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Camilla Sordi
Leggi i suoi articoliL'avvicinamento all'asta di Artcurial del 16 dicembre ricorda quella sensazione indefinita, come di un respiro sospeso, che precede l'inizio di un concerto. Forse perché il lotto offerto sarà solo uno, ma incredibile: un rarissimo violino del Settecento, realizzato da Giuseppe Guarneri detto «del Gesù». Appartenuto a Philippe Dennery, scienziato e filantropo del Novecento, il capolavoro cremonese del 1727-1730 è quindi destinato a tornare sul mercato con una stima di 2-2,5 milioni di euro. Uno strumento preziosissimo - meno di centocinquanta gli esemplari noti - e singolarissimo, come se la mano di Giuseppe Guarneri avesse impresso in questo legno un carattere irripetibile.
Philippe Dennery viveva la musica come un approdo intimo. Collezionista dal gusto finissimo, circondato dalle luminescenze pittoriche di Zao Wou-Ki e dalle forme austere di Giacometti, trovò nel violino la sua voce segreta. Prima un Guadagnini, poi l’incontro folgorante con questo «del Gesù», che divenne lo strumento della sua vita. Dalla sua collezione, dispersa in asta nel giugno 2025 proprio da Artcurial, questo violino rimane l’ultimo frammento della sua passione.
Giuseppe Guarneri «del Gesù» (Cremona, 1698-1744), Rare and exceptional violin, circa 1727-1730
Il suono dell’«ex Dennery» è descritto, nel catalogo d'asta, come si racconterebbe un paesaggio: un registro grave denso, cavernoso, da cui emergono acuti chiari, quasi taglienti, senza mai incrinarsi. È un equilibrio fragile e potentissimo, capace di proiettarsi in sala con naturale autorità, ma anche di sussurrare nelle pieghe di un suono delicato. La dendrocronologia più recente ne conferma la storia, mentre i certificati delle grandi autorità liutaie ne attestano l’autenticità senza ombra di dubbio.
Guarneri del Gesù, più di Stradivari, incarna la vertigine emotiva del violino. Paganini lo consacrò, Heifetz, Menuhin, Stern e Perlman ne ampliarono il mito. Questo esemplare, con il fondo di 353 millimetri e la firma «Guarnerius Filius Andreae» sulla chiave, è dunque un testimone eccezionale dell’età d’oro della liuteria, oltre che l'eco di una vita, quella di Dennery, dedicata alla musica e all'arte.
Camilla Sordi
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