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Michele Coppola
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Scrivere e raccontare di Umberto Allemandi è inevitabilmente complesso. Ho ripensato spesso in questi giorni al nostro primo appuntamento durante la trattativa per l’acquisizione. Intorno al tavolo del ristorante Scatto, alle Gallerie d’Italia di piazza San Carlo a Torino. Non ci vedevamo da qualche anno. Non immaginavo quali sarebbero state le sue prime parole importanti, dopo i convenevoli. Mancava ancora un accordo, qualche distanza restava. La parte tecnica era conclusa e non volevo una discussione su dettagli puntuali. Ma lui era già oltre: «Io ho già deciso a chi affidare la mia storia, ho scelto a chi chiedere di portare avanti il lavoro fatto. Dunque, oggi possiamo parlare del futuro dell’editoria d’arte e del nostro giornale», disse. E con questo spirito, sempre, abbiamo parlato e lavorato nell’anno trascorso insieme. Sono stati molti gli scambi, le email, le telefonate e gli incontri a casa sua. Umberto Allemandi è rimasto un’autorità per la casa editrice anche dopo averla venduta. Ha partecipato a ogni nostra occasione pubblica, anche alla festa di Natale: il primo compleanno del nuovo corso. Mi piace credere che fosse presente per sottolineare quanto avesse avuto ragione nello scegliere questo secondo tempo della Allemandi. Non è solamente un fatto di numeri, di sostenibilità economica. È un tema di identità, di valori, di visione. Questo è il lascito più delicato e prezioso di questa storia imprenditoriale italiana. Sono accadute tante cose in pochi mesi, dalla conferenza stampa dell’ingresso dei nuovi soci (Intesa Sanpaolo, Fondazione 1563 della Compagnia di San Paolo e Fondazione CRC) fino alla presentazione del palinsesto a Milano poche settimane fa: pubblicati tanti libri, scritte pagine e realizzati inserti speciali di «Il Giornale dell’Arte», avviati molti nuovi progetti. Un inizio impossibile da prevedere così di successo. Questo è il messaggio che vogliamo affiancare al ricordo di Umberto. Le poche righe pubblicate qui rappresentano la volontà di rinnovare proprio, in questa circostanza, la nostra idea su come essere editori d’arte; un’idea figlia dell’intuizione di Umberto e pilastro di un modello che non può rinunciare all’innovazione, alla sfida digitale e social, ma che vede nel rigore e nella qualità le parole più forti del nostro progetto editoriale.
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