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Giovanna Gregori

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Giovanna Gregori

Giovanna Gregori e la creatività di AIDAF

L’Executive Director dell’Associazione Italiana delle Aziende Familiari racconta come e con quali progetti l’arte possa essere un pilastro nella cultura d’impresa, un catalizzatore di innovazione e uno strumento per il welfare aziendale

Nicola Zanella

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AIDAF, l’Associazione Italiana delle Aziende Famigliari, nel 2023 ha deciso di proporre ai suoi associati un focus su arte e impresa declinandolo con vari progetti e seminari. Nel 2024, porta questo tema a un livello superiore e decisamente innovativo: alcune aziende AIDAF ospiteranno infatti la mostra di un giovane artista italiano e, messe a sistema, comporranno la collettiva «Produrre Futuro». A raccontarci il tutto è Giovanna Gregori, Executive Director dell’associazione, fortemente convinta che l’arte possa essere un pilastro nella cultura d’impresa sia come catalizzatore di innovazione sia come strumento per il welfare aziendale. In un’associazione come AIDAF, in cui spesso il focus è il passaggio generazionale, l’arte viene vista come un asset fondamentale per un’azienda che sia sostenibile e rigenerativa.

Quali sono i benefici effettivi che lavorare con l’arte determina per le aziende?

Sono molteplici. Innanzitutto per le aziende c’è un beneficio sui processi legati all’innovazione. Quelle aziende che danno ai propri dipendenti accesso all’arte sul luogo di lavoro plasmano un ambiente stimolante e creativo, e quindi massimamente performante, ad esempio nel numero di brevetti registrati. L’arte può avere un riscontro per l’azienda sia a livello esterno, quindi in termini di comunicazione e reputazione, sia interno, ed è il caso che ritengo più interessante, ossia quando il target del sodalizio con l’arte sono i dipendenti, diventando un vero strumento di welfare aziendale. I benefici, che siano la fidelizzazione dei dipendenti o la capacità di essere più innovativi nei processi aziendali, avvengono anche con la semplice esposizione di opere nell’ambiente di lavoro, ma ovviamente aumentano a livello esponenziale se il rapporto con l’arte diventa sistemico, ad esempio con workshop o ospitando artisti attraverso residenze in-house. E questo a prescindere dal core business dell’impresa.

Quindi perché lei e la presidente Cristina Bombassei avete deciso di proporre questo focus ai vostri associati? Se non sbaglio ciclicamente scegliete dei temi da affrontare, sempre cogenti alla situazione contemporanea.

Tra i temi «core» dell’associazione, come ad esempio la cultura d’impresa, c’è anche il passaggio generazionale: la sfida per l’azienda è creare valore, sempre maggiore, per passarlo alla generazione successiva, un valore non solo economico, ma anche culturale e sociale. Facciamo dei focus che si sviluppano in diversi anni e su diversi livelli. Quest’anno, portiamo avanti il tema della cultura declinato sull’arte (iniziato nel 2023) e offriamo alle aziende AIDAF la possibilità di adottare giovani artisti con una mostra/progetto che si intitolerà «Produrre Futuro». Produrre nel senso di creare un futuro, creare più valore di quello che si è preso e trovato. Le aziende prendono valore dalla società, ma l’obiettivo è che ne generino ancora di più, nell’ottica di un’azienda famigliare etica e sostenibile.

Bello che facciate da stimolo attivo per i vostri associati, non riducendovi al ruolo di contenitore passivo.

Nell’integrazione dello statuto, avvenuta nel 2022, AIDAF si impegna a fare da guida ai propri associati nel vasto mondo della sostenibilità, identificando alcune aree in cui fornire delle linee di supporto per creare uno sviluppo sostenibile e duraturo. In queste aree c’è senza dubbio la cultura nonché l’impatto positivo che un’azienda può avere sul territorio e sulle comunità locali. Impatto che tra l’altro avviene da sempre, ad esempio attraverso azioni volte a conservare il patrimonio artistico-culturale, ma anche, perché no, attraverso la promozione e il supporto di giovani artisti.

