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La missione egiziana del Supreme Council of Antiquities ha riportato alla luce un articolato complesso sepolcrale databile tra la Tarda Epoca e il periodo greco-romano, arricchendo le conoscenze sui rituali funerari e sulle allora relazioni commerciali nel Mediterraneo
- Giorgio Valentini
- 23 luglio 2026
- 00’minuti di lettura
Una fotografia di 560 ushabti in faience rinvenuti nella necropoli di Tell Athar Quesna
Courtesy Egyptian Ministry of Tourism and Antiquities
Egitto, scoperti 560 ushabti e ceramiche di Rodi nella necropoli di Tell Athar Quesna
La missione egiziana del Supreme Council of Antiquities ha riportato alla luce un articolato complesso sepolcrale databile tra la Tarda Epoca e il periodo greco-romano, arricchendo le conoscenze sui rituali funerari e sulle allora relazioni commerciali nel Mediterraneo
- Giorgio Valentini
- 23 luglio 2026
- 00’minuti di lettura
Giorgio Valentini
Leggi i suoi articoliUna rete di scambi che collegava l’Egitto al Mediterraneo orientale e pratiche funerarie ancora in parte inedite emergono dagli ultimi scavi nella necropoli di Tell Athar Quesna, nel governatorato di Menoufia, nel Delta del Nilo. La missione egiziana del Supreme Council of Antiquities ha riportato alla luce un articolato complesso sepolcrale databile tra la Tarda Epoca e il periodo greco-romano, arricchendo le conoscenze sui rituali funerari e sulle relazioni commerciali dell’Antico Egitto.
Tra i reperti più significativi figurano ceramiche d’importazione provenienti dall’isola greca di Rodi, compreso il frammento di un’ansa con il marchio del produttore, testimonianza dei vivaci rapporti commerciali che univano il Delta del Nilo alle rotte mediterranee. Accanto ai manufatti d’importazione sono stati recuperati piatti, giare, grandi contenitori e due lucerne; uno dei vasi conservava ancora residui organici probabilmente riconducibili ai processi di mummificazione o ai rituali funerari, attualmente oggetto di analisi.
Il complesso funerario presenta una pianta accuratamente progettata: una sala principale introduce a diverse camere sepolcrali attraverso ingressi voltati, di cui restano ancora porzioni significative nonostante il crollo delle coperture. All’interno sono state rinvenute numerose sepolture, molte delle quali con i defunti deposti nella cosiddetta posizione osiriaca, associata al culto di Osiride e alla credenza nella rinascita ultraterrena.
Di particolare rilievo è il ritrovamento di 560 ushabti in faience, distribuiti in due gruppi, raffiguranti la tradizionale iconografia osiriaca e, in alcuni casi, recanti iscrizioni ispirate al Libro dei Morti. Il corredo comprende inoltre amuleti in pietre semipreziose, tra cui l’Occhio di Horus, il nodo di Iside (Tyet) e amuleti digitali, destinati a garantire protezione e rigenerazione nell’aldilà, oltre a centinaia di perle in faience blu e verde che dovevano costituire una rete funeraria posta sul corpo del defunto.
Gli archeologi hanno documentato anche una pratica funeraria inconsueta: un individuo era stato sepolto con piatti ceramici collocati sotto entrambe le braccia e tra le cosce, alcuni dei quali conservavano tracce di sostanze rituali.