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Dettaglio di «L’incomunicabile (sogno)» (1932) di Vito Timmel

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Dettaglio di «L’incomunicabile (sogno)» (1932) di Vito Timmel

Coniugi triestini comprano prima dell’asta una collezione di 117 dipinti e la donano alla loro città

La vendita era prevista il 24 maggio da Stadion: il corpus di lavori di «scuola triestina» sarà esposto al Museo Revoltella

Camilla Bertoni

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Era tutto pronto: un compatto corpus di dipinti di fine ‘800 e primo ‘900 triestino, già in esposizione alla casa d’aste Stadion, sarebbe stato battuto il 24 maggio. Invece il Piave deve aver mormorato qualcosa, di nuovo: il «coup de théâtre», di quelli che non si vedono spesso, è avvenuto venerdì 17 maggio, alla faccia della proverbiale sfortuna attribuita a questa data, e le opere all’asta non ci vanno più. 

Dopo vari confronti con Soprintendenza, che ha ventilato la possibilità di vincolare l’intera collezione e renderla quindi indivisibile, e Comune, i 117 dipinti sono stati comprati in blocco da Annamaria e Luciano Luciani, imprenditori e mecenati triestini di lungo corso: reduci dalla vendita della loro fabbrica di formaldeide Alder, hanno investito nella raccolta una cifra che si aggira tra i quattro e i 500mila euro consentendo di mantenere unito l’insieme di opere che sono strettamente connesse. Ma ciò che rende ancora più eccezionale il fatto, è che l’intera collezione è stata messa a disposizione del Comune di Trieste con cui a breve verrà formalizzato l’atto di donazione. Destinazione: la Galleria d’Arte Moderna del Museo Revoltella

Ora a mormorare è la città, tra chi esulta in nome del bene pubblico e dello sviluppo del patrimonio culturale locale insieme alla vocazione turistica, e chi invece nutre poca fiducia nella capacità del pubblico di mantenere fede e rispettare le donazioni, tra i brontolii di chi aveva puntato già gli occhi sui dipinti per acquistarli all’asta e portarseli a casa propria e forse anche quelli di Furio Princivalli, titolare della casa d’aste che ha visto andare in fumo un’occasione eccezionale. In massa le persone sono confluite alla sala espositiva della Stadion per andare a vedere di che cosa si stesse parlando. Mai i dipinti di quella che si potrebbe chiamare «Scuola triestina», secondo il parere di Alessandra Tiddia, storica dell’arte locale, in forza al Mart di Rovereto dove è conservatrice e curatrice, avevano goduto di tanta notorietà. «La collezione rappresenta una testimonianza importante della specificità dell’arte triestina nei primi decenni del ‘900, spiega Tiddia che era stata richiesta dalla Stadion per presentare il corpus di opere.

«Mare rosso» (1923-24) di Vito Timmel

«Comprende artisti, come Scomparini, che si sono mossi in ambito ‘800, fino a Marchig che acquisisce influssi dalla Firenze degli anni ’20 del ‘900. In generale si tratta di artisti che assorbono le influenze nordiche, dalla Scuola di Monaco alla Secessione di Vienna, ma anche dal Novecento italiano, facendone un mix molto particolare che diventa la specificità di questo momento della vita artistica di Trieste. Ci sono opere di grandissimo valore, come quelle di Timmel, dagli “Incompatibili” al “Mare rosso”: un visionario, con un linguaggio che si radica a Vienna e nella pittura fauve, ma che poi viene trasposto in qualcosa che è solo ed esclusivamente suo. Un corpus di dipinti che meriterebbe, nel mondo dell’utopia, la creazione di un contenitore ad hoc». 

Dal canto suo l’assessore alla Cultura del Comune di Trieste, Giorgio Rossi, che ci tiene a precisare di provenire dal mondo dell’imprenditoria, ha le idee molto chiare: «Venerdì sono stato convocato in Soprintendenza dove mi attendevano i coniugi Luciani, e nel giro di 24 ore tutto è stato deciso con grande rapidità e lungimiranza», racconta quasi incredulo. «È stato come vincere alla lotteria: si tratta di un nucleo ricchissimo di capolavori, accanto a opere minori, comunque stimabili, che apparteneva alla famiglia Irneri, i cui eredi hanno scelto di patrimonializzare, frutto di grande impegno e investimento. Ora questo patrimonio resterà alla città». 

Per l’assessore la destinazione ideale è quella del Museo Revoltella che nei suoi piani deve completare, nel corso dei prossimi mesi, l’adeguamento e l’ammodernamento iniziato grazie agli introiti e al grande incremento di pubblico di cui il museo ha beneficiato attraverso la politica espositiva affidata ad Arthemisia (in corso fino al 30 giugno la mostra di Van Gogh). «Credo di non sbagliare di molto prevedendo un bilancio per il 2024 di 150mila presenze, continua l’assessore, per un museo che ne contava 20mila. Mi sono impegnato nella rinascita di questo museo e mi sto impegnando nei confronti dei coniugi Luciani, secondo le condizioni che stiamo sottoscrivendo: una mostra iniziale della collezione intitolata a loro nome con pubblicazione di relativo catalogo, successivamente una selezione delle opere concordata con i donatori a cui destinare uno spazio specifico del Revoltella, esponendole comunque tutte a rotazione nel tempo. Il museo grazie alla politica di questi anni ha ampliato la sua rete internazionale di relazioni e il suo pubblico, sta a noi ora renderlo stabile e affezionato con iniziative di valore e significato».

Camilla Bertoni, 22 maggio 2024 | © Riproduzione riservata

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