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Una veduta del Musée d’Orsay a Parigi

Foto tratta da Wikipedia. Foto Cheng-en Cheng | CC BY SA 2.0

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Una veduta del Musée d’Orsay a Parigi

Foto tratta da Wikipedia. Foto Cheng-en Cheng | CC BY SA 2.0

«A chi appartengono queste opere?»: una sala del d’Orsay ora è dedicata all’arte razziata dai nazisti

Ha lo scopo di tramandare la memoria di quel periodo il nuovo spazio del museo francese che ospita le opere ritrovate in Germania al termine della Seconda guerra mondiale

Roberto Mercuzio

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Il Musée d’Orsay di Parigi inaugura uno spazio espositivo dedicato alle opere ritrovate in Germania al termine della Seconda guerra mondiale, alcune delle quali erano state sottratte dai nazisti, con lo scopo di tramandare la memoria di quel periodo. Opere di Renoir, Degas e Boudin, ma anche di pittori meno noti, sono ora esposte in una sala intitolata «A chi appartengono queste opere?».

«Dietro questa semplice domanda si cela un interrogativo a volte doloroso, che richiama alla memoria, all'indagine e alla speranza di giustizia», ha spiegato il 4 maggio, presentando la sala, Annick Lemoine, presidente del museo parigino. Orsay conserva ancora 225 delle circa 2.200 opere affidate ai musei francesi nell’ambito del programma Mnr («Musées Nationaux Récupération»).

Si tratta di beni che non sono stati recuperati dai proprietari tra i circa 100mila beni culturali dichiarati razziati agli ebrei o acquistati in Francia durante l’Occupazione. Sessantamila di essi sono stati ritrovati al termine del conflitto e restituiti, mentre lo Stato ha venduto una parte degli altri all’inizio degli anni Cinquanta.

«Si tratta di un vero e proprio lavoro di indagine, a volte molto complesso», sottolinea l’esperta Inès Rotermund-Reynard, responsabile del dossier a Orsay. Come dimostrano le ricerche per determinare la provenienza del «Souper au bal», un dipinto di Edgar Degas acquistato da un collezionista ebreo che sarà poi deportato ad Auschwitz, ma rivenduto in data sconosciuta e successivamente acquisito da un museo tedesco.

«A più di ottant’anni dalla fine della guerra, individuare i proprietari sta diventando sempre più difficile», precisa François Blanchetière, conservatore capo della sezione scultura del museo. Va sottolineato che il lavoro di tracciabilità delle opere prosegue, in particolare con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, con oltre una trentina di casi attualmente all’esame in Francia.

All'inizio di aprile, la Corte Suprema dello Stato di New York ha ordinato la restituzione di un dipinto di Modigliani, sottratto durante la guerra a un antiquario ebreo britannico, al suo unico erede, un agricoltore francese residente in Dordogna.

Roberto Mercuzio, 04 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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