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Ludovica Zecchini
Leggi i suoi articoliNel teatro sempre più competitivo dell’alta gioielleria, Hong Kong continua a funzionare come un sofisticato barometro del gusto e della fiducia nel segmento high-end. Ma, accanto alla retorica dell’eccezionalità, vediamo come il mercato premi in modo sempre più netto solo ciò che risponde a criteri stringenti di naturalità, provenienza e qualità. È in questo contesto che si inserisce la Hong Kong Jewels Auction di Phillips del 30 marzo, affiancata da una vendita online dal 23 al 31 marzo, costruita secondo una grammatica ormai chiara: pochi pezzi, altamente selezionati, con forte densità simbolica oltre che commerciale.
A guidare l’incanto è un anello con smeraldo colombiano da 9,22 carati, non trattato a olio, stimato circa 640-830 mila dollari. Un lotto che intercetta uno dei nervi scoperti del mercato attuale, ovvero la progressiva rarefazione di gemme naturali non trattate di alta qualità, soprattutto nel segmento degli smeraldi colombiani, dove la combinazione di colore saturo, trasparenza e purezza prossima all’eye-clean resta eccezionale. Attorno a questo fulcro si sviluppa una sezione di gemme colorate che privilegia provenienze e integrità materica.
Tra queste la collana Colombian Muzo con undici smeraldi “Muzo” per un totale di 45,94 carati (provenienti dalla leggendaria miniera di Muzo, stimata tra circa 545-770 mila dollari) insiste sul valore di un’origine storicizzata e sulla maestria artigianale, mentre sul fronte dei rubini emerge un anello con pietra birmana non riscaldata da 5,39 carati (circa 450-580 mila dollari), indicativo della crescente pressione della domanda su esemplari naturali oltre i cinque carati. A completare il segmento, un bracciale con rubini per complessivi 23,81 carati (circa 140–190 mila dollari) e una collana con rubini per circa 56,98 carati (circa 230–320 mila dollari) ampliano l’offerta mantenendo una coerenza qualitativa.
Burmese Unheated Sapphire and Diamond Ring
Colombian Muzo Emerald and Diamond Necklace
Non meno significativo il comparto degli zaffiri, dove un anello con zaffiro birmano non trattato da 13,18 carati, stimato tra circa 128-230 mila dollari, si affianca a una coppia di orecchini con zaffiri di Ceylon non riscaldati (tra circa 154-230 mila dollari). Qui il mercato sembra premiare soprattutto l’omogeneità cromatica e la certificazione dell’origine.
La sezione dei diamanti colorati conferma la polarizzazione su pietre ad alta riconoscibilità visiva. Da un lato, un anello con diamante fancy light pink da 4,05 carati, purezza Internally Flawless, stimato tra circa 250-580 mila dollari, gioca sulla rarità di una tonalità delicata ma sempre più contesa. Dall’altro, una collana con pendente con diamante fancy intense yellow da 20,04 carati (circa 200-280 mila dollari) punta su dimensione e saturazione, due parametri imprescindibili per rispondere a una domanda internazionale. Più trasversale, e in qualche misura strategica, è la presenza della collana firmata Glenn Spiro con perle naturali, seed pearls, diamanti e giadeite ghiacciata, stimata tra circa 300-770 mila dollari. Un pezzo unico che tenta di coniugare linguaggio contemporaneo e materiali tradizionali, culminando in una grande perla pendente di qualità rara.
Nel segmento dei gioielli firmati, Phillips insiste su due direttrici consolidate: iconicità e storicità. La spilla “Panthère” di Cartier con diamanti, onice e smeraldi (circa 140–260 mila dollari) ribadisce la forza di un motivo che continua a funzionare come segno immediatamente riconoscibile, mentre il bracciale Cartier Art Déco del 1931, con rubini, smeraldi, zaffiri e diamanti (circa 100-230 mila dollari), introduce un elemento ulteriore: la dimensione archivistica, rafforzata dalla documentazione della maison e da uno stato conservativo prossimo al museale. Chiude il percorso la giadeite, proposta in una coppia di orecchini (circa 173-230 mila dollari) e in una demi-parure (circa 140-230 mila dollari), entrambe caratterizzate da tonalità verde intensa e buona traslucenza. In un mercato sempre più selettivo, è proprio questa coerenza qualitativa a determinare la tenuta delle stime.
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