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Graziella Melania Geraci
Leggi i suoi articoliAlla sua prima apparizione pubblica in qualità di direttore generale dei Musei, Luca Mercuri ha presenziato ieri, 5 novembre, alla riapertura della Casa dell’Atrio a Mosaico e della Casa a Graticcio nel Parco Archeologico di Ercolano; insieme a lui la direttrice del Parco, Federica Colaiacomo, Francesco Sirano, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Mann), il gen. Giovanni Capasso, Unità Grande Pompei, e Jane Thompson del Packard Humanities Institute.
Le case, chiuse da decenni, vengono restituite alla fruizione pubblica grazie al Progetto Domus che ha già visto la riapertura, tra il 2025 e il 2026, della Casa del Colonnato Tuscanico, della Casa del Sacello di Legno e della Casa del Mobilio Carbonizzato, e che vedrà come step successivo la Casa dell’Apollo Citaredo. L’intero intervento è finanziato con cinque milioni di euro che hanno riportato allo splendore alcune tra le più importanti domus del sito nell’ambito di un approccio fondato sulla manutenzione programmata e sulla conservazione a scala urbana.
«Il Parco Archeologico di Ercolano rappresenta un modello di buone pratiche all’interno del nostro sistema culturale nazionale, dichiara Luca Mercuri. La collaborazione con il Packard Institute costituisce un ottimo protocollo tra pubblico e privato e dimostra proprio quanto questo aspetto possa cambiare il volto dei nostri beni culturali. Ercolano è stato uno dei primi siti che ha sviluppato l’attenzione e l’approccio alla manutenzione preventiva e programmata per cui non si interviene sui monumenti solo quando si verifica un qualche tipo di emergenza ma attraverso una cura continua e costante che garantisce un sito sempre ampiamente fruibile e che si rinnova in maniera quasi invisibile».
La Casa dell’Atrio a Mosaico è tra le più vaste di Ercolano con 1.200 metri quadrati di estensione, chiamata così proprio per il bellissimo tappeto mosaicato dell’ingresso; proprio l’atrio presenta il caratteristico andamento «ondulato» del pavimento causato dal peso dei materiali vulcanici. Gli interventi hanno previsto lo smontaggio e la ricostruzione della copertura compluviata, la manutenzione dei solai esistenti, la messa in sicurezza, la ricostruzione dei solai (eseguita in legno per alleggerire le mura archeologiche), i dipinti murali, gli intonaci e gli stucchi sono stati consolidati e recuperati, i soffitti decorati sono stati smontati e poi recuperati in loco, i legni carbonizzati sono stati documentati mentre le teche ove necessario sostituite.
La Casa a Graticcio si presenta con una bottega annessa e il quartiere abitativo ai piani superiori e costituisce l’unico edificio del sito a conservare l’intero primo piano, riproponendo l’originario «opus craticium» per le partizioni verticali, una tecnica edilizia che consiste in un’intelaiatura lignea con riquadri riempiti da malta e pietre. La domus evidenziava un’elevata fragilità, accentuata dai preziosi arredi in legno carbonizzato sigillati nel fango vulcanico al primo piano, oltre alle partizioni a graticcio. Il restauro si è concentrato sul consolidamento strutturale, sulla messa in sicurezza e consolidamento degli apparati pittorici, delle pavimentazioni e dei manufatti lignei originali.
«Restituire al pubblico due case rimaste chiuse per decenni significa aprire le porte a luoghi straordinari per architettura, decorazioni e stato di conservazione, afferma Federica Colaiacomo, ma significa anche mostrare un modo di lavorare: con il Progetto Domus consideriamo le dimore come parti di un unico patrimonio da conservare e mantenere nel tempo».
L’accesso pubblico alla Casa dell’Atrio a Mosaico sarà possibile da oggi, 6 novembre, al 31 dicembre tutti i giorni, mentre per la Casa a Graticcio l’ingresso sarà dall’11 novembre ogni mercoledì per gruppi di 5 persone dalle ore 9 alle 12.
Casa dell’Atrio a Mosaico. Courtesy Parco Archeologico di Ercolano
Graziella Melania Geraci
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