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Cento artisti riuniti a Bassano del Grappa in un osservatorio biennale che indaga trasformazioni linguaggi e prospettive della pittura contemporanea in Italia
- Nicoletta Biglietti
- 02 maggio 2026
- 00’minuti di lettura
Jacopo Zambello, «Gilgamesh ed Enkidu», 2024.
Courtesy l’artista e The Bank.
«Ensemble 2026», un'antologia sulla pittura italiana under 40
Cento artisti riuniti a Bassano del Grappa in un osservatorio biennale che indaga trasformazioni linguaggi e prospettive della pittura contemporanea in Italia
- Nicoletta Biglietti
- 02 maggio 2026
- 00’minuti di lettura
Nicoletta Biglietti
Leggi i suoi articoliCento artisti under 40 riuniti negli spazi della Fondazione THE BANK ETS, a Bassano del Grappa (VI), per «Ensemble 2026», osservatorio biennale sulla pittura emergente in Italia e primo appuntamento di un progetto espositivo dedicato alle nuove generazioni di artisti, a cura di Cesare Biasini Selvaggi. Il progetto osserva la parabola della pittura contemporanea italiana, restituendone la complessità e le trasformazioni in corso. In questo quadro si inserisce una mostra che rinuncia a una tesi univoca e a un andamento lineare, scegliendo accostamenti e relazioni aperte tra le opere. Ne deriva una struttura non gerarchica, in cui le pratiche artistiche attraversano la pittura, installazione, video e performance, interrogando i confini del medium e le sue trasformazioni. Parallelamente emerge una riflessione sulla meta-pittura e sul rapporto tra figurazione e astrazione, mentre i «generi tradizionali» − ritratto, paesaggio, natura morta − vengono ripensati come strutture aperte e non definitive. «La mostra, afferma il curatore, si presenta come una sfida necessaria e, per certi versi, una provocazione coraggiosa nel panorama culturale odierno. Non si tratta solo di una rassegna, ma di un’azione di sostegno verso la scena artistica dei pittori nati dagli anni Novanta e attivi in Italia, che troppo spesso fatica a trovare il giusto riconoscimento, specialmente fuori dai nostri confini. Il fascino di questa esposizione risiede nel confronto con un linguaggio atavico che molti, ciclicamente, si affrettano a definire obsoleto. Eppure, osservando le opere in mostra, il pubblico potrà sperimentare quanto pittura oggi agisca in una direzione ostinata e contraria rispetto alla saturazione visiva digitale. Per chi crede nel potere del pigmento e della tela, questo osservatorio è una tappa che contribuisce a evidenziare quanto la pittura sia, oggi più che mai, un linguaggio attuale e necessario». Il titolo, «Ensemble 2026», si inserisce in questa logica corale, richiamando la dimensione collettiva del progetto e il «diritto all’Insieme» del Salon d’Automne di Parigi. Le cento voci in mostra costruiscono così una polifonia visiva che trasforma l’esposizione in un montaggio di prospettive e immaginari condivisi. In questo stesso orizzonte si collocano anche i riferimenti trasversali a letteratura, cinema, danza e cultura digitale, non come mere citazioni ma stratificazioni visive che attraversano le opere. Il percorso si sviluppa per prossimità e contrasti, senza un ordine prestabilito, e richiede uno sguardo attivo e mobile. Come sottolinea il curatore, «il progetto nasce come dispositivo di osservazione ricorrente, volto a registrare nel tempo le trasformazioni della pittura contemporanea in Italia e a restituire una geografia più articolata del Paese».