A livello normativo quali sono gli incentivi necessari perché il binomio arte-impresa possa prosperare?

L’ArtBonus è molto apprezzato, ad esempio dagli imprenditori che hanno già una passione personale e attraverso questo incentivo coinvolgono anche la propria azienda. La cosa su cui si potrebbe lavorare è quella di aumentare le aree di premialità legate all’arte e alla cultura. Ad esempio portare l’arte in azienda, in quanto attività connessa con il welfare aziendale, dovrebbe essere premiato e incentivato. Si tratta di un’attività che innesca un circolo virtuoso: se tu crei un ambiente di benessere per i dipendenti, e allo stesso tempo contribuisci al sistema culturale italiano sostenendo giovani artisti, stai creando valore per la collettività. E questa creazione di valore deve essere riconosciuta.

AIDAF conta oltre 300 associati. Mi può raccontare alcuni casi virtuosi di rapporto tra arte e azienda? Mi viene in mente la Fondazione Ermanno Casoli legata a Elica, ma ci sono anche casi più nascosti e meno conosciuti.

Sicuramente la Fondazione Casoli e l’azienda Elica fanno da tempo attività importanti e sono grandi innovatori sul tema. Anche Irinox della nostra consigliera Katia da Ros ha portato l’arte in azienda. Realdoc che si occupa di agricoltura fa attività legate al mondo dell’arte, soprattutto nel campo dell’education. Ovviamente Illy caffè, che ha fatto dell’arte un grande strumento di comunicazione, ma anche un investimento con Illy Art Collection, le tazzine da caffè reinterpretate da grandi artisti. G Group, che è una delle più grandi agenzie per il lavoro in Europa, partendo dalla passione per l’arte del suo amministratore delegato Stefano Colli-Lanzi, ha creato un’importante corporate collection.

La interrompo, non spoileriamole tutte. Sarebbe bello fare un articolo apposta dedicato alle varie aziende AIDAF. Parliamo invece di Giovanna Gregori: quali esperienza artistiche particolarmente arricchenti consiglia di fare?

La prima cosa che mi viene in mente è la Biennale d’Arte di Venezia, senza dubbio, perché è sempre un’esperienza di apertura mentale, qualunque sia il curatore. La Biennale ha sempre una forte connotazione sociale e andando oltre ad arte-impresa è fondamentale guardare al rapporto tra arte e società e a Venezia questo binomio viene sempre scandagliato in profondità. Invito sempre tutti a visitare la Biennale per aprire gli occhi sull’arte del mondo, anche quella lontana dai nostri canoni estetici e culturali. Inoltre, credo profondamente nella capacità degli artisti di vedere oltre e che oltre a denunciare i mali del nostro tempo sappiano immaginare le soluzioni. Il potere immaginifico degli artisti mi dà grande speranza per il futuro.

Guardare al futuro è un’espressione che ricorre spesso nelle sue parole. Quali sono le sfide di AIDAF per il futuro?

Le sfide principali sono quelle di promuovere sempre meglio e sempre di più il paradigma dell’impresa rigenerativa, che è un passo avanti rispetto a quella sostenibile. Sostenibile significa soddisfare le esigenze della generazione presente senza compromettere quelle future. Invece nella parola rigenerativa è costudita la volontà di ripristinare ciò che è stato tolto, rovinato o depauperato. L’arte ha in sé un’essenza rigenerativa e l’imprenditore è il primo dei creativi perché deve essere è un ottimista, non può non esserlo, non potrebbe fare quello che fa! Un’altra sfida che ritengo fondamentale è stimolare e aiutare la convivenza generazionale, soprattutto perché nei prossimi dieci avverranno importantissimi passaggi aziendali all’interno delle famiglie. La ricchezza risiede nella diversità, anche generazionale.

Nicola Zanella, 21 maggio 2024 | © Riproduzione riservata

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