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Giorgia Maffioli Brigatti
Leggi i suoi articoliUn androgino vestito bianco a vita stretta, con un cappuccio largo, un colletto appuntito da cui spunta una cravatta ricamata a punto croce con motivi palestinesi: questo abito della collezione Kalt (2024), recentemente acquistato dal Victoria and Albert Museum (V&A) di Londra, è esposto nella Jameel Gallery a South Kensington e mi trasmette un sentimento di resistenza e resilienza. L’abito è posto di fronte a una delle più importanti opere d’arte del Cinquecento iraniano, il tappeto di Ardabil. Uno tra i più grandi e rinomati tappeti persiani, oltre che il più antico tappeto datato (946 H./1539-40 d.C.) al mondo, con circa 5.300 nodi in un’area di 10x10 cm, commissionato dalla corte Safavide (Shah Tahmasp I) per il Santuario di Ardabil, in Iran. Oggi lavoro a stretto contatto con queste opere eccezionali, come assistente curatrice del Medio Oriente al V&A. Di recente ho potuto conoscere Zeid Hijazi, il designer palestinese che ha creato il look di KALT, e posso contribuire all’espansione della collezione del museo.
Il V&A colleziona arte del mondo islamico da circa 200 anni e oggi sono più di 19mila le opere provenienti dal Medio Oriente e dal Nord Africa, dal VII secolo al contemporaneo. È un lavoro estremamente dinamico, dall’organizzazione di mostre alle conferenze, alle pubblicazioni e alla ricerca. Spesso collaboro con chi si occupa di curatela, di studio e di produzione artistica su progetti espositivi e di valorizzazione che coinvolgono la collezione.
Dopo il liceo classico Manzoni di Milano ho iniziato a studiare Storia dell’arte, prima all’Università di Cambridge e poi specializzandomi in Arte iraniana al Courtauld Institute of Art di Londra. A Cambridge sto terminando il Dottorato dedicato al patrimonio olfattivo iraniano ricostruito tramite le arti visive e la letteratura tra Cinque e Settecento, all’epoca dei Safavidi. Ho precedentemente lavorato come Assistente Curatrice al Museo d’Arte della Svizzera Italiana a Lugano e come Visiting Researcher al Fitzwilliam Museum di Cambridge.
Guardando all’Italia, nonostante oggi non ci siano istituzioni dedicate esclusivamente all’arte islamica, il nostro Paese è ricco di opere uniche, preservate in molte importanti collezioni pubbliche e private. L’arte islamica, infatti, è stata per secoli in stretto dialogo con l’Italia. Basti pensare alla carta turchina, elemento fondamentale della scuola coloristica veneziana, così chiamata perché importata attraverso l’Impero Turco Ottomano, oppure al prezioso blu oltremare utilizzato da Giotto e da altri maestri italiani, ottenuto dal lapislazzulo estratto nelle miniere dell’Asia centrale e dell’altopiano iranico.
Gli scambi commerciali, artistici e intellettuali tra l’Italia e il mondo islamico furono moltissimi. Per secoli il Medio Oriente rappresentò il principale snodo di trasmissione verso l’Europa di conoscenze, tecnologie e modelli culturali provenienti dall’Asia, dalla Cina e dal Sud-Est asiatico: dalla carta a numerosi motivi decorativi, come il drago e l’angelo, fino a innovazioni scientifiche, mediche e matematiche. Questi saperi furono assimilati, sviluppati e arricchiti nei grandi centri del mondo islamico prima di raggiungere l’Italia attraverso le reti commerciali e culturali del Mediterraneo.
Non a caso, la conoscenza dell’arabo e le traduzioni dall’arabo al latino permisero la riscoperta di numerose opere della tradizione greca, contribuendo in modo significativo alla formazione del pensiero europeo tra il Medioevo e il Rinascimento.
Grande fonte di ispirazione nel mio percorso è mia nonna, Ughetta Radice Fossati, fondatrice di Progetto Itaca, Onlus per la salute mentale in Italia: con lei discutiamo di come promuovere la Pace in un mondo sempre più diviso e in cui il conflitto viene scelto come soluzione «immediata», senza conoscere la Storia, l’Arte, i Principi e i Valori di ogni Cultura. Solo la conoscenza può migliorare la capacità di dialogo con chi ha punti di vista differenti, soprattutto quando si tratta di temi complessi e scomodi. Spesso parliamo di un luogo per la Pace, in cui oggetti antichi e contemporanei possano ispirare al dialogo e all’accoglienza. Sarebbe bello se fosse un Museo d’Arte! Desidero promuovere una prospettiva in cui il Medio Oriente non sia un luogo da conquistare, ma da conoscere e apprezzare. Ho molti progetti per il futuro, e sicuramente un Museo come Progetto d’Arte, Cultura ed Educazione per la pace (P.A.C.E.) è uno di questi!