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Alighiero Boetti, «Il silenzio è d’oro», 1987, Collezione Intesa Sanpaolo

Archivio Patrimonio Artistico/foto Paolo Vandrasch, Milano @ Alighiero Boetti

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Alighiero Boetti, «Il silenzio è d’oro», 1987, Collezione Intesa Sanpaolo

Archivio Patrimonio Artistico/foto Paolo Vandrasch, Milano @ Alighiero Boetti

Alle Gallerie d’Italia di Napoli arriva Alighiero Boetti

Dal 16 dicembre a maggio 2027 sarà esposto un importante nucleo di circa 35 opere provenienti dalla Collezione Luigi e Peppino Agrati-Intesa Sanpaolo

Fiorella Silvestri

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Il calendario espositivo delle Gallerie d’Italia-Napoli punta su un grande protagonista dell’arte del ’900 italiano: dal 16 dicembre a maggio 2027 sarà Alighiero Boetti (Torino, 1940-Roma, 1994) al centro di una mostra a cura di Luca Massimo Barbero. La rassegna presenta un importante nucleo di circa 35 opere provenienti dalla Collezione Luigi e Peppino Agrati, enciclopedica raccolta d’arte contemporanea formata tra gli anni Sessanta e Ottanta del ’900 e confluita, grazie al lascito del Cavalier Luigi Agrati, nel patrimonio storico-artistico tutelato e valorizzato da Intesa Sanpaolo.

Il progetto, che si pone in continuità con il percorso espositivo permanente «Vitalità del Tempo», riprende, con integrazioni e arricchimenti, la mostra già realizzata alle Gallerie d’Italia-Milano nel 2024-25, offrendo una nuova occasione per approfondire la ricerca di uno degli artisti italiani più innovativi e iconici del secondo ’900. Serialità, lettere, parole, associazioni e rapporto tra pensiero ed esecuzione sono alcuni dei temi centrali di una poetica che ha fatto di Boetti una figura fondamentale dell’Arte Povera e dell’Arte concettuale internazionale.  

La ricca collezione di opere di Alighiero Boetti custodita da Intesa Sanpaolo consente di ripercorrerne l’intera vicenda artistica: se i «Vedenti», una serie di ricami su tela di lino dei primi anni Settanta, esplora il tema della percezione, della vista e del tatto, traendo ispirazione dal modo in cui le persone non vedenti definiscono i normovedenti, di analogo tenore concettuale sono le sue grandi superfici a biro blu, nelle quali le virgole sostituiscono le lettere dell’alfabeto. Un’opera come «Pack» del 1979 è un esempio di quella collettivizzazione nella realizzazione del lavoro in cui l’artista coinvolge ricamatrici afgane. Non mancano infine i classici ricami che in moduli quadrati contengono parole e messaggi colorati («Il silenzio è d’oro», 1987). In «Senza titolo (Alighiero e Boetti)» del 1979 sono invece i colori di una scacchiera a comporre il nome dell’artista. 

Nel complesso la rassegna conferma il ruolo «eretico» di Boetti rispetto ai dettami poveristi e concettuali che pure dominavano negli anni in cui l’artista operava. Il gusto per il gioco, il piacere per l’ornamentazione e la decorazione di alto profilo e l’ironia spesso presente nel suo lavoro sono elementi che rendono difficile una sua codificazione se non come straordinario tramite tra la stagione concettuale e quella del ritorno alla pittura e all’estetica postmoderna. 

Fiorella Silvestri, 20 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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