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Maurizio Cattelan, 2026

© Neue Nationalgalerie – Stiftung Preußischer Kulturbesitz / Ivan Erofeev

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Maurizio Cattelan, 2026

© Neue Nationalgalerie – Stiftung Preußischer Kulturbesitz / Ivan Erofeev

Cattelan: «Ho immaginato la Neue Nationalgalerie come una chiesa contemporanea»

È l’iconico edificio di Ludwig Mies van der Rohe a ospitare la prima grande mostra personale dell’artista italiano in Germania tra opere storiche e lavori nuovi, tra cui «Purgatory»


 

Chiara Caterina Ortelli

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Vent’anni dopo aver cocurato la quarta Berlin Biennale, Maurizio Cattelan torna a Berlino, questa volta da protagonista assoluto. Dal 10 settembre al 7 marzo 2027 la Neue Nationalgalerie ospita «NIGHT», la prima grande mostra personale dell’artista italiano in Germania, realizzata nell’ambito del Preis der Nationalgalerie 2026, il premio per cui Cattelan è stato scelto da una giuria internazionale. L’inaugurazione, il 9 settembre, rientra nel programma della Berlin Art Week.

Non si tratta di una semplice retrospettiva. Nell’iconico edificio progettato da Ludwig Mies van der Rohe, la mostra mette in dialogo opere storiche e lavori nuovi. Tra le prime, «Him» (2001), forse la scultura più controversa di Cattelan: la figura di Hitler, in ginocchio e in preghiera, che ribalta l’immagine del male assoluto in quella di un’infanzia inginocchiata. Accanto, «Novecento» (1997), il celebre cavallo imbalsamato sospeso al soffitto tramite un’imbragatura, con il collo reclinato e le zampe allungate verso un pavimento che non toccano mai. C’è poi «La Rivoluzione Siamo Noi» (2000), l’autoritratto dell’artista, vestito con il completo di feltro grigio di Joseph Beuys e appeso a un attaccapanni: un’immagine che attraversa tra ironia e citazione l’intera storia dell’arte del ’900, e «Untitled» (2003), ispirata a Il tamburo di latta di Günter Grass. A queste opere si affianca una serie di lavori inediti, tra cui un’installazione site specific concepita per gli spazi del museo. Curata da Lisa Botti, curatrice della Neue Nationalgalerie, e dal direttore Klaus Biesenbach, in stretta collaborazione con l’artista, la mostra è il risultato di un lungo processo fatto di visite ripetute a Berlino e di un confronto continuo sulla storia del museo.

Per Cattelan il legame con la città di Berlino non si è mai davvero interrotto. Nel 2006, insieme ad Ali Subotnick e Massimiliano Gioni, curò la Berlin Biennale portando l’esposizione fuori dai musei, lungo Auguststraße. Da allora è tornato spesso, ma non aveva mai avuto una mostra personale in città. «Non mi sembra un ritorno, dice l’artista, ma il completamento di una relazione che si sta sviluppando da molto tempo», con un rovesciamento significativo rispetto a vent’anni fa: oggi la mostra si svolge dentro uno degli edifici museali più iconici della città.

Maurizio Cattelan, «Him», 2001. Foto: Attilio Maranzano

Maurizio Cattelan, «La rivoluzione siamo noi», 2000. Foto: Attilio Maranzano

Confrontarsi con l’architettura di Mies van der Rohe non è stato scontato. Cattelan descrive la Neue Nationalgalerie come «un edificio che sembra già un’opera d’arte». Ma aggiunge: «Non direi che sto lavorando contro l’idea del tempio: la Neue Nationalgalerie ha già qualcosa di rituale, nella sua scala, nella simmetria, nel silenzio, nella distanza dalla vita quotidiana. Mi interessava prendere sul serio questa qualità, ma senza renderla religiosa. Ho immaginato lo spazio quasi come una chiesa contemporanea: una navata centrale, navate laterali e una sequenza di presenze. Il tempio è ancora lì, ma è instabile: è un luogo in cui la fede è stata sostituita dalle domande».

Anche la scelta del titolo nasce da una distinzione precisa. «La notte non è semplicemente l’assenza di luce, è una condizione, spiega l’artista. L’oscurità è visiva. La notte è psicologica». È di notte, ricorda, che accadono le cose più importanti della vita (nascita, morte, sogni, paura, desiderio, amore, solitudine) ed è di notte che la certezza si sospende, senza che le cose scompaiano davvero: diventano solo più difficili da definire. «Mi piacciono i titoli che restano aperti, conclude. “NIGHT” è una parola semplice, ma ognuno la completa a modo suo». 

Tra le opere inedite spicca «Purgatory», nata dall’esigenza, racconta l’artista, di inventare per la mostra un ingresso proprio, distinto da quello del museo: «Il museo ha già un ingresso; io dovevo inventare l’ingresso della mostra», spiega Cattelan, aggiungendo che l’opera prende le mosse da un'immagine precisa: «La Porta di Brandeburgo mi è sembrata l’immagine giusta da cui partire: è uno dei simboli più forti della Germania, ma anche uno il cui significato è cambiato continuamente nel corso della storia. Riducendone la scala e ripetendola, il monumento diventa meno monumentale, più avvicinabile, quasi familiare, senza perdere il proprio peso simbolico. “PURGATORY” non è né condanna né salvezza: è uno stato di sospensione, un luogo in cui la trasformazione è ancora possibile».

«NIGHT» non punta a lasciare nei visitatori un’emozione precisa. «Preferirei che uscissero con una consapevolezza diversa», conclude Cattelan: la fragilità non è il contrario della forza, ma la condizione che tutti condividiamo. La mostra, sostenuta dai Freunde der Nationalgalerie e dal supporto di Bmw, segna anche una nuova fase per il Preis der Nationalgalerie, che dal 2026 trova casa proprio nella Glashalle della Neue Nationalgalerie.

Chiara Caterina Ortelli, 08 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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