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Odette D’Albo e Hugh Brigstocke

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Odette D’Albo e Hugh Brigstocke

Hugh Brigstocke, Procaccini ed io

Odette D’Albo, coautrice del primo catalogo dei dipinti del pittore lombardo, ricorda lo studioso inglese scomparso a fine marzo, i cui vasti interessi spaziavano da Poussin ai viaggiatori britannici in Spagna alla storia del collezionismo. Un uomo vitale, un vivace conversatore, amante dell’opera, della buona cucina e del buon vino

Odette D’Albo

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Nati a distanza di un giorno, il 7 maggio lui, l’8 maggio io, a 41 anni l’uno dall’altra, Hugh Brigstocke e io ci siamo incontrati per la prima nella galleria di Marco Voena il 18 novembre 2015 per valutare la nostra collaborazione a un progetto internazionale, ampio e complesso, la stesura del primo catalogo dei dipinti di Giulio Cesare Procaccini (1574-1625), uno dei pittori più rilevanti del primo Seicento lombardo, che abbiamo pubblicato insieme nel 2020 per i tipi del compianto Umberto Allemandi. Quel colloquio mi permetteva finalmente di conoscere di persona l’autore degli scritti su Procaccini, allora oggetto della mia tesi di dottorato all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che leggevo e rileggevo da anni.

Affermato studioso inglese, Hugh era allora già in pensione e aveva alle spalle un lungo percorso professionale: curatore dei dipinti Italiani, Spagnoli e Francesi alla National Gallery of Scotland (1968-83), esperto di Dipinti antichi presso Sotheby’s a Londra (1989-95), editor per il Grove Dictionary of Art (1983-87), l’Oxford Companion to Western Art (1995-2001) e per il journal della Walpole Society (2000-12). Nel corso della sua carriera aveva scritto e curato da solo o con altri colleghi numerosi volumi, tra i quali il catalogo dei dipinti italiani e spagnoli della National Gallery of Scotland (1978, 2a ed. 1993), William Buchanan and the 19th Century Art Trade (1982), John Flaxman and William Young Ottley in Italy (2010), British Travellers in Spain 1766-1849 (2015). La varietà degli ambiti di suo interesse trasparivano anche dalle mostre curate, tra le quali due dedicate a Poussin, «Poussin. Sacraments and Bacchanals» (1981) e «Nicolas Poussin Drawings in British Collections» (1990), seguite da «Paintings from Burghley House» (1995) e «Lord Lindsay and Christian art» (2000).

Uno dei temi principali che aveva accompagnato le sue ricerche a partire dagli anni Settanta era naturalmente l’opera di Procaccini, da lui scoperto grazie al lavoro alla National Gallery of Scotland e oggetto di suoi fondamentali contributi apparsi su prestigiose riviste internazionali («Jahrbuch der Berliner Museen», «Revue de l’art», «Revue du Louvre»), culminati nella mostra «Procaccini in America», organizzata presso la Galleria Hall&Knight a New York nel 2002. Hugh aveva seguito per più di quarant’anni lo snodarsi degli studi sull’arte lombarda del Seicento, a partire dalla storica mostra organizzata a Palazzo Reale nel 1973, recensendo inoltre con costanza libri e mostre prevalentemente sulle pagine del «Burlington Magazine».

Pensando a tutto questo, un po’ intimidita dalla fama della mia controparte, durante quell’indimenticabile 18 novembre 2015, mi sono seduta al tavolo con Hugh insieme a Marco Voena, sostenitore del volume e Polimnia Attolico Trivulzio, che ci ha seguiti per la galleria nella realizzazione del progetto. Già da quel primo incontro, nel parlare del «suo» Procaccini, ci siamo resi conto di avere una visione comune dell’artista: è stata la base, imprescindibile, della nostra collaborazione.

Nelle varie fasi di gestazione del libro, durata quattro anni, Hugh mi ha accolta da sua pari: ci siamo confrontati in maniera serrata e schietta, riuscendo a gestire la differenza generazionale e alcune divergenze di pareri trovando accordi rispettosi delle opinioni di entrambi. È un’esperienza densa di ricordi: dagli scambi settimanali di e-mail per confrontarci sui vari aspetti del lavoro, ai viaggi di Hugh a Milano per rivedere insieme le opere in Lombardia, agli incontri con Umberto a Torino, sempre affabile e accogliente, per definire i dettagli della pubblicazione, fino ai due soggiorni a York, ospite di Hugh e della deliziosa moglie Anthea, dove ho avuto modo di conoscere i loro figli e la loro realtà di affetti.  Hugh era un uomo vitale, un vivace conversatore, amava l’opera, passione che condivideva con la moglie, la buona cucina e il buon vino.

Nel febbraio del 2020 finalmente il nostro Giulio Cesare Procaccini Life and Work era pronto, ma il Covid ha sbarrato le porte a ogni possibilità di presentazione. L’unica alla quale abbiamo presenziato entrambi si è tenuta all’Istituto Italiano di Cultura di Londra il 5 luglio 2022: della memorabile serata resta ora una bella foto insieme.

È stata l’ultima occasione nella quale ci siamo visti, ma siamo rimasti costantemente in contatto negli anni successivi, continuando a confrontarci sulle opere di Procaccini, fino allo scorso Natale, quando un insolito silenzio mi ha fatto capire che qualcosa stava irrimediabilmente cambiando. Qualche tempo fa ho appreso da Anthea della dipartita di Hugh, avvenuta il 26 marzo, poco prima di compiere 83 anni.

La tristezza per la sua scomparsa, avvenuta a pochi giorni da quella di Umberto, mi ha spinta a riannodare i fili dei ricordi di un periodo indimenticabile della mia esperienza professionale e umana, colma di gratitudine per averla vissuta.

 

Odette D’Albo, 22 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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