Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Porta Corano in metallo ageminato, epoca mamelucca

Foto Mattia Guidetti

Image

Porta Corano in metallo ageminato, epoca mamelucca

Foto Mattia Guidetti

Dall’età faraonica all’Egitto contemporaneo: l’idea di un’unica civiltà

undefined

Mattia Guidetti

Leggi i suoi articoli

Tra i nuovi musei del Cairo, il Museo Nazionale della Civiltà Egiziana (Nmec), inaugurato nel 2021 ad al-Fustat, ha un ruolo centrale ma ancora poco discusso. Inserito nel più ampio rinnovamento del panorama museale cairota, il museo propone una sintesi inedita delle diverse epoche storiche del Paese in un’unica sede.

Per la prima volta, il Nmec riunisce manufatti e resti dall’epoca faraonica a quella islamica, secondo una logica «un Paese-un museo». Prima della sua apertura, le diverse fasi storiche erano presentate in istituzioni separate; tali musei continuano a esistere, ma il Nmec si propone come spazio di racconto unitario della lunga durata della civiltà egiziana. La grande sala centrale enfatizza questa idea di continuità, mentre lo spazio ipogeo ospita le mummie reali del Nuovo Regno, presentate come antenati simbolici della nazione.

All’interno dell’area espositiva spicca la sezione dedicata al periodo islamico, centrale per l’identità storica egiziana. Essa segue la fase copta, che dal VII secolo non viene sostituita ma affiancata, e si conclude con tre figure della nascita dell’Egitto moderno: Muhammad ʿAli, il khedivè Ismail e il re Faruq, richiamate anche dall’opera «Al-Fellaha» di Mahmoud Mukhtar.

Dal punto di vista collezionistico, per il periodo islamico il Nmec espone prestiti provenienti dal museo di riferimento, ovvero il Museo di Arte Islamica del Cairo (fino al 1952 Museo Nazionale di Arte Araba), che conserva circa 100mila manufatti, dei quali poco meno di 4.500 attualmente esposti. Proprio in considerazione del fatto che l’Egitto possiede una delle tradizioni museali più antiche al mondo per quanto riguarda l’arte islamica (il primo nucleo della collezione risale al 1880 e l’attuale sede di Bab al-Khalq fu inaugurata nel 1902), risulta particolarmente interessante analizzare le scelte espositive adottate al Nmec.

Brocca e bacile in metallo ageminato, epoca mamelucca. Foto Mattia Guidetti

Mahmal (baldacchino), epoca del khedivè Ismail (XIX secolo). Foto Mattia Guidetti

A partire dai primi anni Duemila, numerosi musei con importanti collezioni di arte islamica hanno avviato ristrutturazioni che hanno coinvolto tanto gli allestimenti quanto la denominazione delle sezioni.

Tali interventi riflettono concezioni differenti circa ciò che un’esposizione di arte islamica dovrebbe comunicare al pubblico: un percorso storico-dinastico, un racconto dei valori della civiltà musulmana, oppure un approccio centrato su materiali, tecniche e qualità estetiche degli oggetti.

La sezione finale del percorso espositivo del Nmec evidenzia due aspetti spesso associati all’arte islamica, pur restituendone solo parzialmente la complessità: aniconicità e funzione religiosa. Un’installazione video insiste sulla continuità delle tecniche artistiche e artigianali nel corso dei secoli, mettendo in relazione la produzione storica con pratiche artigianali contemporanee nei campi della lavorazione di legno, metallo, tessuti e ceramica, includendo anche riferimenti all’arte libraria, fondamentale nel panorama artistico islamico ma assente dall’esposizione, nonostante il Cairo conservi esempi straordinari presso la Dār al-Kutub. La decorazione degli oggetti esposti privilegia motivi geometrici, vegetali ed epigrafici, con scarsa presenza di figure umane o animali. L’eccezione principale è la vetrina delle ceramiche fatimidi, ricche di immagini figurative e legate a una dinastia sciita, spesso, erroneamente, ritenuta più incline alla figurazione. La selezione operata al Nmec enfatizza dunque quello che viene spesso definito «aniconismo dell’arte islamica», un tratto certamente rilevante per l’arte religiosa del mondo musulmano, ma non esaustivo delle sue possibilità iconografiche, che, fuori dagli spazi sacri, includono frequentemente figure umane e animali. Nell’economia dell’allestimento, la presenza di figurazione sulle ceramiche fatimidi risulta accettabile ricorrendo alle presunte specificità sciite, rafforzando una lettura semplificata del fenomeno.

La scelta, significativa rispetto alle ampie collezioni non religiose del Museo di Arte Islamica del Cairo, tende a ridurre l’arte islamica alla sua funzione cultuale, presentandola soprattutto come espressione della religione. Questa scelta, per quanto legittima, risponde alle aspettative di una parte consistente del pubblico e rafforza l’idea che l’identità religiosa abbia plasmato in modo totalizzante la vita e la produzione artistica delle società musulmane.  La realtà storica, come noto, è più articolata. Le modalità espositive dell’arte islamica sono molteplici e ciascuna mette in luce aspetti diversi. Al Nmec del Cairo si è optato per una lettura che rispecchia una tendenza contemporanea presente in parte del mondo musulmano e che trova eco nella percezione diffusa, anche al di fuori di esso, di società fortemente normate da un paradigma religioso aniconico. Inevitabilmente, come altrove, ogni scelta implica una perdita: in questo caso, di parti importanti del tutto. L’allestimento del Nmec, più che riflettere l’arte islamica prodotta in Egitto, la costruisce come discorso attraverso la selezione operata. Anche qui, l’esposizione ci dice più del presente che del passato.

Fregio musivo di epoca mamelucca. Foto Mattia Guidetti

Mattia Guidetti, 21 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Contrariamente all’opinione diffusa non è né iconoclasta, né aniconica, né ornamentale, né immutata nei secoli, né esclusivamente religiosa

Dall’età faraonica all’Egitto contemporaneo: l’idea di un’unica civiltà | Mattia Guidetti

Dall’età faraonica all’Egitto contemporaneo: l’idea di un’unica civiltà | Mattia Guidetti