Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Installation view «Cavea», sala consiliare dell'ex Palazzo del Governo di Gand.

Credits Alexander Popelier

Image

Installation view «Cavea», sala consiliare dell'ex Palazzo del Governo di Gand.

Credits Alexander Popelier

A Gent il design entra nella sala del potere e ridisegna lo spazio della comunità

Fino all’11 ottobre, l’ex Gouvernement di Gent diventa una «cavea contemporanea», dove arte, design e architettura si incontrano nel segno del confronto. Nella storica sala del consiglio dell’ex Gouvernement di Gent, Brut Collective e DesignUnDisciplined riuniscono oltre quaranta designer, architetti e artisti per «Cavea», progetto di Design Fest Gent che interroga il rapporto tra oggetti, spazio e vita collettiva. Tra i protagonisti Bram Vanderbeke, che porta la materia al confine tra scultura, architettura e design. La sala istituzionale cambia così funzione: dalla gerarchia alla pluralità, dalla decisione al confronto.

Amélie Bernard

Leggi i suoi articoli

La cavea, lo spazio destinato agli spettatori nel teatro antico, era una struttura capace di ordinare la comunità secondo posizioni e gerarchie. A Gent, il termine dà oggi il nome a un progetto che ne rilegge la funzione in senso contemporaneo: nella storica sala del consiglio dell’ex Gouvernement, luogo un tempo destinato alla discussione e alla decisione pubblica, «Cavea» riunisce designer, architetti e artisti intorno alla possibilità di costruire nuove forme di relazione. Organizzata da Brut Collective e DesignUnDisciplined nell’ambito di Design Fest Gent, la mostra parte proprio dalla particolare natura del contesto che la ospita. Da una parte una sala istituzionale, legata alla rappresentanza e all’esercizio del potere; dall’altra la cavea, forma architettonica destinata a raccogliere una collettività intorno a un evento comune. Due modelli storici differenti che il progetto mette in relazione per interrogare il ruolo del design nella costruzione degli ambienti che abitiamo.

Da qui nasce l’idea del confronto come elemento centrale dell’esposizione: tra discipline, materiali e linguaggi, ma anche tra differenti modi di guardare allo spazio e agli oggetti. Sono oltre quaranta i partecipanti, tra cui Bento, Théophile Blandet, Liesbet Bussche, Marie Caye, Laurie Charles, Studio Copain, Laurids Gallée, Charlotte Jonckheer, Odd Matter, Nonhuman Nonsense, Linde Freya Tangelder, Gijs Van Vaerenbergh, Sharon Van Overmeiren e Nel Verbeke. Le diverse ricerche condividono lo stesso ambiente senza perdere la propria specificità, creando accostamenti attraverso cui far emergere corrispondenze e differenze. Tra queste presenze c’è Bram Vanderbeke, artista e designer di Gand e tra i fondatori di Brut Collective. La sua ricerca attraversa scultura, architettura e design e prende la materia come punto di partenza per interrogare il rapporto tra oggetto, ambiente e utilizzatore. In «Cavea» presenta lavori delle serie «Casted Models» e «Alucast Sculptures», oltre al «Woven Stool», realizzato con Wendy Andreu.

Nei «Casted Models» mattoni sovrapposti e composizioni intuitive vengono trasformati, attraverso la colata, in piccoli oggetti unici in cemento. Rugosità, imperfezioni e variazioni cromatiche rimangono visibili sulla superficie, conferendo al materiale una presenza scultorea. Nelle «Alucast Sculptures» il procedimento parte invece da grandi blocchi di cera scolpiti e successivamente fusi in alluminio. Le tracce della lavorazione restano leggibili, mentre una lucidatura parziale crea superfici che riflettono o assorbono la luce. Nel «Woven Stool», realizzato con Wendy Andreu, il principio costruttivo assume una forma diversa: piastre di alluminio vengono piegate e saldate secondo un sistema che richiama la tessitura. Anche in questo caso il processo rimane parte dell’identità dell’oggetto e rende evidente il rapporto tra struttura, materia e forma.

Le opere riunite in «Cavea» affrontano così, da prospettive differenti, questioni che appartengono tanto al design quanto all’architettura e alla vita collettiva: il modo in cui gli oggetti occupano un ambiente, il modo in cui gli ambienti influenzano i comportamenti, la possibilità di far convivere pratiche e sensibilità diverse. Il confronto diventa quindi anche una modalità di costruzione della mostra, affidata alla compresenza di linguaggi e punti di vista. 

Alla fine, è ancora la sala del consiglio, una «cavea contemporanea», a restituire il senso del progetto: dal luogo del potere al luogo del confronto, dalla gerarchia alla pluralità, dalla decisione condivisa alla possibilità di interrogarsi insieme.

Amélie Bernard, 06 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Amélie Bernard

Leggi i suoi articoli

A Gent il design entra nella sala del potere e ridisegna lo spazio della comunità | Amélie Bernard

A Gent il design entra nella sala del potere e ridisegna lo spazio della comunità | Amélie Bernard