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Giuseppe M. Della Fina
Leggi i suoi articoliIn uno scolio al Timeo di Platone, uno dei dialoghi più complessi e noti del filosofo greco, si ricorda che la sposa di Tirreno, il fondatore mitico dell’Etruria, era Sardò e che da lei prese il nome «l’isola dalle vene di argento», vale a dire la Sardegna. Vi si ipotizza quindi un rapporto stretto tra Etruschi e Sardi e collocabile all’inizio del processo di formazione dei due popoli. Da questa suggestione ha preso avvio il progetto della mostra «Tyrrhenòs e Sardò. Principi etruschi e guerrieri nuragici: storia di due popoli e del mare che li unisce» allestita all’interno del Museo Civico «Giovanni Marongiu» di Cabras (18 luglio-9 novembre 2026).
L’esposizione è curata da Paolo Giulierini, Raimondo Zucca, Daniele Federico Maras e Giorgio Murru, ed è promossa dalla Fondazione Mont’e Prama in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e il Comune di Cabras.
Lungo il percorso espositivo sono presentati i contatti tra la Sardegna e l’Etruria, a partire dai decenni finali del X secolo a.C. In questa fase storica va ricordata, in particolare, l’esperienza dell’isola di Tavolara, quasi di fronte ad Olbia, dove gli Etruschi provarono a insediarsi come hanno indicato recenti campagne di scavo.
Gli scambi avvenivano, comunque, nelle due direzioni e anzi si può cogliere un ruolo particolarmente attivo delle comunità nuragiche. In una tomba di Vulci, denominata significativamente dei Bronzetti sardi, sono stati rinvenuti tre bronzetti nuragici, tra cui una figura maschile di pugilatore. Interessante è notare che essa è stata posta in relazione con almeno quattro statue diverse dalle altre e rinvenute nell’area di Mont’e Prama, dove è stato scoperto un insieme statuario unico.
In epoca orientalizzante contatti stretti dovevano intercorrere tra la Sardegna e la città-stato etrusca di Vetulonia: lo testimoniano due tombe. Una di esse, la Tomba del Duce, presentava un corredo funerario particolarmente ricco e da riferire a Rachu Kakanas, un personaggio di spicco. Al suo interno è stata rinvenuta una navicella di fabbricazione nuragica, che si distingue per l’eccezionale ricchezza della decorazione plastica, caratterizzata dalla raffigurazione di 23 figure animali, che rinviano alla caccia e all’attività agricola. Altre tre navicelle, seppure di minore impegno formale, sono state rinvenute in un’unica tomba sempre a Vetulonia.
Variegata è la presenza di materiali etruschi in Sardegna tra IX e VIII secolo a.C. Si possono ricordare fibule in bronzo di diversa tipologia, legate forse anche all’importazione di tessuti dall’Etruria; rasoi e armi, come la spada etrusca integra proveniente dal nuraghe Attentu di Ploaghe.
I contatti commerciali e culturali proseguirono inquadrandosi di necessità nelle vicende storiche che interessarono il Mar Tirreno e videro prima il confronto tra Fenici, Cartaginesi, Etruschi e Greci e poi l’affermarsi della presenza di Roma. La mostra, allestita a Cabras, è in grado d’illuminare i rapporti tra due aree della prima Italia, apparentemente distanti.
Bronzetto maschile, 850-825 a.C., Vulci, Necropoli di Cavalupo, Tomba dei Bronzetti Sardi, Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.