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Laura Lombardi
Leggi i suoi articoliEra collocato a cinque metri di altezza insieme ad altri dipinti a decorare il soffitto della galleria di Casa Buonarroti a Firenze. Ora il dipinto di Tiberio Titi (1573-1627) raffigurante la «Collocazione del busto di Michelangelo sulla tomba di Santa Croce» (1618-20) è esposto nelle sale del museo in una piccola ma accurata mostra, «Michelangelo verso il mito. Dal restauro una nuova luce su Tiberio Titi» (fino al 30 settembre), curata da Cristina Acidini (presidente di Casa Buonarroti) e da Alessandro Cecchi (che ne è direttore) e organizzata a conclusione del restauro del dipinto finanziato dai Friends of Florence (associazione presieduta da Simonetta Brandolini d’Adda), grazie al dono di Donna Malin.
La tela fa parte di quell’insieme di opere affidate ai pittori più amati del momento, che celebrano la figura del grande maestro, anche attraverso alcune scene allegoriche (similmente restaurate o in corso di restauro o in programmazione). Il progetto decorativo fu voluto dal pronipote Michelangelo il Giovane, grazie alle ingenti finanze lasciate in eredità proprio da Michelangelo. «La scena è alquanto singolare, come nota Cristina Acidini, perché raffigura la collocazione del busto nel monumento funebre eseguito tra il 1565 e il 1574 a spese della famiglia, come si legge nel cippo nel dipinto, scritta assai poco visibile prima dell’intervento. In mostra è esposto anche il bozzetto (acquistato dalla Fondazione sul mercato antiquario a fine Novecento, Ndr), assai diverso nella concezione: vediamo ad esempio l’operaio vestito con camiciotto e gilet da lavoratore, mentre nella tela avrà un drappo gettato sul torso nudo, all’antica, per nobilitare il soggetto. Al fine nobilitante contribuisce anche l’impiego di colori preziosi con l’uso della lacca di garanza, o l’azzurro d’oltremare ricavato dai lapislazzuli, testimonianza di una probabile collaborazione tra committente e pittore». Leonardo Buonarroti, nipote di Michelangelo e committente del monumento in Santa Croce realizzato su progetto di Giorgio Vasari, è ritratto nell’angolo in basso a destra mentre assiste alla collocazione del busto con la moglie Cassandra Ridolfi e i figli: Michelangelo il giovane (il committente della tela di Titi), allora bambino dalle chiome bionde, e Ludovico.
Il restauro affidato a Elisabeth Wicks, con Lorenzo Conti per l’intervento strutturale sulla tela, è durato circa sei mesi ed è stato preceduto da un’accurata fase di indagini diagnostiche, tra cui le analisi ad infrarossi che hanno rivelato alcuni pentimenti, documentati dal video nella seconda sala della mostra, in particolare quello sul viso di Cassandra Ridolfi e nella mano di uno dei figli. La pulitura ha valorizzato l’arte di Tiberio Titi (figlio di Santi di Tito e ritrattista di Casa Medici caduto in disgrazia dopo l’arrivo alla corte del fiammingo Justus Sustermans nel 1623), che qui si avvale di contrasti chiaroscurali di eco caravaggesca.
Durante l’intervento è stata rivenuta la firma del pittore su un plinto in alto a sinistra accanto alla figura che osserva la scena dall’alto, ad oggi non identificata, ma che, come nota la restauratrice sembra proprio il ritratto di un personaggio preciso.
«Il dipinto, aggiunge Wicks, è stato tolto dal soffitto in altre due occasioni: nel 1875 per le celebrazioni dei quattrocento anni dalla nascita di Michelangelo e poi nel 1963 in preparazione dei quattrocento anni dalla sua morte, nel 1964. Sono date importanti perché corrispondono anche alle riverniciature, con strati ora ingialliti, altri interventi di manutenzione sul retro della tela, e documentano quindi le metodologie di restauro allora seguite. Nella collocazione a faccia in giù per quattrocento anni, la gravità ha fatto il suo lavoro: tutti i dipinti della galleria sono molto sollecitati e ciò è causa di distaccamento degli strati di colore più rigidi». Per ridurre al minimo le distorsioni sulla tela, l’opera è stata tensionata su un telaio con strisce perimetrali di tessuto poliestere ed è stata consolidata dal davanti con resina acrilica, mentre sul retro è stata applicata come adesivo una resina ricavata da un’alga giapponese purificata, usata per riaggregare le fibre di cellulosa. La resina è stata riattivata da un sottile tappeto in silicone che garantisce calore moderato a temperatura costante con il dipinto messo in sicurezza, dentro un sacco sottovuoto. Il restauro pittorico, oltre a ritrovare la leggibilità di parti prima offuscate, ha restituito notevole brillantezza cromatica alla scena. In mostra sono inoltre esposti alcuni fogli autografi che documentano l’invenzione del soggetto. La mostra è prodotta da Casa Buonarroti e da Opera Laboratori, progetto grafico di Sillabe.
«La collocazione del busto di Michelangelo sulla tomba di Santa Croce» di Tiberio Titi, particolare del busto di Michelangelo durante la pulitura