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Prima edizione a stampa del «Canzoniere» e dei «Trionfi» di Francesco Petrarca

Courtesy di Biblioteca nazionale centrale di Roma

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Prima edizione a stampa del «Canzoniere» e dei «Trionfi» di Francesco Petrarca

Courtesy di Biblioteca nazionale centrale di Roma

Dalla Bibbia degli adulteri alle prime edizioni di Giordano Bruno, alla Biblioteca nazionale di Roma tesori mai visti

A 150 anni dalla sua fondazione, il 14 marzo 1876, l’istituzione accoglie un percorso con oltre 100 opere, tra manoscritti, lettere, incunaboli e disegni

Samantha De Martin

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C’è un’edizione rara del 1631 conosciuta come Bibbia degli adulteri a causa di un errore tipografico che ha trasformato uno dei dieci comandamenti in un invito a peccare: «Thou shalt commit adultery» («Commetterai adulterio»). E c’è la prima edizione a stampa del Canzoniere e dei Trionfi di Francesco Petrarca, una lettera intima autografa, inviata da Giacomo Leopardi al «nobil uomo il sig. conte Monaldo Leopardi» datata 27 aprile 1827 e firmata «suo amoroso figlio Giacomo». C’è la lettera di Leonor Fini a Elsa Morante con un raffigurato un vistoso gatto e poi un disegno di Carlo Levi, «Gli amanti». E ancora il manoscritto autografo de «Le città invisibili» di Italo Calvino, datato 23 luglio 1970, con un disegno «ispirato a Fausto Melotti». «Mi veniva da scrivere città sottili come le sue sculture: città su trampoli, città ragnatela», appuntava lo scrittore. 

Sono solo alcuni dei cento pezzi, alcuni dei quali inediti, parte della mostra «Tesori-Il patrimonio della Biblioteca nazionale centrale di Roma» che la prima biblioteca nazionale, inaugurata dopo che Roma divenne capitale del Regno d’Italia, espone fino al 2 aprile 2027 in occasione dei 150 anni dalla sua istituzione (1876-2026). Il percorso procede per nuclei: i codici altomedievali con le «Confessioni» di Sant’Agostino (VI secolo), il più antico e completo testimone dell’opera, i manoscritti miniati umanistici di lusso esemplati per pontefici e cardinali, come il Salterio di Sisto IV. Seguono i libri a stampa, con la collezione di incunaboli, la sezione di edizioni stampate da Aldo Manuzio, fino ad esemplari rari come le prime edizioni delle opere di Giordano Bruno. C’è anche una traduzione di favole di Esopo in lingua latina, stampate a Roma nel 1473. Di forte valenza scientifica ed estetica sono le Collezioni Cartografiche, della Grafica e la Romana: il Planisfero di Pareto del 1455, l’Indicatore della Qibla, con la prima rappresentazione nota dell’America in una mappa araba, e poi le vedute di Roma, da Nolli a Liverani, dal Tempio di Vesta al Colosseo di notte. Il disegno preparatorio con una veduta giovanile di Caspar van Wittel cattura con minuzia la Roma di fine Seicento, del quale si contano oggi sette varianti dipinte. La veduta di Ponte Ponte Sisto, durante l’analisi dell’opera, ha fatto intravedere sul fondo il disegno che delinea appena la Cupola di San Pietro, che finora gli studi consideravano assente. 

Le Collezioni Orientali e Africane raccontano invece un dialogo di culture che attraversa i continenti e il tempo, mentre le legature storiche ricordano che il libro è anche oggetto d’arte. L’Ottocento si fa spazio con Giuseppe Gioachino Belli, poeta della Roma popolare (in mostra con il volume VI dello «Zibaldone» con un simpatico disegno di un fenicottero, datato 17 marzo 1828), ma anche con un singolare cimelio dannunziano, un ventaglio in legno decorato in oro e cartoncino con i versi autografi della poesia «Mattinata», appartenuto a Barbara Leoni. Per la prima volta vengono esposti i manoscritti di alcune tra le più importanti opere di Calvino, concessi in comodato dalla casa editrice Mondadori, in aggiunta a materiali delle nuove acquisizioni: Il sentiero dei nidi di ragno, Le città invisibili, l’incipit della prima stesura de Il barone rampante, dove è possibile notare l’evoluzione del nome del protagonista, da Evaristo a Cosimo Piovasco. C’è poi poi il primo dei cinque bloc-notes delle Norton Lectures edite postume con il titolo Lezioni americane: sei proposte per il prossimo millennio, con la stesura della prima conferenza. Ad affiancarla la penna stilografica donata a Calvino dell’amico Bernardo Valli per il compleanno del 1983. Affascinante anche la prima stesura di Una vita violenta di Pier Paolo Pasolini, dattiloscritto con un disegno delle strade di Roma.

La mostra si snoda in tre ambienti distinti e accoglie i visitatori con i suoi tesori più antichi nella sala espositiva per poi condurli a scoprire la storia della Biblioteca attraverso documenti d’archivio lungo l’onda della navata centrale, fino al percorso dedicato al Novecento letterario che conclude la mostra nella Sala Italo Calvino. «L’esposizione, ha detto Massimo Osanna, capo Dipartimento Attività culturali del Ministero della Cultura, realizzata con cura filologica ed espositiva, finalmente presenta a tutti i pubblici tesori straordinari. È bello celebrare i 150 anni di una biblioteca alla base del nostro Ministero. Le biblioteche costituiscono una summa del sapere e testimoniano la vocazione trasversale della cultura». Il 14 marzo 1876 infatti, Roma, capitale d’Italia da appena cinque anni, apriva la sua grande Biblioteca nazionale, destinata a rappresentare l’Unità appena raggiunta. Per realizzare velocemente questa impresa, i fondatori non partirono da zero. La soppressione delle corporazioni religiose del 1873 portò al Collegio Romano, attorno alla Bibliotheca Major dei Gesuiti, oltre 70 raccolte conventuali, per circa 300mila volumi. È questo il cuore antico dell’Istituto, che oggi è una struttura moderna, in dialogo con le grandi biblioteche del mondo. In questa stratificazione di secoli, ricca di teologia, diritto e liturgia, è conservata la maggior parte delle rarità esposte in mostra. Eppure la Biblioteca non ha mai smesso di crescere e scegliere, trasformando il lascito del passato in un patrimonio vivo al servizio di studiosi, studenti e cittadini. «Questa mostra, ha ribadito il direttore generale della DG Biblioteche e istituti culturali, Paola Passarelli, rappresenta più forme d’arte. Le biblioteche hanno una duplice funzione: conservare e valorizzare attraverso lo studio e attraverso un’interpretazione di quello che viene trasmesso dal passato. Dietro questa mostra c’è uno studio, a testimonianza di come la biblioteca non sia solo un insieme di libri, ma di saperi che stanno costruendo il nostro presente e anche il nostro futuro».

Samantha De Martin, 23 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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