripercorso in modo semplice e intuitivo la storia dell’arte pubblica. Attraverso immagini, casi di studio ed esempi storici, le classi hanno scoperto con gioia i modi in cui gli artisti contemporanei, nel corso del XX e XXI secolo, si sono insinuati nel tessuto delle città, ridiscutendo l'idea tradizionale di monumento. Questa introduzione ha preparato il terreno all’incontro con la ricerca artistica e linguistica di Iván Argote e con la sua capacità di smontare le retoriche celebrative del potere attraverso l'ironia, la sospensione poetica, la tenerezza e la dimensione del gioco.
I bambini hanno studiato i suoi lavori, dai piccioni elevati a grandezza monumentale a New York fino alle gigantesche altalene che richiedono il peso coordinato di molte persone per trovare stabilità, e si sono confrontati con l'idea di un'arte che non trova legittimità nell’autorità o in verità calate dall'alto, ma nella partecipazione attiva e nello spostamento dell’attenzione verso ciò che la società talvolta vuole invisibile agli occhi.
La discussione in classe si è poi concentrata sul significato profondo dell’importanza, all’interno di una comunità, del ricordo collettivo, su cosa merita di essere celebrato in uno spazio condiviso, sui modi con cui un gesto artistico inusuale può cambiare la percezione dei gesti di tutti i giorni e può creare nuovi spazi di senso.

Esplorare. La strada, il gioco la comunità
Dalla dimensione teorica dell'aula si è passati poi all’esplorazione immaginifica sul campo. Le operatrici Elena Griseri, Lucia Polano ed Enrica Savigliano hanno accompagnato le classi in una camminata esplorativa verso la Rotonda, scenografico belvedere collocato al fondo di un viale alberato e affacciato sull'area dei bastioni, per il quale Iván Argote sta progettando il suo intervento di arte pubblica.
Si tratta di un luogo carico di memoria affettiva per la comunità locale, che fu spazio libero di gioco e ritrovo per i nonni e i genitori dei bambini di oggi e che progressivamente, nel tempo, è stato abbandonato e dimenticato. Uno di quei luoghi oggi preziosi proprio perché il vuoto apparente che lo caratterizza è pronto a riempirsi di nuovi e imprevisti significati.
L’uscita sul campo ha costituito dunque il primo passo per definire una convenzione sociale tra l'opera d'arte, il contesto urbano e i bambini. Ripercorrere lentamente a piedi il viale alberato e vivere insieme lo spazio della Rotonda ha permesso loro, da un lato di riscoprire la vocazione originaria di quel punto d'incontro andando alla ricerca dei segni del passato cittadino, dall’altro di osservarlo nelle sue specificità di oggi. I bambini hanno prestato ascolto ai suoni ambientali, hanno osservato la vegetazione e ogni minimo dettaglio e sono andati alla ricerca degli abitanti non umani di quel luogo (insetti, uccelli, piccoli roditori) per immaginare una possibile condivisione dello spazio.

Dal laboratorio L’Attesa, parte del programma educativo dello Studio Feliz per Radis. Credits Christian Grappiolo.

Dal laboratorio L’Attesa, parte del programma educativo dello Studio Feliz per Radis. Credits Christian Grappiolo.

Progettare e andare oltre il possibile
Seduti al centro della Rotonda i bambini se ne sono temporaneamente impossessati ed hanno immaginato le sue possibili trasformazioni future facendo incontrare le specificità del luogo con le proprie esigenze. Il risultato sono stati tanti piccoli progetti per potenziali opere di arte pubblica, idee fantasiose di sculture praticabili, elementi mobili e dispositivi mirabolanti pensati per offrire a tutti i bambini, alla cittadinanza intera, ma anche alla flora e alla fauna del luogo, nuove modalità di incontro, di pausa e di gioco, nuovi modi di vivere lo spazio della Rotonda.
L’esercizio di immaginazione e fantasia intrapreso con «L’attesa» continuerà in autunno, dispiegando il suo potenziale «rivoluzionario» passo dopo passo. I bambini accoglieranno l'arrivo dell’opera di Iván Argote con consapevolezza e proseguiranno il proprio percorso consci delle possibilità che ognuno può avere nel contribuire a immaginare e definire il senso degli spazi che sono di tutti e che ci permettono di riconoscersi come comunità.
Il percorso di «Invasioni poetiche», il laboratorio che partirà in autunno coinvolgendo anche le classi della scuola secondario di primo grado, ha l’ambizione di trasformare un luogo in un dispositivo di attivazione poetica e politica esplorando il contrasto tra la monumentalità istituzionale e la fluidità delle emozioni.
I ragazzi analizzeranno sei «parole-chiave» tra quelle più care all'artista: gioco, poesia, tenerezza, politica, umorismo, affetto. Saranno poi chiamati ad «agire» queste parole trasformandole in gesti plastici e in comportamenti spaziali che assumeranno forme concrete e tangibili. Si chiederanno come «giocare lo spazio», «poetare la strada», «intenerire un albero», «politicizzare la panchina», «umorizzare il monumento», «affettuare la comunità».
Tutti insieme modelleranno scampoli di materiali morbidi che, con gentilezza e ironia, trasformeranno in un’unica grande opera temporanea collettiva la durezza e la rigidità delle architetture contemporanee, creando rifugi e spazi accoglienti.
Questo percorso di studio, osservazione, immaginazione e concretezza farà sì che l’esperienza con Iván Argote lasci un segno indelebile nelle vite di ogni bambino: l’idea di un’arte che non è solo estetica, non è solo eccezionalità o celebrazione, ma è prima di tutto una forma potente di linguaggio in grado di costruire nuovi sensi e nuove forme di relazioni.

Dal laboratorio L’Attesa, parte del programma educativo dello Studio Feliz per Radis. Credits Christian Grappiolo.

Dal laboratorio L’Attesa, parte del programma educativo dello Studio Feliz per Radis. Credits Christian Grappiolo.

Christian Grappiolo Elena Valsania, 17 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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